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23 Novembre 2017

Quel conservatorismo 'statico' che sembra vincente, ma non lo è

di Andrea Giulia
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Quel conservatorismo 'statico' che sembra vincente, ma non lo è

La posizione dell’attuale amministrazione americana, contraria a ogni idea di sviluppo economico coniugata con una crescita sostenibile, rappresenta un dato di autentico ‘nonsense’ politico: anche le dottrine conservatrici sono tenute a rielaborare la propria visione, anziché limitarsi a negare l’evidenza

Lo sviluppo economico iniziato con la rivoluzione industriale inglese di fine ’700, da una parte ha determinato la crescita del nostro benessere, ma dall’altra ha creato i presupposti per il raggiungimento di quei livelli di inquinamento mondiale all’origine degli attuali cambiamenti climatici, i cui effetti si vedono nell’aumento del numero e dell’intensità degli eventi meteorologici estremi. L’effetto serra, infatti, rappresenta una minaccia ambientale molto seria, che rischia di diventare incontrollabile se continuerà l’immissione nell’atmosfera di sostanze prodotte dalle attività umane (per esempio, l’anidride carbonica derivante dalla combustione di carbone, petrolio e gas). I pericoli sono alti, perché un ulteriore incremento, anche di pochi decimi di grado, della temperatura del nostro pianeta potrebbe attivare una serie di reazioni a catena in grado di determinare il parziale scioglimento delle calotte polari, l’innalzamento del livello dei mari e degli oceani, la tropicalizzazione, già parzialmente avvenuta, del clima di molte regioni temperate. L’esigenza diviene pertanto quella di ricercare nuove fonti energetiche pulite. Per prima cosa, bisognerebbe concentrarsi sulle cosiddette fonti ‘primarie’, ovvero quelle presenti in natura, prima che queste abbiano subìto qualsiasi trasformazione. Si tratta delle fonti energetiche esauribili (petrolio grezzo, gas naturale, carbone, materiali fossili) e delle fonti di energia rinnovabile, solare, eolica, idrica, biomasse, geotermica. Quest'ultime non vanno confuse con quelle ‘secondarie’, che cioè derivano da una trasformazione delle primarie (benzina ed energia elettrica). Naturalmente, una fonte primaria, per essere sfruttata, deve possedere alcune caratteristiche peculiari. Ovvero, dev’essere: concentrabile, indirizzabile, frazionabile, continua e regolabile. Concentrabile, perché deve poter convogliare la sorgente di energia entro un’area relativamente limitata (per esempio una centrale elettrica), affinché sia possibile controllarla. Una fonte di energia dispersa su una superficie molto estesa può diventare ingestibile. Dunque, essa dev’essere anche ‘indirizzabile’. Vale a dire: deve essere possibile condurre il prodotto (benzina, acqua, raggi solari) nella direzione per cui s’intende utilizzarlo (bruciatore, turbina, lente, specchio). La fonte deve inoltre essere ‘frazionabile’ in più parti, in modo da poter impiegare solamente la porzione, piccola o grande che sia, utile in un dato momento. L’energia deve anche essere fruibile con continuità e non esaurirsi nel breve periodo. Esistono molti esempi di abbondanti quantità di energia concentrate in tempi brevissimi, come per esempio quella di un fulmine o di un’esplosione. Ma questo genere di energie sono assai complicate da utilizzare. Infine, le fonti energetiche devono essere regolabili, ossia graduabili a seconda delle necessità. In tal senso, una fonte è tanto più pregiata quanto migliori sono le caratteristiche indicate. Oltre a tutto ciò, in termini di ‘contabilità ambientale’ è oggi possibile catalogare, organizzare, gestire e fornire dati e informazioni sull’ambiente in unità fisiche o monetarie. La misurazione degli impatti ambientali consiste, infatti, nell’adozione di strumenti del tutto simili a quelli finanziari, volti a misurare l’efficacia delle politiche ecosostenibili messe in atto da un ente territoriale