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12 Luglio 2020

Corrado Solari: "Il Berlusconi di Paolo Sorrentino è una danza 'felliniana' tra finzione e realtà"

di Marcello Valeri
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Corrado Solari: "Il Berlusconi di Paolo Sorrentino è una danza 'felliniana' tra finzione e realtà"

In occasione dell’uscita della prima parte di ‘Loro’, il nuovo film sulla vita del leader di Forza Italia, abbiamo chiesto a uno dei migliori 'cattivi' del nostro cinema un’opinione in merito all’approccio narrativo utilizzato dal grande regista partenopeo vincitore del premio Oscar come miglior film straniero con ‘La grande bellezza’

Dieci anni dopo il ‘Divo’, pellicola dedicata a Giulio Andreotti, Paolo Sorrentino questa volta ci racconta Silvio Berlusconi nella prima parte di ‘Loro’, uscito nelle sale italiane il 24 aprile scorso e interpretato da Toni Servillo. Nella rappresentazione di fatti verosimilmente accaduti tra il 2006 e il 2010, il regista partenopeo prova a decifrare la personalità del grande imprenditore milanese, fondatore e ideatore di Forza Italia, mettendo in secondo piano gli aspetti politici. Un leader che, diversamente da quelli che lo avevano preceduto, risulta più ‘avvicinabile’, ma non per questo meno complesso, come lo stesso Sorrentino ha peraltro già confessato in un'intervista alla Bbc. Il film verrà presentato nel prossimo mese di maggio al Festival del cinema di Cannes. Per l'occasione, abbiamo incontrato l'attore Corrado Solari, un grande protagonista della scena cinematografica italiana da oltre mezzo secolo e uno dei nostri migliori ‘cattivi’ di sempre, per avere da lui alcune impressioni su questa nuova opera ‘sorrentiniana’ e sul cinema italiano più in generale.

Corrado Solari, cosa pensa del nuovo film di Paolo Sorrentino dedicato alla figura di Silvio Berlusconi?

“Sorrentino ha il merito di raccontare Berlusconi in modo non convenzionale. Secondo me, seppur di poco, lo ammira o, per lo meno, ne è rimasto affascinato. Dal punto di vista filmico, utilizza lo strumento descrittivo ‘felliniano’, cioè un modo di raccontare simile a una fiaba. Un metodo per autoproteggersi da insinuanti simpatie e continuare a essere Sorrentino, finalizzato a far emergere, con disincanto e da ‘pettegolo buono’, alcuni aspetti della quotidianità del grande imprenditore e leader milanese, intrisa nella cerchia di persone che gli sono accanto, tra finzione e realtà: Fellini, appunto. Poi s’inoltra nell'uomo politico, citando arroganze, mostrando paure e limiti. Sorrentino è bravissimo a ‘sospendere il giudizio’ sulla questione Berlusconi, costringendo lo spettatore a formarsi lui da solo un’opinione, seppur la più vicina alla sua. Sicuramente, ha sempre saputo comporre delle ‘vetrine’. E da tali vetrine Sorrentino ci mostra, come una ‘vendeuse’, ciò che può meravigliare o sorprendere, inserendo delle vere e proprie metafore visive. Berlusconi appare in ritardo, rispetto all'andare della pellicola, perché forse non c’era un gran bisogno che apparisse. Non lo vedi, ma c'è. Toni Servillo, che interpreta Berlusconi grazie alla sua capacità mimica, è una maschera credibile: si lascia accogliere. E noi, simpaticamente, lo accettiamo come fosse veramente l’ex premier. E pure questo di Sorrentino, a suo modo, è una ‘bellezza’...”.

Perché il cinema italiano è in declino, secondo lei? E qual è stata la causa della sua crisi? Forse l’avvento della televisione commerciale?
“L'avvento della televfoto_alex_2.jpgisione commerciale è stato, obiettivamente, un ‘asso pigliatutto’: ha decimato le produzioni dei film, riciclandosi come produzioni in appalto alle reti tv, dove i poteri economici, le scelte artistiche e i ‘budget’ hanno perso molto della loro iniziale autonomia. C'è stata una proliferazione di reti e produzioni che, spesso, ‘arrancano’ nel confezionare buoni prodotti e conquistarsi, in primis, l'audience e, poi, lo spettatore. Quindi, come dice Renzo Arbore: ‘Oggi comanda lo sponsor’. Non credo, però, che il nostro cinema sia in ‘declino’: si è dimensionato, produce meno, ma fa ancora bellissime cose”.

Ma come é cambiato il mondo del cinema in Italia? 
“E’ il mondo a essere cambiato. Soprattutto, il rapporto con le produzioni e i registi. Oggi dominano le ‘casting’ e spesso si perde il rapporto diretto con i ‘creativi’, quelli che tanto tempo fa si davano, con amore, un gran da fare per conoscere bene l’attore anche in modo personale, per comprendere cosa c'era dietro a un volto, a un carattere, a un modo di porsi”.

