Il mensile di informazione e approfondimento che
intende riunire culturalmente il nostro Paese nel pieno rispetto
di tutte le sue tradizioni, vocazioni e ispirazioni ideologiche e politiche.
diretto da Vittorio Lussana
Area Riservata
19 Novembre 2018

Francesco Fravolini: "Sbagliato ignorare l'arretramento della 'nuova Turchia' di Erdogan"

di Lorenza Morello
Condividi
Francesco Fravolini: "Sbagliato ignorare l'arretramento della 'nuova Turchia' di Erdogan"

Il fallito 'golpe' dell’estate del 2016 e la recente crisi finanziaria dell’immenso Paese anatolico innanzi a un’Europa muta, cieca e sorda: questa l’analisi di un libro coraggioso, che chiede all’Unione europea d’intervenire più efficacemente contro la deriva autoritaria di una nazione fondamentale per gli equilibri tra oriente e occidente

In questa lunga e calda estate, abbiamo letto per voi ‘Il sultanato di Erdoğan: cosa resta della Turchia dopo il golpe e la svolta presidenzialista’, edito da ‘Villaggio Maori Edizioni’. Si tratta di un appassionante volume scritto dal giornalista Francesco Fravolini, che riassume quanto accaduto in Turchia non più tardi di qualche estate fa. Le domande che ci ronzavano in mente prima di avventurarci in questa lettura sono state in parte spiegate dagli avvenimenti finanziari più recenti. I quali, ovviamente, hanno reso ancor più attuale e urgente l’esigenza di saperne di più. Per tali motivi, consigliamo questo volume, che in sole cento pagine spiega e approfondisce, con stile asciutto e sintentico, quanto sta accadendo nell’immenso Paese anatolico. Ecco dunque il parere dell’autore, Francesco Fravolini: un collega serio e preparato, che abbiamo voluto ascoltare direttamente, al fine di introdurci tra le pagine di questo suo ottimo lavoro.

Francesco Fravolini, perché tra i tanti temi di attualità lei ha scelto proprio la Turchia di Recep Tayyp Erdogan? E perché parlarne proprio adesso?
”Perché è il caso più eclatante di negazione dei diritti civili. Certamente, esistono altre nazioni, a livello internazionale, che preoccupano forse maggiormente rispetto alla Turchia. Ma io ho voluto scrivere un breve racconto della situazione sociale perché si tratta di un Paese situato in Europa. In un momento in cui la crisi europea sta coinvolgendo diverse nazioni, a vario titolo, è bene sapere cosa accade in Turchia e cosa sta facendo l'Europa di fronte alla ‘dittatura’ di Erdogan. È importante conoscere il ruolo dell'Europa, praticamente assente, per comprendere la sua filosofia sociale e politica, che riguarda anche noi cittadini europei. Non c'è soltanto l'immigrazione da risolvere e da gestire, perché l'Europa deve promuovere la pace. Nel libro sono spiegate le diverse posizioni dell'Unione europea e le motivazioni di questo suo comportamento, a dir poco censurabile”.

Parlare di conflitti è uno sforzo di analisi meritorio, ma non rischia di avere un effetto endogeno di alimentazione degli stessi?
”L'opinione pubblica deve conoscere i diversi conflitti sociali e militari, per comprendere il contesto internazionale in cui si muovono determinate scelte. Non si può prescindere dalla politica di un Paese, se non si conoscono le diverse realtà del pianeta. Viviamo in un mondo dove la globalizzazione non coinvolge solamente l'aspetto meramente economico, ma rientra a pieno titolo in un contesto internazionale di scelte politiche e sociali compiute dai diversi Paesi”.

La Turchia e Istanbul: una porta tra oriente e occidente. E un porto importante...
”Sì: la Turchia è un Paese strategico, perché si estende in Asia e in Europa. Durante la sua storia ha avuto la funzione sia di barriera, sia di ‘ponte’ tra i due continenti, trovandosi nel punto esatto dove convergono i Balcani, il Caucaso, il Medio Oriente e il Mediterraneo orientale. È uno degli Stati più grandi della regione, per estensione e popolazione. E la sua superficie è maggiore di quella di qualsiasi altra nazione dell’Unione europea. Il Paese è quasi completamente situato in Asia, comprendendo la penisola dell’Asia Minore, mentre a est si estende in quella regione montuosa che, talvolta, viene indicata come ‘altopiano armeno’. Per la sua posizione geografica, la Turchia risente delle evidenti influenze sociali e culturali di porzioni di mondo in perenne conflitto: differenti visioni si incrociano, incidendo pesantemente sugli equilibri delle popolazioni”.

Nel suo libro si parla tanto anche di Europa e di diritti dell’uomo, ma quanta tutela reale c’è, nel mondo d’oggi, in tal senso?
”Purtroppo, è assente una visione dell'uomo che sia in grado di conferire maggior dignità e valenza sul piano personale, civile ed economico. Le persone, se ben valorizzate, sono una ricchezza. Innanzitutto, per un loro pieno inserimento sociale e, in secondo luogo, per un'affermazione produttiva a beneficio del Paese in cui si trovano. Nella Turchia è assente questa valorizzazione. E l'arretramento culturale della popolazione diventa una conseguenza negativa per la crescita sociale ed economica della Turchia stessa. Parliamo di Europa: quale scelte politiche intende compiere l'Unione europea? Quale pace vuole promuovere? Quale sviluppo pensa di agevolare, con il suo comportamento? Ci sono politiche specifiche per una crescita sociale, culturale, economica e politica? Sono troppi gli interrogativi a cui oggi non possiamo dare una risposta. A me piace pensare all'Europa: cFrancesco_Fravolini.jpgredo sia un'istituzione da salvaguardare e da valorizzare. Ed è proprio per questo motivo che critico alcuni atteggiamenti, per sollevare un sereno dibattito sull'argomento. Se vogliamo la pace in questi Stati Uniti d'Europa dobbiamo agire tutti in quella direzione. Non è pensabile lasciare nelle mani di pochi la gestione della pace in Europa. E anche nel mondo. Non dimentichiamoci che siamo nel XXI secolo, dove gli equilibri politici e sociali, grazie anche a uno stravolgimento del paradigma economico, sono completamente saltati. È necessario ripensare al lavoro, all'economia, alla cultura e al sociale in una nuova ‘chiave’, in cui sia possibile dialogare tra popoli e valorizzare il massimo bene comune: la pace”.

