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8 Dicembre 2021

Giorgio de Finis: "Riconosciamo il museo abitato di Metropoliz patrimonio dell'umanità"

di Serena Di Giovanni
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Giorgio de Finis: "Riconosciamo il museo abitato di Metropoliz patrimonio dell'umanità"

Sabato 25 settembre, presso la sede di via Prenestina 913 in Roma, il Maam, Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz_città meticcia, ha annunciato pubblicamente la decisione di presentare la propria candidatura all’Unesco, chiedendo di essere riconosciuto come “bene culturale immateriale”

Dal 2012, un singolare museo nella periferia est di Roma, nato dalla mente dell’antropologo, artista e regista, Giorgio de Finis, in un ex salumificio della ditta Fiorucci, è diventato la ‘casa’ di numerosi migranti e precari italiani e stranieri, che a oggi non hanno intenzione di ‘uscire’ dalla struttura (da qui ‘Nunesco’, denominazione della campagna). L’esperimento Maam, che l’antropologo e filosofo francese, Marc Augé, ha definito “un superluogo”, sfugge, in effetti, a ogni definizione. È stato avviato, tra le altre cose, allo scopo di costruire un'opera d'arte corale e totale, non data tanto dal valore del singolo episodio artistico, ma dall’insieme della sua ‘collezione’, che nel tempo è assai mutevole. L’idea di base è di un dispositivo museale partecipa2_Gian_Maria_Tosatti_e_il_suo_telescopio.jpgto e abitato, in cui gli artisti ‘donano’ delle opere d’arte agli abitanti del museo, che si impegnano a custodirle, intervenendo talvolta nel ‘momento creativo’ e nella genesi dell’evento artistico. Un museo unico nel suo genere, che come le grotte di Lascaux e Altamira, al di là dei suoi evidenti obiettivi sociali, ha finito per fondere l’arte e l’abitare creando un senso di appartenenza sociale e culturale, per promuovere il rispetto per le diversità e per la creatività umana. Ciò sembrerebbe, in effetti, essere in linea con la definizione di “patrimonio culturale immateriale” della Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, adottata nel 2003 dall'Unesco e ratificata dall'Italia nel 2007.
Numerosi artisti emergenti e affermati hanno aderito al progetto Maam. Solo per citarne alcuni: il brasiliano Kobra; il duo Sten&Lex; Veronica Montanino (la prima artista del Maam); Pablo Echaurren; Gianni Asdrubali; Borondo; Giovanni Albanese; Mauro Cuppone; Davide Dormino; Danilo Bucchi. E poi, ancora: Michelangelo Pistoletto e Gian Maria Tosatti, del quale si sta parlando molto in questi giorni a proposito della sua partecipazione alla Biennale di Venezia come unico artista del padiglione italiano e della nomina a direttore artistico della Quadriennale romana. Il dispositivo Maam, inoltre, si situa all’origine di altri interessanti esperimenti artistici e curatoriali su Roma, come il Macro Asilo e il Museo delle periferie (Rif), che hanno avuto il merito di risvegliare dal torpore una realtà culturale molto statica e stantìa, contribuendo al dibattito su temi attuali quali il rapporto tra arte contemporanea e periferia, il rapporto tra musei e pubblico e il concetto di inclusione museale, ponendo in discussione i più tradizionali sistemi dell’arte. Di tutto questo, di cosa sia il Maam e del perché esso debba essere riconosciuto come patrimonio dell’umanità, abbiamo voluto parlare meglio con Giorgio de Finis, ideatore e direttore del dispositivo e attuale direttore del Museo delle periferie.

Direttore de Fin4_La_Venere_di_stracci_di_Michelangelo_Pistoletto.jpgis, che cos'è il Maam?
“Qualcosa che faccio sempre più fatica a spiegare: il Maam è il Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz_città meticcia, dove l’Altro è ciascuno di noi rispetto a tutti gli altri. E l’Altrove è la Luna che gli abitanti di questa occupazione raggiungono nel 2011 con il progetto artistico e cinematografico Space Metropoliz (www.spacemetropoliz.com). E’ tutto ciò che è arte all’interno degli spazi abitati dell’ex salumificio Fiorucci sulla via Prenestina, a Roma. Ma questa divisione tra arte e abitare, abitanti, militanti e artisti, tra Maam, Metropoliz (il nome con cui gli abitanti hanno ribattezzato lo stabilimento) e movimento di lotta per il diritto all’abitare nel tempo, è sempre più sfumato. Il Maam è davvero diventato, non solo negli iniziali intenti programmatici, il primo museo abitato del pianeta Terra. Ed è per questo che chiediamo di tutelare questa esperienza straordinaria”.
                                                 
