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21 Ottobre 2019

Andrea Gandini: "Voglio dare un volto ai troppi 'non luoghi' delle nostre città"

di Michela Zanarella - mzanarella@periodicoitalianomagazine.it
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Andrea Gandini: "Voglio dare un volto ai troppi 'non luoghi' delle nostre città"

Un artista che sta conquistando turisti e cittadini intagliando volti sugli alberi abbandonati della capitale, al fine di generare dei moderni ‘totem’ in grado di restituire nuova identità ad angoli, piazze, vicoli e strade, di Roma e non solo

Andrea Gandini è giovanissimo. Romano, ha 19 anni e un talento unico nel suo genere: è uno scultore 2.0. Capita spesso di vederlo per le strade della sua città, seduto davanti a un ceppo o più alberi abbattuti e malati. E lui sta lì, quasi in contemplazione: ascolta il flusso dell’aria, si concentra, estrae gli arnesi e scalpella e raschia, fino a dare forma a dei volti dall’espressione malinconica, maschere con gli occhi chiusi nel legno. Palpebre serrate, forse, per isolarsi dal caos e dal traffico della metropoli, fino a raggiungere una dimensione parallela di nuovo equilibrio. Il suo progetto artistico di strada è sicuramente originale. L’obiettivo è quello di ridare vita agli alberi morti. Anche perché, sono proprio tanti i tronchi senza vita nella capitale d'Italia: non c’è che l’imbarazzo della scelta. Così, il suo laboratorio non è fatto di pareti, bensì è a cielo aperto, itinerante, cambia a seconda dell’istinto creativo del momento. Da via Marmorata a viale Trastevere, da largo Ravizza a via Ozanam, fino alla circonvallazione Ostiense, ma non solo. Andrea si sposta continuamente. A volte, segue le indicazioni di chi gli scrive nella bacheca della sua pagina Facebook. Utilizza i ‘social’, come i ragazzi della sua generazione. E li usa per pubblicizzare i suoi lavori, per far conoscere una professione particolare. La sua idea, innovativa, ha portato a nuova forma di ‘street art’, in cui la scultura del legno assume una veste insolita, a dimensione d’uomo. La sua arte piace: passanti e curiosi lo guardano sorpresi e affascinati. Per Andrea, tutto questo rappresenta un esercizio quotidiano: affinare le proprie capacità e mettere in pratica gli insegnamenti appresi. La creatività lo sta rendendo popolare. Con un’idea apparentemente semplice, è riuscito a dare una seconda possibilità a quegli alberi, che altrimenti avrebbero perso per sempre la loro bellezza. Una nuova dignità non a dei pezzi di legno, ma a forme di vita del territorio, che meritano attenzione e rispetto. Sculture che restano patrimonio a disposizione della collettività.

Andrea Gandini, come è nata l’idea di scolpire i fusti degli alberi senza vita?
“E’ nata un po’ da sola, per caso. Ho iniziato a scolpire in garage con dei piccoli pezzi di cose, perché avevo trovato degli attrezzi. Sono partito con dei pezzi di legno recuperati in giro e questo è un po’ ciò che mi ha dato il via. A un certo punto, mi sono stancato di rimanere al chiuso e sono uscito. E mi è piaciuto talmente tanto il fatto di stare così, che ho continuato a farlo”.

I tuoi lavori si possono vedere in varie zone della capitale, ma non solo, vero?
“Si, cerco di spaziare il più possibile. Non solo a Roma, ma anche in altre città. Alcune volte, raggiungo i luoghi che mi vengono segnalati dalle persone”.

Che emozione ti dà questo genere di attività?
“Mi rilassa, molto: mi ‘piazzo’ seduto, respiro, lavoro e faccio un po’ le mie cose”.

Da chi hai appreso questo mestiere? Sei autodidatta?
“Non sono esattamente un autodidatta: ho fatto il liceo artistico e ho avuto un ottimo professore di discipline plastiche, che mi ha fatto appassionare alla scultura. Lui si chiama Roberto Dottorini: lo voglio menzionare, perché fu la persona che mi fece avvicinare a questo lavoro. L’ho fatto con talmente tanta dedizione e impegno, che oggi mi esce così, spontaneamente”.

Qual è stata l’opera più difficile che sei riuscito a realizzare?
“Beh, ultimamente ho fatto una scultura molto grande, non in strada, ma in una villa privata, a Grottaferrata. E’ un’opera divisa in due sezioni: da una parte, c’è una testa a tutto tondo; dall’altra, il corpo. La testa è alta 2 metri e 50 centimetri; 20 metri il corpo. Era un vecchio cedro del Libano: è morto e mi hanno chiesto di scolpirlo, quasi per resuscitarlo e dargli una nuova vita”.

Hai raggiunto anche le periferie?
“Si, anche se devo dire, sinceramente, che non ho il ‘pallino’ delle periferie: vado a istinto. A me interessa che sia vista la cosa, non è così importante dove la creo. Di conseguenza, se posso portare anche lì la mia arte, credo sia un bene. La cosa positiva in un quartiere, al di là che sia periferico o meno, è riuscire a donargli un valore aggiunto. In certe zone, manca proprio la bellezza: non sto dicendo che quello che faccio rappresenti la bellezza, ma per lo meno si riferisce a un ambito più creativo, a un qualcosa che va oltre. Cerco di fornire un punto di vista diverso”.

Tronco1.jpg

Pagina Facebook di Andrea Gandini: clicca qui

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