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17 Luglio 2024

Le ascidie: i misteriosi organismi marini dai poteri rigenerativi

di Carmen Posta
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Le ascidie: i misteriosi organismi marini dai poteri rigenerativi

Ecco una breve immersione nel mondo di questi magnifici esseri viventi appartenenti al 'phylum' dei ‘cordati’: un gruppo tassonomico che si caratterizza per la presenza di una struttura di sostegno nota come 'notocorda', dalla quale evolutivamente deriva la nostra colonna vertebrale
 
Le ascidie sono una specie particolare di organismi pieni di sorprese da scoprire, che espellono le loro interiora per difendersi dai predatori. Ma la cosa più interessante è il loro potere rigenerativo. Ecco una breve immersione nel mondo di questi magnifici organismi marini. Le ascidie appartengono al 'phylum' dei ‘cordati’: un gruppo tassonomico che si caratterizza per la presenza di una struttura di sostegno nota come ‘notocorda', dalla quale evolutivamente deriva la nostra colonna vertebrale. La morfologia degli stadi larvali delle ascidie evidenzia la presenza della 'notocorda' nella coda, che poi però, nello stadio adulto, viene riassorbita insieme al tubo neurale. Durante la fase giovanile, le larve nuotano libere nel mare, fino a quando trovano un luogo adatto per stabilirsi in modo definitivo. Una volta ferme, le ascidie ingeriscono il loro 'cervello' e il tratto di sostegno caudale, entrambi non più necessari per lo stile di vita sessile sul fondale roccioso, che hanno scelto per trascorrere il resto del loro ciclo biologico. La scoperta della caratteristica struttura dei cordati all’interno di questa classe Ascidie_Treccani_ter.jpgrisale al 1846, quando Thomas Henry Huxley si imbarcò sulle navi della marina inglese come assistente chirurgo così da poter ripagare i debiti contratti da suo padre. Questo viaggio portò il giovane Huxley a osservare attentamente l’ecosistema della barriera corallina australiana, mettendo in evidenza le singolarità morfologiche di moltissime specie subacquee attraverso l’utilizzo del microscopio. Durante le sue osservazioni, egli si soffermò sulla forma delle ascidie, notando la presenza di una struttura di sostegno nella coda dei girini. Fu così che divenne il primo studioso a descriverne la ‘notocorda’, creando un terreno fertile che, negli anni a seguire, prenderà una forma sempre più definita, fino alle ricerche odierne. Oggi, difatti, nei centri di ricerca si studiano le ascidie per trovare molecole in grado di curare i tumori, per comprenderne l’ecologia comportamentale, per capire l’evoluzione degli ambienti marini utilizzando le ascidie come 'bio-indicatori', per riprodurne le capacità rigenerative e per avere una conoscenza più profonda dei gradi di parentela con i vertebrati nella filogenesi. Nel centro di ricerca 'The Shenkar Lab', presso l’Università di Tel Aviv, gli studiosi Noa Shenkar e Tal Gordon hanno svolto un esperimento per descrivere e comprendere uno dei comportamenti più peculiari di questi esseri viventi. Quando, infatti, le ascidie si sentono in pericolo espellono il loro tratto digestivo, per depistare ed allontanare i possibili predatori. Questo meccanismo di difesa, osservato anche in altri organismi, come le 'oloturie' - anche detti cetrioli di mare - è particolarmente interessante non solo per l’aspetto etologico, ma anche per le derivazioni fisiologiche di rigenerazione dell’organismo, giacché le ascidie ricostruiscono completamente il loro tratto digestivo dopo soli 12 giorni e il loro sacco branchiale dopo 19, come evidenziato dall’esperimento dei due scienziati. In passato erano stati effettuati diversi studi, prendendo in considerazione solamente le specie coloniali e non quelle solitarie. Invece, Shenkar e Gordon hanno effettuato la loro ricerca su una specie di ascidia chiamata: Polycarpa mytiligera, osservando, su un totale di 66 individui sottoposti a sollecitazione meccanica, come quasi la metà andasse incontro all’espulsione del tratto digestivo. Questi rimanevano in uno stato di contrazione e di chiusura dei sifoni per circa una settimana, momento in cui iniziavano a rilassarsi e a riaprirsi, fino alla rigenerazione completa del sistema digestivo e delle sue funzionalità. Probabilmente, questo comportamento mette in evidenza la ragione per la quale questa specie sia particolarmente prolifera nelle barriere coralline tropicali, nonostante la presenza di predatori aggressivi quali i pesci balestra e i pesci palla. Il meccanismo di espulsione e contrazione, insieme alla presenza di organismi 'epibionti' (cioè che vivono sulla superficie di un altro organismo, ndr), i quali in genere sopravvivono sulla superficie dei Tunicati (una specie particolare di organismi, ndr) fungono da tute mimetiche. Così sono in grado di passare quasi inosservati dai temibili pesci dal comportamento territoriale e dalla potente muscolatura mandibolare, che spesso nuotano fra i coralli delle acque tropicali alla ricerca di prede da mangiare. Il mondo acquatico, così come tutta la natura, è sempre in attiva espansione, pieno di novità inaspettate e possibili risvolti futuri nel campo della biologia e della medicina. Perciò, uno studio più approfondito di comportamenti e meccanismi come questi potrebbero cambiare la nostra comprensione del mondo circostante, migliorandola e dandoci una
 nuova 'chiave di lettura' anche per l’essere umano. Quali altri affascinanti misteri ci riveleranno, in futuro, le ascidie?
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Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
Registrata presso il Registro Stampa del Tribunale di Milano, n. 345, il 9.06.2010.
EDITORE: Compact edizioni divisione di Phoenix associazione culturale