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12 Luglio 2020

Cinque cose con Edoardo Tresoldi

di Valentina Cirilli
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Cinque cose con Edoardo Tresoldi

Inserito dal celebre magazine ‘Forbes’ tra i trenta artisti under 30 più influenti d’Europa, l’artista milanese si racconta al pubblico di ‘Germi’ grazie all’originale format del giornalista Francesco Locane

Un cocktail, un film, un libro, una canzone e un oggetto: cinque cose attraverso le quali conoscere un artista in un incontro ravvicinato e intimo. Cinque spunti che aprono una prospettiva inedita sul suo percorso artistico. E, perché no, un pretesto per ascoltare aneddoti improbabili sulla storia di cinque comuni oggetti. ‘Cinque cose con’ è il format ideato dal giornalista Francesco Locane, che prevede un ciclo di appuntamenti con artisti provenienti per lo più dal panorama musicale e dell’arte figurativa, come nel caso dell’ultimo ospite: lo scultore italiano, di fama internazionale, Edoardo Tresoldi. Nell’abbraccio accogliente del salotto di ‘Germi’, lo “spazio di contaminazione” di Manuel Agnelli (frontman degli Afterhours), situato nel cuore del ‘design district’ di Milano, (in zona Tortona), l’artista Tresoldi si è aperto al racconto di sé in maniera ironica, svagata e con la sana sfrontatezza di chi all’arte ha ancora molto da regalare. Edoardo Tresoldi, classe 1987, nato a Cambiago (Mi) ma cresciuto a Milano, è autore di opere scultoree monumentali ‘site specific’, realizzate con rete metallica e materiali industriali. Enormi corpi e volti umani, cupole, archi, vele, a volte installate permanentemente, altre volte temporaneamente, attraversano gli spazi pubblici ridisegnandone l’immaginario collettivo, sempre mantenendosi in ascolto con la narrazione e l’esperienza di chi li abita: “Ogni volta”, spiega l’artista, “che mi trovo di fronte ad un nuovo progetto da realizzare mi confronto con le storie e i racconti sull’anima del luogo fatta dalle persone che lo vivono e spero che essi possano ritrovare quella stessa narrazione all’interno della mia opera”. Il tirocinio ‘di bottega’ che, durante gli anni romani, lo ha portato a confrontarsi con i linguaggi del cinema, della scenografia, della musica e della scultura, unito a un talento naturale, hanno fanno sì che Edoardo Tresoldi fosse inserito dal celebre magazine americano ‘Forbes’ tra i trenta artisti under 30 più influenti d’Europa.
Il restauro della basilica paleocristiana di Santa Maria di Siponto (Fg), in Puglia, è valso all’artista la Medaglia d'oro all'Architettura italiana 2018 - Premio speciale alla Committenza. Si tratta del premio italiano di architettura più prestigioso, istituito dalla Triennale di Milano. Un intervento unico nel suo genere, che nasce dallo studio attento della materia prima - la rete metallica - e del paesaggio - i resti archeologici di un edificio portatore di un’identità sacrale universalmente riconosciuta - che riceve una completezza di significazione e una nuova rigenerazione. Forte è la percezione, in chi lo guarda, di una fusione perfetta tra due materie opposte: la dura stabilità della pietra e l’evanescente trasparenza della rete metallica, che mette assieme due estetiche differenti: l’arte classica e quella contemporanea, la dimensione del reale e dell’onirico. Parlando con Edoardo, ci si rende conto dell’attenzione nei riguardi del fruitore dell’opera d’arte, del tentativo dell’artista di “arrivare a una sintonia tra l’esperienza dello spettatore del luogo e quella dello spettatore internazionale”.  
