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17 Febbraio 2020

Il canguro pugilatore di Marco Corona

di Silvia Mattina
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Il canguro pugilatore di Marco Corona

In occasione del decennale del ‘BilBolBul’, festival internazionale di fumetto, si è tenuta di recente a Bologna la prima grande retrospettiva dedicata al fumettista e illustratore piemontese: un’occasione imperdibile per descrivere ai nostri lettori la grande produzione di questo artista

Lo scorso dicembre, presso la Pinacoteca Nazionale di Bologna, una mostra ha raccontato la vitalità travolgente di Marco Corona: la sua potenza espressiva e la grande versatilità del suo tratto. La rassegna, curata da Alessio Trabacchini ed Emilio Varrà, ha presentato opere dalla tematica più disparata. A cominciare dal laboratorio mentale (La Galaverna), sino al racconto della provincia (Bestiario padano), passando per la grande crisi della guerra (L'ombra di Walt) per poi viaggiare all'interno della sfera emozionale (Riflessi e La seconda volta che ho visto Roma) e favolistica (Le avventure di Pinocchio), fino ad arrivare alla biografia surreale (Krazy Kahlo) e ai racconti di personaggi più o meno reali (Jack London, Ernest Hemingway). Le sue opere hanno mostrato la rivelazione di un mondo reale in forme e declinazioni presenti nella mente di questo artista, camaleontico nella scelta della tecnica volta a proporre soluzioni narrative simili e distanti allo stesso tempo, nella piena libertà di sperimentare e andare apertamente oltre i propri limiti. Ogni nucleo tematico era una ‘piccola sfera’, caratterizzata dall’irrefrenabile voglia di vivere e dall’ineffabile desiderio di descrivere la natura umana in tutte le sue più squallide e superstiziose declinazioni. Come nel caso del piccolo e sperduto villaggio di montagna, ispirato alle fotografie sulle tradizioni carnevalesche in Campania. Elemento molto interessante dell'allestimento: il folto materiale documentaristico, punto di partenza e ponte di collegamento tra l'artista e le opere esposte, organizzato anche in forma di dialogo con protagonisti dell'illustrazione affini per ricerca stilistica e tematica, quali Hernandez per l'Illustrazione per Repubblica Xl del 2005, incisioni del periodo colombiano e 'Sciuscia' di Cesare Zavattini. Se per il fumetto il rimando ad Andrea Pazienza era il tratto più evidente, per quanto riguarda l'aspetto pittorico e/o per soggetto, il riferimento era presente nel grottesco delle tragiche anatomie di Francis Bacon, nell'abbrutimento dei corpi e nel fascino del macabro dei fratelli Chapman, infine, nella biografia di Frida Kahlo. Proprio quest’ultima troneggiava, a percorso concluso, "nell'episodio in cui lei vede il film Frankenstein. Mi piaceva l'idea che lei fosse, contemporaneamente, il mostro e il suo creatore. È Frida che si ricostruisce, che crea il suo rapporto con il proprio corpo e con gli altri". Quste le parole di Marco Corona nei due episodi della biografia, redatti a diciotto anni di distanza l'uno dall'altro e dal carattere surreale, reso evidente attraverso un fitto tratteggio, a sottolineare la passionalità e la sofferenza di questo straordinario personaggio.

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Biografia
Marco Corona, nato a Carmagnola (TO) nel 1967, è autore di fumetti e illustratore tra i più amati e influenti della scena italiana. Fa parte dell’antologia ‘Comix 2000’ della celebre casa editrice francese ‘L’Association’. Ha realizzato copertine di libri (Feltrinelli, Giunti), esposto in diverse gallerie e collaborato con numerose riviste (Blue, ANIMAls, Internazionale). Dopo l’albo ‘Cadavre Exquis’ (Centro Fumetto Andrea Pazienza) e la prima edizione di ‘Frida Kahlo’, una biografia surreale (Stampa Alternativa), nel 1998 ha pubblicato i libri ‘Bestiario Padano’, ‘In mezzo’, ‘l’Atlantico’ e ‘Riflessi’ (tutti per Coconino Press/Fandango), a cui sono seguiti ‘La seconda volta che ho visto Roma’ (Rizzoli Lizard, 2013) e le illustrazioni del ‘Pinocchio’ di Carlo Collodi (Rizzoli Lizard, 2015). Il suo ultimo libro è ‘Krazy Kahlo’ (001 Edizioni, 2016).

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