Intervista alle due autrici, in forme diverse, della silloge 'Siamo fatte di carta' (Ventura Edizioni): un lavoro che ha saputo coniugare sensibilità femminile, cultura e riutilizzo della carta riciclata in 'chiave' artistica
Di Floriana Porta conoscevamo il rigore e la delicatezza verso l'universo femminile, il lirismo estatico e la spinta propulsiva a vivere. Dopo aver letto l'opera 'Siamo fatte di carta' (Ventura Edizioni), che raccoglie le sue poesie e le splendide opere dell’artista Anna Maria Scocozza, non abbiamo resistito alla tentazione di farvele conoscere in questa doppia intervista.
Floriana Porta e Anna Maria Scocozza, partiamo dal titolo e dalla copertina di ‘Siamo fatte di carta’, con la riproduzione di questa splendida farfalla: volevate alludere, forse, allo storico film omonimo e al gruppo femminile di lettura?
Flo
riama Porta: “Il titolo nasce dalla volontà di unire due mondi, due universi: la femminilità e la carta. Un connubio artistico di due autrici accomunate da una continua ricerca espressiva, poetica e spirituale. Un libro che aiuta a riflettere, in modo intimo e profondo, sul rapporto tra la carta e l'anima delle donne. Il titolo lo ha scelto Anna Maria. E penso abbia avuto un’idea bellissima: riassume, infatti, in modo efficace ed eloquente, tutta l’anima del libro”.
Anna Maria Scocozza: “Sì, perché ‘Siamo fatte di carta’ esplora l'infinito universo femminile attraverso le incantevoli parole poetiche di Floriana e le immagini delle mie opere, che sono visioni da indossare, in bilico tra sogno e realtà, tra declino e rinascita, tra spirito e materia, realtà e sublimazione lirica. La farfalla rappresenta, nella sua metamorfosi, tutti questi stadi: dalla creazione della forma, alla sua inevitabile dissoluzione. Ma è sempre una bellezza manifestata, che ciclicamente rinasce”.
La farfalla simbolo di rinascita si ispira alla poesia di Alda Merini: 'Da questo dolore nasceranno farfalle libere'? Parlare di rinascita è adesione a una moda o l’avete sperimentata?
Anna Maria Scocozza: “La mia arte non aderisce a nessuna moda: si distingue, invece, per la sua capacità di intrecciare estetica e valore etico, attraverso un uso poetico dei materiali di scarto, in particolare la carta riciclata, dove ciò che è considerato scarto ritrova nuova dignità e significato. Essa si manifesta sotto forma di indumenti poetici: scarpe, abiti, lingerie, eco-gioielli e altro ancora”.
Floriana Porta: “Nel mio caso, la ricerca non è solo visiva, ma rappresenta un’esplorazione spirituale e simbolica, in cui anche le mie esperienze più dolorose si trasfigurano in bellezza persino nell’effimero. La farfalla è un emblema, un simbolo per eccellenza: il suo uscire dal bozzolo rappresenta un sogno che diventa immagine di liberazione dai vincoli e dalle limitazioni. Creatura sospesa tra due mondi, la farfalla vive e conosce il mistero, abitante com'è del cielo e della Terra. Attraversa profonde metamorfosi per poi emergere, leggera e splendida, sia uguale che diversa, eppure eternamente rinascente”.
Flor
iana, lei scrive anche haiku: quanto c'è di orientale nella sua poesia? E di cinese? E lei, Anna Maria: quanto c’è di orientale nella sua arte?
Floriana Porta: “Da sempre, sono affascinata dalla terra del Sol Levante. Il mio sogno è quello di fondere la disciplina interiore, tipica dell’Oriente, all’anima dell’Occidente. Considero la poesia una vera e propria disciplina spirituale: stimola una profonda connessione con le nostre emozioni, infonde maggior consapevolezza e sviluppa la percezione emotiva. Haiku, tanka e baishù rappresentano una poetica pura ed essenziale, che consiste nel condensare nello spazio di pochissime sillabe (rispettivamente 17, 31 e 32) emozioni, attimi di vita e pensieri”.
Anna Maria Scocozza: “Anche nella mia arte c'è molta estetica culturale orientale, riflesso delle profonde radici spirituali e filosofiche di questa cultura: armonia con la natura, minimalismo e semplicità, essenzialità, simboli e metafore, spiritualità e simbolismo. A tal riguardo, ho condotto alcuni workshop di Suminagashi, che letteralmente si traduce in 'inchiostro galleggiante' e si riferisce al modo in cui l'inchiostro fluttua sulla superficie dell'acqua prima di essere trasferito sulla carta. Questa è una tecnica tradizionale giapponese di stampa, che utilizza l'inchiostro e l'acqua per creare motivi decorativi su carta”.
Il suo misticismo, Floriana, non è contemplativo, bensì operativo: si ispira forse al buddismo giapponese?
“In qualche modo sì, perché si ispira molto al mondo Zen. Essere Zen significa sperimentare l'attimo presente ed essere grati per il dono stesso della vita, e proprio grazie alla poesia haiku riesco a sperimentare in modo diretto questa “illuminazione”. Ma soprattutto “svuoto” la mente, e saper mantenere una mente vuota, pura e limpida, rappresenta una sorta di rinascita, di azzeramento per poter riflettere sulla propria vita e potersi correggere quando serve".
E lei
, Anna Maria, crede nella sorellanza?
“Credo profondamente nella sorellanza, quella forza invisibile che unisce le donne, (non a caso ho scelto Floriana come sorella d'anima e insostituibile amica), permettendo loro di riscoprire il proprio potere, sia personale che collettivo. Insieme intessiamo legami che affondano le radici nel rispetto, nel sostegno reciproco e in un’empatia che oscilla come un filo sottile. La sorellanza è molto più di una semplice amicizia: è un cammino condiviso, uno spazio sacro dove il nostro spirito si rigenera, si trasforma e fiorisce in una metamorfosi continua. Esiste un legame energetico tra le donne, una tonalità collettiva che unisce esperienze ed emozioni femminili. Con il mio approccio sensibile e lirico, celebro la forza, la saggezza e la creatività delle donne”.
Floriana Porta, il suo stile ci appare ‘montaliano’: quale miracolo si aspetta dalla poesia?
“Sì, mi ispiro spesso al grande Montale: attendo sempre, come lui, un miracolo, un avvenimento che dia una svolta alla mia vita, un segnale forte per affrontare paure e sofferenze. Penso che accadano molti miracoli intorno a noi. Uno di questi, è il miracolo dell'amicizia. Il ‘mio’ miracolo l’ho vissuto grazie all’esperienza con Anna Maria. Ed è nata, infatti, anche grazie a questo libro: un’amicizia e un legame profondissimo tra di noi. Un legame strettissimo fra anime affini. Sono d’accordo con Simone Weil, quando scrive: “L’amicizia non ammette di essere disgiunta dalla realtà, non più che il bello. Essa costituisce un miracolo, come il bello. E il miracolo consiste, semplicemente, nel fatto che essa esiste”. E io, quel miracolo, lo vivo tutti i giorni grazie ad Anna Maria”.
