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23 Luglio 2018

C'è un mare da salvare

di Michela Zanarella - mzanarella@periodicoitalianomagazine.it
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C'è un mare da salvare

Al National Geographic Festival delle Scienze di Roma presentato un importante progetto per ridurre l’inquinamento marino

“To make a difference”, ovvero “fare la differenza”. E’ stata questa la frase più pronunciata durante l’incontro ‘Ocean rescue for a better future’, che si è tenuto di recente alla Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica di Roma. “Ognuno di noi può fare la differenza, ognuno di noi può dare un contributo per salvaguardare il mare”. Lo hanno ripetuto spesso sul palco l'amministratore delegato del gruppo Sky, Jeremy Darroch, l’amministratore delegato di National Geographic Partners, Gary Knel e l’oceanografa Sylvia Earle. Ha moderato, decisamente bene, Marco Cattaneo, direttore del National Geographic Magazine Italia, che è riuscito a tenere viva l’attenzione dei tanti studenti presenti in sala. Sky e National Geographic hanno annunciato una collaborazione per attivare delle borse di studio e organizzare eventi con l’obiettivo di ridurre ed eliminare l’inquinamento nei mari del mondo. A sostegno delle attività del fondo 'Sky Ocean Ventures', lanciato da Sky a marzo 2018 con un impegno di 25 milioni di sterline, National Geographic ha stanziato 10 milioni di dollari. I finanziamenti messi a disposizione saranno destinati a progetti che mirano alla riduzione dell’inquinamento da plastica. Il primo passo è dare spazio alla ricerca puntando sui migliori talenti. La priorità va alle innovazioni nella gestione dei rifiuti e nel metodo di ‘riciclo’. E’ partito già nell’autunno 2017 un programma congiunto, che prevede la selezione di dieci giovani studiosi per la gestione di progetti di ricerca legati agli ambienti marini. Tre le ragazze che si sono distinte e sono state premiate al National Geographic FeMare_1.jpgstival delle Scienze di Roma: Imogen Napper, dell’Università di Plymouth; Martina Capriotti, dell’Università di Camerino e Annette Fayet, dell’Università di Oxford. La giovane italiana ha presentato un progetto dal titolo interessante: ‘Un approccio innovativo per testare l’impatto da micro-plastiche nell’Adriatico’. Raccoglierà una serie di dati, che poi saranno diffusi con un linguaggio accessibile a chiunque, anche ai bambini. Jeremy Darroch, del gruppo Sky, ha espresso soddisfazione per la collaborazione con National Geographic, leader mondiale nel campo delle scienze, dell'esplorazione e protezione del pianeta. Infine, Gary Knell, del National Geographic, ci ha tenuto a precisare come ‘Sky Ocean Ventures’ sia una realtà coraggiosa e innovativa, che investe nelle idee. Sky è la prima azienda che mira ad abolire completamente l’utilizzo della plastica monouso entro il 2020: un buon esempio di supporto all’innovazione e al cambiamento. Il problema della plastica è urgente e non va sottovalutato: sono molti gli animali a rischio d’estinzione, come le pulcinelle di mare: uccelli acquatici che nidificano sui litorali dell’Artide e dell’Atlantico settentrionale. Esistono molti modi per aiutare le organizzazioni che ogni giorno si impegnano a contrastare questo fenomeno, ma la prima responsabilità è nostra: cercare di cambiare le proprie abitudini, riducendo il consumo dei materiali usa e getta di plastica e utilizzando bottiglie riciclabili, aiuta a frenare l’impatto distruttivo dei rifiuti nel mare. Evitare una catastrofe ambientale è possibile: basta unire le forze.

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