L’attuale maggioranza politica di centrodestra, in parlamento non aveva ottenuto i due terzi dei voti utili per le modifiche costituzionali a cui puntava: nonostante tale segnale premonitore, ha indetto un referendum a cui ha fatto seguito una propaganda totalmente retorica

La recente campagna referendaria sulle modifiche costituzionali riguardanti l'ordinamento giudiziario è arrivata al termine facendo vincere il 'No', lasciando le cose esattamente come stavano. Cercando di capire cosa sia realmente accaduto, è bene partire dall’antefatto: l’attuale maggioranza politica di centrodestra, in parlamento non era riuscita ad approvare la riforma, poiché non aveva ottenuto i due terzi dei voti utili per le modifiche della Costituzione a cui puntava. Così, nonostante il segnale premonitore, aveva indetto il referendum tenendone nascosti molti contenuti della riforma. Poi, però, nel mare di assurdità della campagna di propaganda, i Partiti di centrodestra hanno tentato di semplificare eccessivamente il dibattito pubblico, infrangendo regolarmente il silenzio elettorale. Tuttavia, i cittadini hanno preso coscienza dell’importanza del quesito e, in assenza di un’adeguata e intellettualmente onesta informazione da parte delle istituzioni, hanno deciso autonomamente e sulla base degli strumenti di cui disponevano. Gli argomenti principali proposti erano la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e magistrati requirenti, la creazione di una Alta corte disciplinare al di sopra di due Consigli superiori della magistratura (uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri) e le modalità di nomina dei membri dei due Csm e dell’Alta corte. Per arrivare a ciò, sarebbe stato necessario modificare ben sette articoli della Costituzione: alcuni solo per aspetti formali, mentre altri mei loro contenuti di merito. Ecco qui di seguito un elenco degli articoli costituzionali in questione:
Articolo 87 C
.: il presidente della Repubblica avrebbe cambiato il proprio ruolo, diventanto presidente dei tre Csm. Con la vittoria del 'No', tutto rimane invariato: egli continuerà a presiedere l’unico Csm esistente.
Art. 102 C.: riguarda la funzione giurisdizionale, che avrebbe stabilito una totale separazione delle carriere tra il ruolo del giudice e quello dell’accusa. Anche in questo caso, tutto rimane invariato, benché sia doveroso sottolineare che queste carriere fossero, di fatto, già separate, poiché giudicanti (giudice) e requirenti (accusa), attualmente, possono cambiarle una sola volta nella loro carriera professionale e in territori diversi.
Art. 104 C.: relativo alla magistratura. La riforma avrebbe stabilito due diverse categorie di magistrati e le loro nomine con maggiori indicazioni da parte del parlamento. Tutto è rimasto come prima evitando, soprattutto nel sentimento dei cittadini, il rischio di maggiori influenze da parte del ceto politico, che avrebbe preselezionato i magistrati eletti a sorte.
Art. 105 C.: le funzioni del Csm. La riforma stabiliva una complessa preselezione dei magistrati candidati all’Alta corte disciplinare e l’impugnazione dei ricorsi dei giudici sottoposti a provvedimenti disciplinari presso la stessa Alta corte che già li aveva giudicati. Con la vittoria dei 'No', Il meccanismo rimane quello attualmente vigente, evitando il rischio di un possibile conflitto tra Alta corte disciplinare e i magistrati nel loro insieme.
Art. 106 C.: le nomine. Il modello proposto avrebbe stabilito le partecipazioni dei magistrati ai Csm solo se appartenenti agli Albi professionali da almeno quindici anni. Tutto è rimasto invariato, evitando ogni sorta di esclusività di appartenenza o di fedeltà quindicinale.
Art. 107 C.: inamovibilità dei magistrati. La riforma riguardava i due diversi Csm, Ma tutto è rimasto invariato mantenendo un unico Csm.
Art. 110 C.: le funzioni del ministro della Giustizia. La riforma proposta avrebbe rivisto i doveri da adempiere, sia per i due Csm, sia per l’Alta corte disciplinare.
In conclusione, ora la vera questione da porsi è la seguente: cosa ha spaventato la maggioranza dei cittadini, che si è espressa in un modo così netto per il 'No' a questa riforma? Semplicemente, la supponenza del parlamento (deputati e senatori) e di questo governo (ministri e presidente del Consiglio), che volutamente non hanno informato i cittadini sui reali contenuti della riforma; l’arroganza del loro modo 'depistante' di fare comunicazione, soprattutto sui social; le continue accuse nei confronti della magistratura, organo il quale, pur con tutti i suoi difetti, ha pagato un prezzo 'salatissimo' in termini di vite nel combattere le mafie e le varie forme di criminalità organizzata. Tutto ciò, se lo si pone a confronto con l’evidente malcostume di alcuni rappresentanti delle istituzioni, ecco dimostrata la scelta dei cittadini, che hanno espresso un netto 'No' non solo sui temi del referendum, ma anche nei confronti dell’attuale classe politica, presa nel suo complesso.
