In Italia, così come in Francia, Spagna e Germania, le temperature sono rimaste per diversi giorni ben al di sopra delle medie stagionali: un’anomalia che ha decretato il giugno 2026 come il secondo più caldo mai registrato in Europa
L'estate 2026 sarà ricordata come una delle più calde mai registrate fin dal suo esordio, nel mese di giugno, durante il quale gran parte dell'Europa è stata interessata da una forte ondata di calore che ha colpito soprattutto la parte occidentale del continente. In Italia, così come in Francia, Spagna e Germania, le temperature sono rimaste per diversi giorni ben al di sopra delle medie stagionali. Un’anomalia che ha decretato, secondo il centro di monitoraggio climatico europeo Copernicus, il giugno 2026 come il secondo più caldo mai registrato in Europa, con una temperatura media di 19,14 °C, ovvero 1,78 °C sopra la media del periodo 1991-2020. A livello globale, invece, giugno 2026 è risultato il secondo più caldo mai osservato.
Un fenomeno f
razionato, costituito da più ondate di caldo, che ha surclassato i record per il mese di giugno e ha proseguito la sua rovente corsa anche nel mese di luglio. Considerando insieme i mesi di giugno e luglio, il quadro diventa ancora più evidente: per l'Europa occidentale è stato il periodo più caldo mai registrato. La temperatura media dei due mesi ha raggiunto i 21,62 °C, cioè 2,79 °C sopra la media del periodo 1991-2020. Le alte pressioni atmosferiche hanno limitato le precipitazioni, mentre le temperature elevate hanno aumentato la perdita d'acqua dal terreno e dalla vegetazione. A luglio, queste condizioni si sono in parte intensificate, riducendo notevolmente la capacità naturale del suolo di raffreddarsi attraverso l'evaporazione. In questo modo, si è creato un circolo difficile da interrompere: più caldo significa maggiore perdita d'acqua; meno acqua nel terreno significa minor capacità di raffreddamento; e questo può favorire ulteriore riscaldamento.
I 'picchi' di calore hanno interessato anche le superfici marine, con le temperature degli oceani extra-polari che hanno raggiunto il valore più alto mai registrato. Il riscaldamento del mare è un elemento essenziale nell’equilibrio climatico, poiché gli oceani assorbono una grande quantità di energia e influenzano il comportamento dell'atmosfera. Un mare più caldo può, inoltre, determinare gravi conseguenze sugli ecosistemi marini e, conseguentemente, sulle attività economiche legate alla pesca e al turismo. Le difficoltà legate al caldo hanno avuto risvolti per la popolazione: attività quotidiane, lavorative e sociali hanno dovuto fare i conti con un clima avverso, reso ancor più ostile dal soffocante cemento urbano, che amplifica il calore assorbendolo nelle ore diurne per rilasciarlo poi, gradualmente, durante la notte, generando una costante bolla asfissiante.
Le temperature estreme di questi mesi estivi offrono un'occasione per riflettere sulla trasformazione del clima europeo. L'estate ha mostrato, infatti, una combinazione di fenomeni che si sono rafforzati a vicenda: temperature elevate, periodi di siccità, terreni più secchi, mari molto caldi e maggiore rischio di incendi. L’interrogativo va, dunque, oltre la semplice previsione meteorologica: se queste condizioni diventassero sempre più frequenti, sarebbero le nostre città, le nostre infrastrutture e le nostre abitudini a dover cambiare? Il problema del caldo, ormai, non riguarda soltanto la colonnina del termometro, ma investe l’intera società, rendendo evidente l’esigenza di modificare i propri parametri per continuare a vivere, lavorare e organizzarsi in un clima sempre più caldo.

QUI SOPRA: IL BACINO DEL MEDITERRANEO VISTO DAL SATELLITE
AL CENTRO: IL SOLE ROVENTE ANCHE AL TRAMONTO
IN APERTURA: IL TERMOMETRO HA SFIORATO I 40 GRADI IN GERMANIA