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28 Gennaio 2022

AvA: "La mia sfida da 'solista' mi sta donando maturità e soddisfazioni"

di Iulia Greco
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AvA: "La mia sfida da 'solista' mi sta donando maturità e soddisfazioni"

L’artista e produttrice è stata messa a dura prova dalla pandemia e ha dovuto ammetterlo prima di tutto con se stessa, passando attraverso l’accettazione di non essere infallibile: una consapevolezza trasformata in musica, in una sorta di ‘autodedica’ dalla quale ripartire

E’ in rotazione radio e in digitale, dal 28 maggio scorso, il brano ‘Canzone triste’: il nuovo singolo di AvA distribuito da Artist First. Il brano segue ‘Ti auguro ogni male’ ed è il secondo atto di una trilogia che racconta un'unica storia che si sviluppa tra testo e immagini. Dopo il primo disco e un anno trascorso da ‘superdonna’, l’artista ha ceduto alle richieste incalzanti che le arrivavano dai suoi ascoltatori e dagli addetti ai lavori, incuriositi da un eventuale lato più umano e meno ‘animale’. Il 2020, peraltro, è stato un anno difficile per AvA da molti punti di vista, costretta a fare i conti con se stessa e con le sue perdite: parte del lavoro, con lo stop della musica dal vivo; alcune amicizie; e l'amore. Da sempre abituata ad affrontare i problemi e a risolverli in prima persona, anche AvA è stata messa alla prova e ha dovuto ammetterlo prima di tutto a se stessa, passando attraverso l’accettazione di non essere infallibile. Una consapevolezza trasformata in musica, mutata a sua votla in una sorta di dedica a se stessa, dalla quale ripartire. Noi l’abbiamo contattata per capire come si ritrova all’uscita dal lungo tunnel della pandemia, pur tra mille problemi da risolvere.

Gentilissima AvA, il tuo nuovo brano, ‘Canzone triste’, ci ha incuriositi: possiamo sapere come nasce? Da un fatto personale che ti è capitato in questi lunghi mesi di pandemia?
“Per alcuni versi sì, per altri no. Diciamo che la pandemia mi ha dato tempo e modo di rispondere alle curiosità dei miei ascoltatori su quali fossero gli eventuali punti deboli di AvA, che come ben sapete si è presentata nel 2019 con un album, ‘Lo Squalo’, dai contenuti molto forti ed estremi, dando quindi l’idea di una donna molto forte ed emancipata. Ho approfittato di questo periodo di stop per scrivere non uno, ma ben 3 brani legati tra loro, che raccontassero, appunto, le fragilità di questa donna dietro la sua maschera da squalo. ‘Canzone triste’ è il secondo di 3 atti”.

Il tuo ritorno sulla scena musicale deriva dalla voglia di reagire, da un tuo risveglio?
“Immagino di si. Dopo oltre un decennio passato a suonare con le ‘Calypso Chaos’, la band di sole donne di cui facevo parte, ho provato a smettere con la musica, ma non ci sono riuscita. AvA è nata proprio come ribellione allo stato catatonico in cui ero precipitata dopo lo scioglimento della mia band”.

C’erano voci Ava_3.jpgcircolanti nell’ambiente che ti volevano, a tutti i costi, di nuovo al lavoro, tanta gente che ti stima e ti vuol bene: sei felice di questo?
“Onestamente, io credo che continuare a fare musica da solista sia stata, più che altro, una mia esigenza personale. Tuttavia, anch’io sono rimasta sorpresa dai numeri del mio primo disco, quasi mezzo milione di streaming in totale: segno che è piaciuto a più di qualcuno… Quindi sì, sono felice che le persone riconoscano e apprezzino quello che faccio”.

Hai intenzione di rilanciare anche il tuo ‘sovranismo femminile’? Di cosa si tratta? E’ la visione di una società ‘matrilineare’ o di ‘donne-guerriere’ come le antiche amazzoni?
“Il ‘sovranismo femminile’ è stato il messaggio cardine del primo disco di AvA: una sorta di provocazione estrema, che chiede una diretta supremazia delle donne senza passare per la parità di genere. Sicuramente, è un’idea che mi appartiene, quindi sono abbastanza sicura che troverà modo di ripresentarsi nelle mie produzioni future. Ritengo che la disparità della condizione delle donne nel mondo debba passare, da chiacchiera da bar o propaganda politica, a un atto di rivoluzione vero e proprio. E in queste cose servono esempi, non proclami. Ogni singola donna, nel suo piccolo, dovrebbe dare il suo contributo alla causa, iniziando già nell’educazione dei figli al rispetto e alla parità di genere, passando per la scelta di un compagno che non sia il classico ‘padre-padrone’, al ripudio di quei nuclei familiari che crescono le donne in modo che siano sempre ‘accessorie’ agli uomini. Insomma, c’è bisogno di continui, seppur piccoli, atti di emancipazione quotidiana. Anche se trovo ridicolo dover parlare di emancipazione in questi termini: dovrebbe essere la normalità da decenni e invece…”.

Torniamo a ‘Canzone triste’: il brano è molto intenso, ma colpisce la sensazione che tu ti sia resa conto che abbiamo dei limiti e che siamo solo un ‘tassello’ della natura: è così?

“Ribadisco: ‘Canzone triste’ è il secondo di 3 brani che raccontano i miei punti deboli ed è una vera e propria ammissione di fallibilità. Se ‘Ti auguro ogni male’, primo singolo dei 3 brani, raccontava di cosa si prova a essere traditi dalle persone che dicono di amarci, ‘Canzone triste’, al contrario, affronta il momento immediatamente successivo. Ovvero, l’affronto del dolore non appena passa la rabbia. E’ una vera e propria ode alla tristezza come mezzo di purificazione e ‘ri-equilibrio’ del proprio Karma. Dato che, come dite anche voi, alcune cose accadano e non possiamo farci nulla, il momento del dolore, per me, è proprio questo: un ‘passaggio nel fuoco’ per potersene liberare. Per questo motivo, ‘Canzone triste’ è una sorta di autodedica: un rassegnato abbandonarsi alle onde, finché le onde stesse non ci liberino dal male”.

Per vedere il video di 'Canzone triste' cliccare QUIAvA.jpg

QUI SOPRA: AVA IN UNA SCENA DEL VIDEOCLIP DI 'CANZONE TRISTE'

AL CENTRO: L'ARTISTA E PRODUTTRICE IN UNO SCATTO NOTTURNO

IN APERTURA: UNA FOTO TRATTA DAL SUO SERVIZIO FOTOGRAFICO PIU' RECENTE



Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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