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19 Ottobre 2019

Corsi e ricorsi storici: la minaccia viene dall’oriente

di Ilaria Cordì
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Corsi e ricorsi storici: la minaccia viene dall’oriente

Il leader della Corea del Nord, Kim Jong Un, procede con i test per perfezionare la gittata balistica dei suoi missili, mentre Stati Uniti e Unione europea si preparano a bloccare sul nascere una possibile terza guerra mondiale

Kim Jong Un, il giovane leader nord-coreano, ha deciso di terrorizzare l’intera popolazione mondiale. Sebbene le distanze geografiche siano a nostro favore, l’idea di una nuova guerra nella nostra politica estera di certo non giova alla situazione economica e politica globale. Lo scorso mese, il dittatore della Corea del Nord ha deliberato l’idea di voler attaccare, ai fini di una conquista totale, la parte sud della piccola penisola asiatica. Fin dai tempi della guerra fredda sappiamo che la Corea è divisa in una parte settentrionale, in cui vige una dittatura comunista e una parte meridionale nella quale è avvenuta una completa ‘occidentalizzazione’ democratica. Nel momento in cui il nord ha deciso di voler attaccare il sud, gli Stati Uniti, in qualità di Paese protettore della Corea del sud, ha cercato di mediare diplomaticamente la situazione. Tuttavia, nonostante il detto “ambasciator non porta pena”, Kim Jong Un ha deciso di sferrare, facendolo sapere al mondo attraverso un comunicato stampa della prima agenzia di Pyongyang, la Kcna, un attacco termonucleare anche nei confronti degli Stati Uniti. La minaccia d’Oriente ha scaturito numerose tensioni, con la paura che l’intromissione, finalizzata a mantenere la pace, possa ribaltarsi innescando la scintilla in grado di dare inaspettatamente il via a una vera e propria terza guerra mondiale. Le parole di Obama dalla Casa Bianca sono state chiare e concise: gli Usa non hanno alcuna intenzione di cominciare una diatriba, sebbene la paura di un attacco nucleare abbia creato del panico giustificato. Nel comunicato stampa coreano sono elencati i primi bersagli: le basi Usa all’interno del continente, le isole Hawaii – in cui si trova uno dei più porti militari americani strategicamente più importanti - e il Territorio di Guam, nell’oceano Pacifico occidentale. Il ministero della Difesa di Seul, capitale sud coreana, per parte sua ha dato l’ordine di prepararsi a un attacco imminente, svolgendo alcune prime esercitazioni difensive in collaborazione con gli Usa. Seul ha inoltre reso noto che i missili nucleari pronti a essere sferrati, sebbene pronti a un imminente attacco, non possiedono la gittata sufficiente per arrivare ai bersagli programmati, conferma poi avvenuta dalla Dia ( Defence Intelligence Agency) americana. Nel frattempo, gli Stati Uniti non sono certo rimasti a guardare: il Pentagono ha infatti emesso un mandato di dispiegamento di forze armate nel Territorio di Guam, pronti a rispondere a ogni possibile attacco imminente grazie all’utilizzo di missili del sistema ‘THAAD’ (Terminal High Altitude Area Defense). Intanto, anche l’Unione europea si prepara a un prossimo attacco: a Londra, una riunione del G8 composta da ministri degli Esteri mondiali si sta accordando sulla pena che dovranno scontare il leader Kim Yong Un e i suoi ‘colleghi’ di guerra. Oltreoceano, il presidente Obama e il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, cercano di mantenere il controllo della situazione evitando improvvisi ‘colpi di testa’. Obama vorrebbe risolvere la ‘crisi coreana’ con la diplomazia e, se quest’ultima non dovesse bastare, egli sarà pronto a difendere i suoi compatrioti e i suoi alleati. Ban Ki-moon, peraltro, ha proposto alla Cina di intervenire come alleata, anche al fine di svolgere un proprio ruolo deterrente per la riduzione delle tensioni. Anche le altre potenze asiatiche, infatti, iniziano a mostrare segnali di preoccupazione: le città nipponiche di Tokyo, Osaka, Kyoto e Yokohama hanno alzato il livello dello stato di allerta militare, dato che esse ospitano nel loro territorio alcune basi militari americane. La paura di un attacco potrebbe far degenerare la situazione: se Tokyo decidesse di innescare una ‘guerra’, la capitale nord-coreana farebbe partire immediatamente missili, provocando così la devastazione del territorio giapponese e lo sterminio di circa un terzo della popolazione mondiale. Ma per ora sembrano tutte ipotesi e allarmismi tenuti sotto controllo. In ogni caso, la minaccia non è da sottovalutare: Kim Jong Un non ci ha pensato ‘due volte’ a render carta ‘straccia’ i vecchi accordi di pace del 1991. Il patto di non aggressione, per esempio, è risultato violato tramite il ‘taglio’ di tutte le comunicazioni telefoniche tra le due capitali della penisola orientale, situata tra la Manciuria e il Giappone. La qual cosa risulta assai preoccupante, poiché la Storia stessa ci insegna che i ‘patti di non aggressione’ non sono mai durati fino alla fine.


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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