qualsiasi. Organizzata come un sistema contabile, la rendicontazione ambientale permette di rappresentare, in termini oggettivi, lo stato e le variazioni del patrimonio natuPannelli_solari.jpgrale, le interazioni tra economia e territorio, le spese destinate alla prevenzione, alla protezione e al ripristino dell’ambiente. In base al Protocollo di Kyoto, firmato nel 1997, ogni Paese ha sottoscritto un proprio obiettivo di riduzione delle emissioni di anidride carbonica. Va sottolineato che tra i Paesi industrializzati responsabili di gran parte delle emissioni che minacciano il clima - e a cui toccherebbe lo sforzo maggiore - solo l’Unione europea ha in parte tenuto fede agli impegni presi. Per quanto riguarda l’Italia, nonostante alcuni positivi passi in avanti – il nostro Paese è stato il primo ad adottare la ‘energy - carbon tax’, ovvero l’imposta che grava sugli usi energetici a maggior impatto ‘climalterante’ - l’obiettivo di ridurre le emissioni di anidride carbonica appare ancora di difficile raggiungimento. La Svezia, invece, è destinata a diventare, nel giro di pochi decenni, il primo Stato in grado di eliminare completamente il petrolio come combustibile, al fine di concentrarsi sulle fonti rinnovabili, poiché Stoccolma ritiene che il passaggio dai combustibili fossili alle forme di energia rinnovabile sia essenziale non solo per motivazioni ambientali, ma anche per finalità di carattere economico, a cominciare dalla diminuzione delle conseguenze dovute alle fluttuazioni dei prezzi del greggio. Tra gli attori principali che tendono a ridurre la dipendenza dall’energia basata sul petrolio figurano anche l’Islanda, che avendo il vantaggio di disporre di importanti risorse geotermiche spera di poter presto iniziare ad alimentare a idrogeno la propria ‘flotta’ automobilistica e quella navale. E il Brasile, il cui obiettivo è alimentare l’80% dei propri mezzi di trasporto con l’etanolo, ricavato dalla canna da zucchero. Le grandi aree metropolitane sono sempre più aggredite da agenti tossici come il benzene, la formaldeide, l’arsenico e il cadmio, con conseguenze evidenti sulla salute delle popolazioni residenti. Ma a prescindere dai diversi tassi di inquinamento, chi si ostina a rinunciare a una ‘crescita sostenibile’, come dichiarato dall‘attuale presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, mente sapendo di mentire: le Nazioni Unite hanno più volte spiegato a tutta la comunità internazionale che per crescita economica ‘sostenibile’ s’intende una nuova idea di progresso economico e sociale compatibile con un miglioramento della qualità di vita delle persone. Ciò significa provvedere alle esigenze della popolazione senza danneggiare le risorse della Terra, in modo da consentire alle generazioni future di far fronte alle proprie. Naturalmente, questo concetto di sviluppo è strettamente connesso anche con un’idea di ‘equità’ e di circolarità economica (economie del riciclo), poiché la questione di un superamento delle disparità tra Paesi ricchi e Paesi poveri rappresenta senz’altro uno degli strumenti fondamentali per garantire al maggiore numero possibile di persone un miglioramento delle condizioni di vita sul nostro pianeta. Tutto questo ci porta verso una forte perplessità nei confronti delle attuali politiche dell’amministrazione Trump, che non rischiano solamente di danneggiare gli Stati Uniti d’America, ma l’intera tradizione culturale conservatrice e repubblicana, che ha saputo proporre, nel corso della Storia, uomini come Abraham Lincoln, il quale sostenne e anzi impose l’abolizione della schiavitù all’intero Congresso americano. Il pensiero conservatore non può limitarsi, oggi, a negare l’evidenza o chiudersi entro convinzioni statiche, ma deve saper guardare ‘oltre’, andando al di là persino delle dottrine democratiche e progressiste.

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NELLA FOTO: LA SEDE DELLE NAZIONI UNITE A NEW YORK

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