Nell'aprile del 2018, l'artista Tresoldi si confronta con un pubblico diverso da quello colto e indottrinato della Triennale: quello del ‘Coachella Musics and Arts Festival’, uno degli eventi musicali più importanti al mondo, la cui maggior parte degli spettatori è digiuna di arte contemporanea e forse più interessata alla performance di Beyonce. Per il ‘Coachella Festival’, l’artista crea l’opera più grande mai realizzata prima di allora, ‘Etherea’: una serie di tre sculture raffiguranti tre architetture neoclassiche, che interagiscono con il ‘landscape’ roccioso e sconfinato della California. In quella massa indistinta di 250 mila persone che si imbattono nell’imponente opera senza il ‘bagaglio’, spesso ingombrante, di aspettative dell’intenditore, ciò che importa davvero all’autore è “riuscire a stimolare con la propria opera la riflessione del pubblico da tutti i punti di vista, questo”, sottolinea Edoardo, “è il senso vero del lavoro dell’artista”.
Ancor prima di arrivare alle fclouds_full.jpgorme geometriche, i primi progetti di esordio vedono la riproduzione di corpi umani di grande espressività, come nel caso del ‘Collezionista dei venti’: la prima opera permanente che raffigura un uomo gigantesco seduto ai piedi del castello di Murat, a Pizzo Calabro (Vv). Oppure, l’enorme figura che fissa il cielo, ‘Looking for’: un’installazione temporanea, realizzata per il ‘Roskilde Music and Arts Festival’, in Danimarca. Di minori dimensioni è l’opera ‘Corale’, creata per il ‘Verso Sud Festival’ di Bari: un gruppo di nove uomini e donne scolpiti in rete nell’atto di una preghiera, attraversati dalla luce che proietta le loro ombre sulle mura di un’antica chiesa. Materiali poveri e grezzi s’intrecciano mirabilmente, realizzano forme armoniche e dolci curve, quasi tradendo la durezza costitutiva della loro natura. Vi è una specie di magia nel vedere la resa figurativa di un materiale tanto rigido e ‘difficile’: il perfetto accordo aristotelico tra forma e materia. Le cinque cose di Edoardo Tresoldi sono: il ‘daiquiri’, un ‘cocktail’ che conserva ancora il profumo “fresco e acido” di certe domeniche romane; ‘Profumo – Storia di un assassino’ è il film che più di altri racconta la sua parabola di artista, in cui convivono la tecnica del maestro e l’illusa incoscienza dell’allievo, verso la ricerca di quella leggendaria 13esima essenza, “che serve a immaginare che anche il progetto più ambizioso si può realizzare”, commenta Edoardo, “rompendo la parete della impossibilità”; ‘inciampatovi’ quasi per caso, la lettura di ‘Le città invisibili’ di Italo Calvino lo ha portato a identificarsi con lo spirito del protagonista, Marco Polo, la cui condizione di nomadismo rappresenta il tratto distintivo della sua poetica artistica e del suo modo di leggere il paesaggio; ‘I mind’ di James Blake è una di quelle tracce che spesso tornano a risuonare nella mente, evocando i ricordi legati al periodo del ‘Festival Eau Claire’, in Wisconsin, quando, chiamato a realizzare l’installazione di un grande organo trasparente - ‘Epoque’ - fece la conoscenza del musicista; il quinto oggetto scelto è un ingombrante mazzo di chiavi, uno dei punti deboli di Edoardo: un oggetto quotidiano che smarrisce a giorni alterni e che, nell’atto della perdita, rende manifesto più di altri il senso dell’assenza, uno dei ‘fil rouge’ che attraversa la sostanza delle sue creazioni.

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QUI SOPRA: EDOARDO TRESOLDI IN UNO 'SCATTO' DI ANDREA METE

AL CENTRO: IL 'COLLEZIONISTA DEI VENTI' A PIZZO CALABRO (VIBO VALENTIA)

IN ALTRO A DESTRA: L'OPERA 'BLINDEYEFACTORY' PRESSO LA BASILICA DI SANTA MARIA DI SIPONTO (FG)


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