Com'è nata la decisione di presentare la candidatura all'Unesco?
“La ‘citta meticcia’ di Metropoliz e il suo museo convivono da sempre con la minaccia dello sgombero. Anzi, una delle funzioni del museo è sempre stata quella di proteggere la comunità di Metropoliz e i suoi diritti. Ma da quando il Tribunale civile di Roma ha riconosciuto alla proprietà un risarcimento milionario che grava sulla casse dello Stato, l’occupazione abitativa di Metropoliz è saltata improvvisamente in cima alla lista degli sgomberi. Prima di allora, l’amministrazione capitolina sembrava aver preso a cuore l’esperienza di Metropoliz: “Un esempio di crescita culturale per tutta la città”, aveva detto il vice sindaco Luca Bergamo. Tanto da volerla in qualche modo - con le dovute differenze, s'intende - replicare nel museo ufficiale di arte contemporanea della città, il Macro. Con la sentenza si è fatto presto marcia indietro. E anche la fine prematura del Macro Asilo (2 anni invece che i 2+2 previsti dal contratto) è dipesa, a mio avviso, dalla fine annunciata del Maam, che sarebbe dovuta avvenire, da cronoprogra mma della prefettura, a febbraio 2020, appena due mesi dopo la festa di chiusura del museo ‘ospitale’. Ho sempre pensato che l'immaginazione ‘preventiva’ con cui il nuovo Macro si è definito, avesse a che fare con questo, piuttosto che con un omaggio a Franco Falasca”.

Ma com'è nata l’1_Muro_di_Kobra.jpgidea della candidatura all’Unesco?
“L’idea di candidarci all’Unesco nasce anche dai falliti tentativi dell’amministrazione di trovare una soluzione che fosse in grado di salvaguardare questo esperimento, questa utopia concreta nata in città che ci mostra, nell’unire l’alto e il basso, il centro e la periferia, che un’altra città è possibile: più equa, plurale, solidale, autogestita. È un alzare l’asticella, chiedendo non più a Roma, ma al mondo, di guardare ai dieci anni del Maam, al sodalizio senza precedenti di 600 artisti con la piccola comunità di migranti e precari che abita quello che era un relitto urbano abbandonato: una realtà di cui si è parlato ovunque al livello internazionale, anche tramite una miriade di libri, film, documentari, ricerche scientifiche, tesi di laurea e di dottorato, giornali, fotografie, videoclip. Se questo non dovesse bastare, forse ci dichiareremo “Libero Stato di Metropoliz e della Luna”.
 

Perché avete chiamato la vostra campagna ‘Nunesco’?
“È un gioco che unisce due istanze: una è quella di essere riconosciuti quale bene artistico e culturale, patrimonio dell’Unesco, appunto; l’altra esprime, in un improbabile romanesco - anche se provenienti da tutti gli angoli del Pianeta i metropoliziani sono ancora cittadini di Roma - la volontà degli abitanti di rimanere a vivere nel ‘museo abitato’ che hanno scelto come la loro casa, anche rinunciando all’offerta di un alloggio popolare qualora questa arrivasse, come è successo per l’occupazione di via del Caravaggio”.

Quali saranno i prosDiamond_Welcom_to_Metropoliz_2013_foto_di_Giorgio_Benni.jpgsimi step della campagna?
“Chiudere il dossier e consegnarlo ufficialmente, magari corredato da una lunga lista di firme autorevoli, accanto a quella delle migliaia di persone che da anni attraversano e apprezzano il Maam. E rilanciare le attività artistiche e culturali del sabato. Occorre il sostegno di tutti, se si vuole salvare Metropoliz”.

Perché, a suo avviso, l'Unesco dovrebbe riconoscere il Maam come ‘patrimonio dell'umanità’?
“Quello che è avvenuto al Maam è davvero unico: sono le grotte di Lascaux del Terzo Millennio. Ma al di là della collezione, è sul ‘museo abitato’ e sull’opera ‘totale’ (assemblaggio a scala urbana, che unisce arte e vita) che concentreremo la nostra richiesta. L'iscrizione del Maam come patrimonio culturale immateriale rientra nelle misure di salvaguardia che la comunità intende mettere in campo. Misure legate al rifiuto di lasciare lo spazio in cui il Maam ha preso vita, perché questo vorrebbe dire porre fine a un percorso collettivo e comunitario irrinunciabile per la riproduzione stessa dell'esperienza”.

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QUI SOPRA: GIANFRANCO NOTARGIACOMO, 'TEMPESTA E ASSALTO' IN UNO SCATTO DI SILVIA BRUTTI

AL CENTRO DAL BASSO VERSO L'ALTO: DIAMOND, 'WELCOME TO METROPOLIZ' (FOTO DI GIORGIO BENNI)

MURO DI KOBRA

LA VENERE DI STRACCI DI MICHELANGELO PISTOLETTO

GIAN MARIA TOSATTI E IL SUO TELESCOPIO

IN APERTURA: IL DIRETTORE DEL MAAM, GIORGIO DE FINIS


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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