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23 Settembre 2020

Un patrimonio da salvare

di Serena Di Giovanni
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Un patrimonio da salvare

Il nuovo bando di concorso dell’Istituto superiore per la conservazione e il restauro per accedere alla Scuola di Alta formazione e alla professione di restauratore

Dopo non poche difficoltà legate ai tagli effettuati dal governo sull’istruzione e la cultura, il 20 maggio scorso è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (4° Serie Speciale - Concorsi n.39) il nuovo bando di Concorso pubblico per l'ammissione di 10 allievi al 65° corso quinquennale della Scuola di Alta formazione e studio dell'Istituto superiore per la conservazione e il restauro di Roma, tra le più prestigiose istituzioni formative nel campo del restauro e delle professioni artistiche presenti in Italia e nel mondo. Il volume “La regola del talento” la ricorda, infatti, fra le diciassette migliori scuole dedicate al restauro e ai mestieri d'arte in Italia. Per questo, noi di PIM abbiamo deciso di ripercorrerne le origini, l’organizzazione e il ruolo, così fondamentale nella definizione e diffusione dei criteri scientifici applicati al restauro a livello nazionale e internazionale. 

Origini

L’Istituto centrale del restauro, oggi Istituto superiore per la conservazione e il restauro, ha svolto fin dalla sua fondazione una parte fondamentale nel campo della conservazione e del restauro delle opere d'arte, sia a livello nazionale, sia internazionale. Nato nel 1939 su progetto di Giulio Carlo Argan e Cesare Brandi, esso doveva rispondere all’esigenza di impostare l’attività di restauro su basi scientifiche e di unificare le metodologie di intervento sulle opere d’arte e i reperti archeologici. Fin dalla fondazione dell’istituto, l’insegnamento del restauro fu così fissato come uno degli scopi principali da perseguire, assieme a quello di creare una nuova figura professionale di restauratore “scientifico”, svincolata dalla tradizionale formazione di bottega. In questo modo, il celebre storico e critico d’arte Cesare Brandi, alla voce “Restauro” dell’Enciclopedia Italiana, ricordava l’importanza dell’attività dell’Istituto negli anni immediatamente successivi alla sua fondazione: 

“L’Istituto centrale del restauro si è posto ormai come il più importante organo per il restauro del mondo occidentale, e, con diretta attività o consulenza, è largamente intervenuto anche all'estero (Francia, Belgio, Egitto, Messico, India, Yemen, Turchia, Perù) realizzando, fra l'altro, il restauro della più antica porta bronzea di Santa Sofia a Costantinopoli e la ricomposizione delle stele ittite di Caratepè in Anatolia. Come già l'istituto predetto era nato per togliere il restauro dall'empirismo allora dominante (1939), la sua integrazione di critica e di scienza è andata sempre aumentando, parallelamente ai grandi progressi della scienza, inoltre ingrandendo la sua dotazione di apparecchi e di personale specializzato. L'attività dell'istituto si è largamente riflessa nel territorio italiano suscitando il potenziamento di vari gabinetti di restauro presso le singole soprintendenze, segnatamente a Firenze (Fortezza da Basso) e a Venezia (Abbazia di S. Gregorio), ma anche in altri centri, come Bologna, relativamente al restauro delle opere di legno e alla conservazione delle pietre” (Cesare Brandi, ad vocem “Restauro”, Enciclopedia Italiana - IV Appendice, 1981).

A Brandi si deve, peraltro, la formulazione della Teoria del Restauro (1963), i cui principi sono alla base della moderna prassi conservativa e da cui deriva la metodologia ampiamente riconosciuta in tutto il mondo. Il testo è stato tradotto in diverse lingue tra le quali, proprio di recente, l’arabo (http://www.icr.beniculturali.it/documenti/allegati/Cesare%20Brandi%20NAZARIAT%20AL%20TARMIM1.pdf).