Il colpo di Stato, da lei definito ‘inquietante’, è fallito, ma la sua visione sembra in parziale contrasto con quella di altri o riportate dai media: perché?
”La mia visione del golpe è documentata dai fatti e dai commenti di esperti che ho raccolto nel libro, perché ho voluto offrire una panormaica ampia degli avvenimenti, proprio per facilitare il lettore alla comprensione del golpe. Nella Turchia si sono succeduti, nel tempo, troppi conflitti. Questa influenza negativa si riflette sulla crescita politica, sociale ed economica dello Stato. Ma c'è dell'altro: a queste vicende – penso al recente golpe del luglio 2016 solo per fare un esempio di un brutto momento vissuto poco meno di due anni fa - sono seguite frequenti negazioni dei diritti civili. E questo è uno dei fattori principali che hanno portato la popolazione a subire un forte arretramento culturale. Nel libro, cerco di analizzare questi aspetti, facendo alcuni riferimenti alla storia del Paese”.

La questione curda resterà sempre irrisolta?
”È da sempre un grande problema sociale e politico. Basti pensare che la delicata questione è sul tavolo della diplomazia internazionale sin dagli inizi degli anni ’20 del secolo scorso, quando le potenze europee stabilirono i confini attuali dell’area mediorientale in conseguenza della caduta dell’Impero Ottomano. Dalla caduta dell'Impero Ottomano – potete vedere lo stemma dell'Impero Ottomano sulla copertina del libro – è nata la Turchia moderna. E c’è da sottolineare che il popolo curdo, considerato il più numeroso gruppo etnico-linguistico senza una propria entità statuale, è oggi diviso tra la Turchia (13 milioni di persone, il 20% della popolazione nazionale); l’Iran, (5 milioni, 8%); e l’Iraq (4 milioni, 19%). A questi nuclei vanno aggiunte le piccole comunità presenti in Armenia, Georgia, Kazakistan e Libano, per una popolazione complessiva che supera i 36 milioni di persone. Dopo il secondo conflitto mondiale, in tutta l’area sono apparsi, sempre più di frequente, numerosi movimenti, ciascuno dei quali con la propria rivendicazione: dalla richiesta di una consistente autonomia, all’istituzione di uno Stato unitario e indipendente (il Kurdistan, letteralmente ‘terra dei curdi’, ndr). L’Iraq, assieme alla Turchia, è il Paese in cui questa battaglia politica ha assunto, su entrambi i fronti, i toni più violenti. La drammatica situazione coinvolge le nazioni limitrofe, rendendo complicato un intervento risolutivo. Il problema della Turchia deriva proprio da questa enorme complessità, maturata durante la sua storia. Una complessità all’interno della quale l’Europa sembra non voglia fare chiarezza. La prolungata passività di un popolo può comprometterne il destino. E’ allora necessario porsi interrogativi, per offrire prospettive di pace alle giovani generazioni e un futuro alternativo al Paese. Sono proprio i giovani che devono crescere in un clima sereno, per garantire un giusto e opportuno cammino di progresso. Se non cambiano le filosofie sociali diviene arduo pensare al futuro di un Paese che vuole affermarsi nel contesto internazionale. È questa l’ambiziosa scommessa del XXI secolo: la Turchia deve ripensare il suo ruolo internazionale, se vuole diventare un’assoluta protagonista. Sarà un obiettivo raggiungibile? Al momento, non lo sappiamo”.

Quale futuro, dunque, per la Turchia? In quali tempi? E con quali scenari sullo scacchiere internazionale?
”Le guerre azzerano lo sviluppo sociale, interrompendo la crescita naturale di uno Stato. Al contrario, i Paesi più ‘pacifici’ tendono a vivere un’evoluzione costante. Le molteplici vicissitudini accadute nel tempo dimostrano e causano la debolezza della Turchia: nelle diverse analisi riportate nel mio libro vengono confrontate le visioni del Paese nel passato e nel mondo contemporaneo. Lo Stato deve ormai affrontare le nuove sfide politiche ed economiche come se fosse una ‘nuova’ Turchia”.
Cosa significa veramente, secondo lei, il recente tracollo della lira turca? E quali conseguenze potrà avere per l'economia di questo enorme Paese?”È una conseguenza finanziaria dovuta a un eccesso di moneta circolante nel Paese. Tutto questo provoca infalzione e la moneta turca perde valore. Dietro a queste conseguenze ci sono precise responsabilità del governo, che dovrebbe monitorare la situazione economica in maniera differente: individuare precisi obiettivi di politica monetaria e limitare di stampare moneta senza nessun motivo. Serve con urgenza una visione di politica economica di breve e medio periodo, per capire quali azioni intraprendere a beneficio della nazione”.

Francesco_Fravolini_2.jpg

NELLA FOTO: FRANCESCO FRAVOLINI


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
Registrata presso il Registro Stampa del Tribunale di Milano, n. 345, il 9.06.2010.
EDITORE: Compact edizioni divisione di Phoenix associazione culturale