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22 Ottobre 2017

Le strade a emissioni zero

di Annalisa Civitelli - acivitelli@periodicoitalianomagazine.it
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Dal nord Europa, l’idea delle ‘smart city’ sta via via prendendo forma: in modo eco-friendly ci si avvale della plastica per costruire manti stradali tecnologici, sostenibili al 100% e i viaggi sulle quattro ruote, su vie esteticamente belle, saranno piacevoli da affrontare

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L’implementazione della plastica nella rete stradale europea è già rivoluzione. Rivolta soprattutto ad abbattere l’impatto ambientale, se ne parla ormai da tempo. L’idea, lanciata nel 2005 dall'azienda olandese VolkerWessels (gruppo Kws), è quella delle ‘plastic road’. Secondo l’azienda, esse sono destinate a divenire presto una realtà grazie anche alla collaborazione di due colossi del settore: Wavin e Total. Il materiale utilizzato, principalmente è quello di scarto: esso viene di fatto riciclato e dovrebbe abbattere i costi per la realizzazione dei tratti stradali, dunque della produzione delle carreggiate. La plastica, in tal modo, comincerebbe a essere riutilizzata in modo ‘eco-friendly’, tornando in vita come oggetto utile e risolvendo, di conseguenza, il problema del suo smaltimento. Le caratteristiche principali di questo tipo di vie sono la leggerezza e l’estetica. Per di più, rispetto al tradizionale asfalto, sono piacevoli da vedere. I manti stradali di plastica possono essere utilizzati anche per le piste ciclabili. La loro struttura leggera, infatti, ben si adatta ai terreni soggetti a cedimenti: all’interno di una parte interna (vuota) delle ‘plastic road’, viene invece inserito un sistema di tubi per drenare l’acqua, rendendo la strada sicura anche in caso di abbondanti piogge. Sebbene le ‘strade di plastica’ siano fabbricate interamente con tale materiale al 100%, al loro interno vengono mescolati anche materiali artificiali (sabbia o roccia sbriciolata) pressati o stampati direttamente sulla superficie liscia, che ne aumentano rugosità e attrito. Per le ruote, si guadagna anche in aderenza. Il materiale eco-sostenibile è tre volte più resistente e durevole rispetto al bitume e possiede alcune indubbie qualità: a) può supportare il peso di mezzi e l’usura; b) essendo ulteriormente robusto, ‘tollera’ gli agenti chimici e le temperature che variano dai -40° ai +80 gradi senza mai deformarsi. Al contrario, il vecchio catrame rilascia nell’atmosfera circa 27 chilogrammi di CO2 per ogni tonnellata prodotta, trattenendo calore e favorendo l’aumento delle temperature nelle aree abitate. Sono prevististrade_di_plastica_2.jpg, infine, altri accorgimenti: visto che il nemico numero uno della plastica è il fuoco, l’azienda olandese ha previsto un rivestimento ignifugo, per evitare incendi e inquinamento. La tecnologia, invece, permette di migliorare la sicurezza stradale sia in termini di segnaletica, di illuminazione stradale (collegata grazie a cavi e connettori) e le varie esigenze di viabilità dei dintorni, sia riguardo sistemi che ‘sghiacciano’ la strada in caso di gelo. Di semplice installazione, le ‘strade di plastica’ sono costituite da pannelli prefabbricati, che si incastrano tra loro e poggiano su una superficie di sabbia. Realizzare o riparare un pezzo di strada diviene, perciò, più veloce ed economico, risparmiando le spese fino al 70%: basterà sostituire il modulo danneggiato, agevolando costruzione e manutenzione grazie al sistema di pannelli e al semplice trasporto. Si dirà così 'addio' sia ai cantieri infiniti, sia alle 'code chilometriche' durante quelli 'aperti'. Un esempio di come ‘l'unione faccia la forza’: già entro la fine di quest'anno sarà pronto un prototipo finale, che apre a scenari futuri davvero interessanti. Se questo esempio nasce nei Paesi Bassi, a Rotterdam per la precisione, esso si può sviluppare anche in tutte le altre città europee e del mondo: strade, dunque, innovative, le quali si prestano a essere protagoniste ideali dei nuovi progetti infrastrutturali per le cosiddette ‘smart city’. Così si esprimono gli inventori della strada ecologica, Anne Koudstaal e Simon Jorritsma: “Insieme con Wavin e Total, ora abbiamo un ampio bacino di conoscenze, esperienze e risorse, e possiamo fare passi concreti per lo sviluppo di PlasticRoad. Ci aspettiamo, quindi, di avere un primo prototipo completo entro la fine del 2017". Si pensa, inoltre, di sfruttare l’occasione tanto da trovare e fornire nuove soluzioni plastiche “rivolgendo l’attenzione all’industria edile”, ha tenuto a precisare il direttore di Wavin Nederland, Willem Viets, aggiungendo che “questa è una grande occasione per sviluppare un nuovo modo di costruire le strade insieme agli altri leader del settore". Le alternative rinnovabili stanno cercando, insomma, di dialogare tra loro. Infine, il vicepresidente della Business Unit Polimeri di Total, Xavier Bontemps, conferma di essere “lieto di lavorare su un progetto promettente” e di essere pronto a condividere le proprie competenze “sia sulle soluzioni polimeriche, sia sui processi di riciclaggio”. Un accordo sicuramente in linea con l’impegno preso per l’utilizzo di fonti rinnovabili e riciclate, finalizzato a ridurre l’uso del carbonio. A noi che assistiamo di continuo a danni ecologici e a cambiamenti climatici sempre più frequenti e repentini, non ci resta che assistere al cambiamento.

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