 Le attività dell’Iscr nel mondo

Tra i primi interventi intrapresi negli Anni Cinquanta dai tecnici dell’Istituto in Turchia e in Germania sono da ricordare i restauri delle porte in bronzo di Santa Sofia ad Istanbul, gli scavi di Karatepe in Turchia, con gli interventi sulle sculture ittite frammentate e con il progetto di copertura delle strutture scavate. All’estero l’ambito delle attività dell’Istituto ha incluso anche la strutturazione di centri di restauro per la formazione permanente, l’allestimento di laboratori scientifici e la programmazione di corsi di aggiornamento. Tra i siti più significativi in cui l’ISCR ha attuato programmi di formazione e ricerca figura certamente la Cina, con la quale fin dal 1988 è stato instaurato un rapporto di cooperazione nel campo della conservazione del patrimonio culturale, che perdura ancora oggi. Un rapporto che ha condotto nel 1995 alla creazione del Centro per la conservazione di Xian. A questo proposto è da ricordare l’avvio di un importante cantiere didattico del Taihedian nella Città Proibita, ovvero il Padiglione della Suprema Armonia, dove hanno lavorato fianco a fianco restauratori e allievi dell’ICR insieme ai colleghi cinesi. Oltre alla Cina, l’Istituto ha instaurato stretti rapporti di collaborazione con l’Iran, la Siria, l’Egitto, l’Iraq, il Portogallo, l’Albania, l’India, l’Afghanistan, la Giordania, il Kosovo, la Serbia e il Sudan. In tutti questi paesi gli interventi hanno previsto anche la formazione dei tecnici locali in grado di preservare il proprio patrimonio, e la fondazione di istituti affini a quello italiano. Ciò è avvenuto, in particolare, in Cina, Serbia, Belgrado e in Siria. La recente realizzazione del CIK (Istituto Centrale per la Conservazione) di Belgrado, primo centro per l’insegnamento specialistico del restauro in Serbia, ha fatto guadagnare all’architetto Donatella Cavezzali, direttore della SAF dell’ISCR, il riconoscimento internazionale di “salvatore dell'arte”, nella sezione Europa del “Premio Rotondi”, assegnato ogni anno ai protagonisti di esemplari azioni di salvataggio del patrimonio artistico in ogni angolo del mondo. Più recente è la realizzazione del Progetto MAE-ISCR finalizzato all’allestimento della mostra itinerante “Il Restauro in Italia. Arte e tecnologia nell’attività dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro”, che intendeva divulgare l’attività di conservazione e restauro dei beni culturali nel mondo. Realizzata con la collaborazione del Ministero degli Affari Esteri e attraverso la rete diplomatico-consolare e degli Istituti italiani di cultura, l’esposizione documentaria ha voluto diffondere la conoscenza di quanto realizzato dall’Istituto dalla sua fondazione fino ai cantieri più recenti e alla nuova organizzazione della Scuola di Alta Formazione. La mostra è stata ospitata in diverse sedi: da Budapest a Gerusalemme, da Nairobi a Malta, da Algeri fino ad Amman, a Rio de Janeiro, Marsiglia, Sarajevo, Sri Lanka, Dublino e Mumbai.

Organizzazione della Scuola di Alta Formazione ieri e oggi

In origine, la formazione del restauratore prevedeva tre anni di studio con insegnamenti di teoria e di pratica svolta presso i laboratori scientifici e di restauro. Nel 1997, con legge DPR n.339 del 16 luglio, la definizione di questa figura professionale ha subìto due importanti variazioni: la richiesta del diploma di liceo (al posto della terza media) per la partecipazione al concorso di ammissione e l’estensione della durata del corso da tre a quattro anni. Oggi, in linea con le esperienze didattiche e di ricerca dell’istituto, i corsi sono diventati quinquennali e a ciclo unico. Sono stati predisposti diversi percorsi formativi professionalizzanti (PFP) per le diverse tipologie di manufatti. La didattica si articola in lezioni frontali, laboratori, seminari e cantieri pratici. Alla riflessione generale di tipo critico si affianca una formazione tecnica e pratica, che avviene mediante l’attività di laboratorio e di cantiere, da svolgere in Italia e all'estero, e attraverso stage formativi da svolgere presso organizzazioni pubbliche, private e no profit, italiane e internazionali. L’accesso alla Scuola avviene, di solito annualmente, mediante un concorso pubblico per esami, bandito dal MIBACT e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.

 

Info e fonti:

http://www.icr.beniculturali.it/home.cfm

http://www.icr.beniculturali.it/pagina.cfm?usz=4

http://www.icr.beniculturali.it/pagina.cfm?usz=4&uid=452&umn=91&smn=453

http://store.nardinieditore.it/img/cms/ICR%20a%20San%20Francesco%20di%20Paola.pdf


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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