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26 Settembre 2017

Alla radice di questioni epocali

di Fabrizio Federici
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Alla radice di questioni epocali

Al Senato, il ‘Consorzio Mediterrae’ ha affrontato i legami tra cambiamenti climatici, migrazioni e debito del Terzo Mondo fornendo nuove idee e presentando proposte concrete, al di là degli slogan propagandistici che la speculazione politica ci presenta ogni giorno


Presso la sala Zuccari del Senato della Repubblica, a Palazzo Giustiniani, si è tenuto nei giorni scorsi il convegno internazionale sul tema: ‘Politiche efficaci per evitare migrazioni climatiche di massa ed eradicare il debito dei Paesi poveri, compensandolo con il loro credito climatico’. L’incontro è stato organizzato dal ‘Consorzio Mediterrae’, associazione no-profit che realizza progetti di rilievo sociale, ambientale e umanitario (già distintasi, nei mesi scorsi, per la difesa degli ulivi pugliesi), in collaborazione col ‘Rotary Club’, l'Inner Wheel, associazione femminile fortemente legata al Rotary e l'Iiee, ente intergovernativo nato in Brasile. La giornata di lavori si è aperta con la lettura di una  lettera di saluto da parte  del professor Santo Mancuso, presidente mondiale dell'Iiee, ‘International Institute of Strategic Researches'.
Un tema complesso quello analizzato, “che affrontiamo”, ha spiegato in apertura l'ingegner Roberto De Pascalis, presidente del Consorzio, "guardando soprattutto al rapporto tra migrazioni legate anche ai mutamenti climatici e debito del terzo mondo. Oggi”, ha proseguito De Pascalis, “il peggioramento mondiale delle condizioni climatiche e ambientali (effetto serra, scioglimento dei ghiacciai, mutamenti repentini delle condizioni metereologiche) può concorrere a incrementare l'emigrazione dal sud verso il nord del mondo, peggiorando la situazione come già vediamo in Italia e in altri Paesi d'accoglienza. Da qui l'idea - che lanciamo - di utilizzare, da un lato, gli ingenti fondi che l'Onu ha messo a disposizione per riparare ai cambiamenti climatici; dall'altro, di proporre una ‘rinegoziazione’ dei debiti dei Paesi poveri mediante la compensazione tra il loro ‘credito ecologico’, cioè la quantificazione dei danni ambientali e climatici che spesso hanno subito, per decenni, causa lo sviluppo forsennato di altri. Caso tipico: il Burundi, rovinato a suo tempo dalle rapaci dominazioni tedesca e belga. Questa e altre proposte concrete, che abbiamo giconsorzio_mediterrae.jpgà inoltrato a vari ministri, innanzitutto a quello dell'Interno, permetterebbero di varare una strategia d'aiuto ai Paesi poveri, che  abbiamo il dovere d'aiutare, rendendo in ultimo superflua l'emigrazione verso i Paesi piu' ricchi".
"Nell'enciclica ‘Laudato si’, Papa Francesco”, ha sottolineato il professor Raffaele Coppola, avvocato della Santa Sede, “si sofferma molto sui problemi ambientali, ma anche su quelli sociali, rilevando come il debito dei Paesi del Terzo mondo sia divenuto ormai un inquietante mezzo di controllo politico del sud del pianeta da parte del nord. I gruppi più o meno occulti di potere esoterico-finanziari peggiorano gravemente la situazione. Anche perché oggi, oltre la metà del danaro circolante in tutto il mondo, è in mano a soli 12 plutocrati. Ma l'Italia potrebbe giocare un ruolo rilevante nel cambiare questa situazione: se il Governo, con l'auspicabile appoggio della Santa Sede, si decidesse a promuovere, come previsto proprio da una legge della Repubblica,  la n. 209 del 2000 - intitolata: 'Misure per la riduzione del debito estero' - la richiesta presso la Corte internazionale di giustizia de L'Aja, di pronunciarsi sulla legittimità delle attuali norme internazionali regolanti il debito del Terzo Mondo".
Natalino Ventrella, amministratore delegato del Consorzio, richiamata l'attenzione sul pericolo (vedi ‘L'osservatore romano’ del dicembre 2016) che, da qui al 2050, il surriscaldamento della Terra produca 350 milioni di migranti, ha poi illustrato la proposta di realizzare, con i fondi per i cambiamenti climatici stanziati dalla ‘Cop 21’, la Conferenza Onu di Parigi dell'autunno 2015, peraltro ancora priva di potere coercitivo verso gli Stati, una catena di villaggi produttivi standard sperimentali (Vpss), autosufficienti economicamente e  dotati idricamente, nei Paesi più poveri del mondo (Burundi, Guinea Bissau, Uganda), coinvolgendo, gradualmente, le principali organizzazioni mondiali (Fao, Banca mondiale, Fmu, Bce), e puntando a realizzare, entro 60 anni, 12 mila villaggi sostenibili, dediti soprattutto ad agricoltura, zootecnia e attività connesse.
Lucio Barani, senatore e membro di varie commissioni parlamentari, già sindaco di Aulla e Villfranca in Lunigiana (Massa Carrara), ha invece evidenziato “lo stato di grave impreparazione, sui questi temi, delle forze politiche e dello stesso apparato statale”, mentre l'ingegner Francesco Palmisano, collaboratore del ‘Consorzio Mediterrae’, ha infine citato le proposte, finalizzate ad attuare gli obiettivi previsti da Parigi 2015, “di un Piano strategico nazionale per il contrasto dei cambiamenti climatici e di una vera e propria ‘Task force’ in difesa del clima e dell'ambiente, che possa avvalersi, come previsto anche dalla relativa direttiva europea, dello strumento militare, per applicare le scelte del Piano strategico”.


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