Lei è stato nel cast di film d’autore come ‘La classe operaia va in paradiso’ di Elio Petri o 'Sbatti il mostro in prima pagina' con Gian Maria Volonté e Marco Bellocchio: non ha nostalgia per un certo cinema ‘impegnato’?
“Si, molto, per il motivo che ho appena detto. A quei tempi, venivi scelto attraverso un colloquio e poi giungeva il provino. Oggi, non è così: si ha bisogno di facce, di essere simpatico almeno a qualcuno, di essere in un certo ‘giro’, politico o di costume. Oppure, sei già famoso e allora vai bene perché ‘fai cassetta’...”.

Cosa ci racconta, invece, del cosiddetto cinema di serie ‘B’ degli anni ’70, come per esempio i film con Tomas Milian? Erano produzioni dignitose e per tutti?
“Era un cinema leggero, basato su storie semplici, alla portata degli umori cittadini: film d’azione che costavano poco. In un mese e mezzo confezionavi un film. E questo era la gioia dei produttori, che potevano investire poco e avere dei ‘ritorni’ notevoli. Negli anni ’70 e ’80, le produzioni erano tantissime e gli studi di Cinecittà e gli ‘Studios’ di via Tiburtina erano sempre impegnati. I film con Tomas Milian diedero una svolta formidabile alle preferenze degli spettatori. E pure quelli un poco ose' ispirati alle novelle del Boccaccio, come il Decameron e altri”.

Lei ha iniziato la sua carriera con il teatro ‘shakespeariano’, per poi continuare con il cinema e la televisione: perché ha scelto di fare l'attore?
“Queste non sono scelte che si fanno. Oggi va di moda dire che l'attore ha scelto me... E un po' è stato così, nel mio caso. Già alle elementari, mi ritrovai coinvolto in recite di canovacci o poesie e mi accorsi di avere un certo riscontro di simpatie e apprezzamenti. Poi mettiamoci che si è imbranati, timidi e vergognosi e che cerchi disperatamente qualcosa che giustifichi un tuo ‘esporti’, quale che sia e ovunque sia. Per esempio, un palco o un set che ti faccia sentire protetto e giustificato, che per un timido è il massimo”.

Nel 2009, nel film ‘Il mostro di Firenze’, lei ha interpretato Salvatore Indovino, il mago di San Casciano, un personaggio a dir poco losco: le piace interpretare il ruolo del ‘cattivo’?
“Siete andati lontano a ‘pescare’, eh? E’ la mia faccia a mostrarsi cattiva, ma credo di essere persona abbordabile, dalla cortesia e dai buoni modi. Più che piacermi, mi diverte fare ciò che non sono: l'intensità di qualche mia espressione e il viso ‘segnato’ fanno il resto. Comunque, qualsiasi ruolo io debba ricoprire lo faccio sempre con impegno. Anche quelli più divertenti, quando càpitano”.

A quale personaggio si sente più legato, o ricorda con maggior piacere?
“Domandissima! Un po' a tutti, a dire il vero. Napoleon, per esempio, in ‘Giù la testa’ di Leone, anche se non compresi del tutto, allora, che mi trovavo, seppur con una piccola parte, con personaggi come Sergio Leone, Rod Steiger e James Coburn. Oppure, l’operaio Menna Tarcisio in ‘La classe operaia va in paradiso’ di Elio Petri, con Gian Maria Volonté e Mariangela Melato. Oppure ancora ne ‘Il Capitano Solari’ in Elisa di Rivombrosa. Ma, ripeto, m’innamoro sempre di tutti i miei personaggi”.

Una volta, degli attori si sapeva solo quello che raccontavano i giornali: lei, come altri, oggi ha un profilo Facebook e una scheda professionale su Linkedin: cosa pensa dei social?
“Sì, sui social oggi conviene aprirti subito e aprire le finestre della tua anima: almeno lo fai tu e non te lo fanno fare gli altri. A volte, avvegono scambi irriverenti, altre volte ‘fake’, altre volte ancora suggerimenti utilissimi ed essenziali. Inoltre, puoi conoscere fatti, persone ed eventi. Non ho ancora capito se è l'inganno del ‘Grande Fratello’ di Orwell o un modo per esserci e poterci raccogliere tutti in un immenso luogo. Ma mi domando: mentre si ‘chatta’, o si discute, o ci si ‘conosce’ l'anima dov’è? Relegata fuori dai social in attesa di qualche vera carezza? Spesso sì...”.

Il suo ultimo lavoro é stata la commedia ‘Questione di karma’, uscita nelle sale l’anno scorso: quali progetti sta seguendo attualmente?
“Non si rivela mai ciò che è ‘in fieri’. Come dice il buon Moretti: ‘Leggo, vedo gente, faccio cose’. All'orecchio: vorrei tanto realizzare un film in cui si cerchi di dare spiegazione e voce al desolante malcontento, per far risorgere in noi stessi la coscienza del nostro speciale essere uomini, unici e irripetibili. E prima o poi ce la farò”.

Ma farà ancora il 'cattivo', vero?
“Se fare ‘il cattivo’ sarà importante per continuare ad esserci e mostrarmi attraverso certi personaggi, come non farlo e come non esserci: ebbene, eccomi...”.

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LE FOTO UTILIZZATE NEL PRESENTE SERVIZIO SONO, DALL'ALTO VERSO IL BASSO, DEI FOTOGRAFI: ROBERTA SANNA, GARY WILLIAMS E ALEX VIDEOPRODUZIONI

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