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28 Ottobre 2020

Franco Losvizzero: "Roma sogna di riattivare importanti poli culturali"

di Silvia Mattina - smattina@periodicoitalianomagazine.it
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Franco Losvizzero: "Roma sogna di riattivare importanti poli culturali"

Dal 13 settembre scorso, il foyer del teatro India accoglie le opere di sedici artisti contemporanei che hanno rappresentato il loro punto di vista rispetto alla 'città eterna'

'Roma sogna' è un viaggio a più voci, diretta da un unico maestro d'orchestra: Franco Losvizzero. Artista, regista, scultore e performer: sono solo alcune delle tante anime che rendono unica e fuori dai canoni tradizionali il suo approccio all'arte. Una visione così ampia e diversificata non poteva che accogliere un progetto teso a evidenziare la dimensione onirica del rapporto con Roma. Una vocazione estetica, che invade differenti piani interpretativi intesi a collegare l'architettura industriale, la magia del teatro e il ‘ferroso’ scenario urbano. Le tante individualità artistiche sviluppano un contrastante dialogo, che si snoda in un flusso continuo di personali visioni oniriche, lungo il grande spazio del foyer del teatro India (700 metri quadrati di esposizione). Un progetto importante, che dal 13 settembre scorso inaugura una nuova stagione per l'arte contemporanea con tanti interessanti protagonisti del panorama romano, come: Alessandro Bavari; Philip Buzz; Tiziana Cera Rosco; Arianna De Nicola; Davide Dormino; Matteo Giuntini; Verdiana Patacchini; Matteo Peretti; Andrea Pinchi; Francesca Romana Pinzari; Cristiano Quagliozzi; Barbara Salvucci; Susanna Sinclar; Maurizio Savini. Tra questi, risulta curiosa l'installazione dell'artista Salvucci, che nel doppio binario tra contemporaneità e passato rivela il concetto dietro la costruzione della torre di scatole: “Una sorta di ossimoro tra la struttura pesante e la sua inconsistente materialità di cartone che sembra un sogno”. Un richiamo all'infanzia delle costruzioni Lego, in nome della dimensione del gioco: “L'ho chiamata fragile, perché su ogni scatola c'è questa scritta” continua l'artista, svelando la visione esoterica del numero 17 dei livelli della torre, “che in antichità era considerato il numero magico della perfezione con le 7 meraviglie, 7 giorni e il numero uno per l'unicità”. Un'altra artista da seguire è Verdiana Patacchini, che nel suo ‘Omaggio a Magritte’ del 2014 manifesta la sua passata ossessione per il processo di utilizzo di acidi su metalli: 'un'età del ferro', solo da poco superata grazie al trasferimento nella ‘grande mela’. Dopo lo sposalizio con Polimnia, musa della poesia lirica e sacra avvenuto nel 2014 presso il Museo Centrale Montemartini, il geniale Franco Losvizzero porta in esposizione una delle sue preziose sculture meccaniche, ‘Dindolò’, in cui si esalta il potere da demiurgo dell'artista/Dio, nel ruolo di colui che osserva e mette in moto la creatività del mondo. Per capire le tante e forti personalità artistiche presenti nel contesto del teatro India, è importante rintracciare le ragioni di fondo del progetto e il suo potenziale sviluppo con alcune domande rivolte direttamente alla ‘mente’ di tale operazione, Franco Losvizzero.

Franco Losvizzero, com'è nato questo progetto “Roma Sogna”?
”È nato quando ho fatto una mostra qui, tre mesi fa, in cui ho portato alcune mie opere. Il direttore mi ha detto che questa era una delle mostre più belle del teatro India, chiedendomi, infine, di lasciarla. Così ho deciso di aggiungere gli artisti che amo e stimo, per renderla unDondolo_Franco_Losvizzero.jpg po' più ricca. Hanno scritto diverse curatrici ed è diventata ‘Roma Sogna’...”.

E cosa sogna, quindi, Roma?
”Roma sogna di riattivare dei poli culturali come questi e di sviluppare quella parte di ricerca contemporanea che tanti artisti hanno difficoltà ad affermare, soprattutto quelli che appartengono a una generazione che è anche la mia. Adesso ci sono dei grandi cambiamenti, per esempio al ‘Macro Asilo’...”.

Realtà come il ‘Macro Asilo’ pensa possano essere una spinta verso una nuova concezione dell'istituzione museale?
”Assolutamente si”.

Come hanno interpretato il tema della mostra i tanti artisti presenti?
”Questi artisti, con le loro diversità, hanno raccontato una parte più sognata, ma anche quella più legata all'inconscio e a una ricerca interiore, all'irrazionalità. Dato che tutti gli artisti che stimo hanno queste caratteristiche, ho deciso di intitolarla ‘Roma Sogna’, come se il guardare oltre o dentro se stessi possa portare a una verità maggiore, anche nella ricerca contemporanea. Poche chiacchiere e una forza espressiva rinnovata”.

Prima di questo progetto, un'importante tappa, anche per la sua valenza sociale, è stata l'occupazione da parte di voi artisti per Palazzo Naldini: ce ne vuole parlare?

”Devo dire che si è trattato di un momento in cui c'era voglia anche di riconquistare degli spazi occupati e, in quel momento, ho cercato di sostenere quell'operazione. Quando si è aperta la possibilità di metterla un po' più sul concreto, ovvero nell'idea di raccogliere le forze estranee ai grandi musei, ho continuato la mia piccola impresa. E questo è un po' il risultato. Palazzo Naldini è un'operazione molto bella, realizzata da ragazzi e organizzazioni, che affermano la possibilità di riappropriarsi anche degli spazi comuni, portandoli a una nuova cultura. Io ho cercato di dare il mio contributo anche con questa mostra e, nel mio piccolo, cerco di raccontare l'arte contemporanea”.

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