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28 Gennaio 2023

La casa dei Vettii riemerge dalle ceneri

di Michela Diamanti
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Un lungo intervento di restauro durato vent’anni ha finalmente restituito all’ammirazione del pubblico la ‘Cappella Sistina’ di Pompei

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La Campania, terra baciata dal sole e costellata da tante contraddizioni, ha visto in questi giorni ultimare i lavori di restauro di uno dei suoi tesori più preziosi: la casa dei Vettii. Angolo tra i meglio conservati e ricchi di affreschi del sito archeologico di Pompei, la domus è stata infatti riaperta al pubblico dopo vent’anni di restauri, che hanno riguardato l’intero complesso abitativo. Un momento emozionante, quello che ha portato nei giorni scorsi al taglio del nastro in presenza del ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, oltre a numerose altre autorità a fianco degli addetti al restauro che ancora indossavano la tuta bianca, la seconda pelle che li ha accompagnati nei lavori di recupero. La domus, uno dei più importanti esempi della cultura romana, con sculture marmoree e bronzee e un eccezionale corredo di affreschi e decorazioni, costruita prima del I secolo a. C. (come testimoniato dai capitelli a forma di dado e dall'impluvio in tufo, di reminiscenza sannitica e caratteristici di quest'epoca) fu acquistata nel I secolo d. C. da Aulus Vettius Conviva e Aulus Vettius Restitutus, due ricchi liberti (ex schiavi cui era stata concessa l’affrancatura, ndr) che ricoprirono un ruolo sociale di primaria importanza durante l’ultima fase di Pompei e che ristrutturarono la domus con opere d’arte del IV stile pompeiano (uno dei quattro stili della pittura romana di cui la casa dei Vettii e quella dei Dioscuri di Pompei rappresentano il principale testimone, accanto alla Domus Aurea a Roma). Altri rimaneggiamenti seguirono il terremoto del 62 d. C. che pur non avendo provocato danni ingenti, fece presagire la tragedia che sarebbe toccata quasi vent’anni più tardi. La successiva eruzione del Vesuvio del 79 d. C. portò infatti Gineceo.jpgal seppellimento dell’intera struttura fino al suo scavo, che l’ha riportata alla luce tra il 1894 e il 1896. La casa venne chiusa nel 2002 a causa di alcuni interventi urgenti di restauro e messa in sicurezza delle coperture, per essere poi parzialmente riaperta al pubblico nel 2016 e nuovamente chiusa nel 2020. In tutto questo tempo, archeologi, geologi, ingegneri e architetti si sono alternati nei lavori che hanno comportato un rifacimento completo delle coperture e il restauro di pavimenticolonnati e affreschi divenuti, in molte parti, illeggibili.  Particolarmente complessa è risultata la rimozione degli strati di cera, che in passato sono stati disposti sugli affreschi con l’intento di proteggerli, ma che in realtà hanno oscurato molti dei dettagli, danneggiando le opere. La domus, oltre ad essere adeguata alle norme sismiche, è stata anche dotata di un sistema di illuminazione a led, che permette una maggiore qualità visiva degli affreschi, evitandone il danneggiamento. Esperti di giardinaggio si sono, infine, adoperati per ripristinare il giardino con specie botaniche antiche.
Il completamento dell’intervento di recupero rappresenta un momento importante per il sito di Pompei, bersaglio di centinaia di migliaia di visitatori delusi, ogni volta, per non poter ammirare le meraviglie di quella che il direttore generale del Parco archeologico, Gabriel Zuchtriegel, giudica la ‘Cappella Sistina’ di Pompei. "La riapertura della Casa dei Vettii”, ha commentato il ministro Sangiuliano, “è il coronamento di un percorso pluriennale di pieno recupero degli scavi di Pompei. Da oggi il pubblico potrà tornare ad ammirare un ambiente unico nel suo genere, inaccessibile da vent'anniDobbiamo essere all'altezza della grandezza che la Storia ci ha trasmesso: serve davvero una grande passione umana per fare certi lavori. Pompei rappresenta un unicum mondiale, la memoria della nostra identità nazionale e della nostra comunità. Quando visitiamo luoghi come Pompei, avvertiamo la presenza delle nostre radici e la memoria dell'intera umanità, perché la Storia, come insegna Benedetto Croce, è sempre un fatto umano contemporaneo". Per Massimo Osanna, direttore generale dei Musei, la riapertura “segna il termine di una storia di restauro lunga e travagliata, che negli ultimi anni si è avvalsa del modello vincente del Grande Progetto Europeo, sia nella gestione dei finanziamenti, sia delle risorse umane. Con la differenza che, in questo caso, il tutto è stato gestito, dalla progettazione agli interventi, con le forze interne del parco. Un passaggio fondamentale, che suggella l’autonomia e il successo della gestione ordinaria di Pompei, ormai esempio riconosciuto a livello internazionale”.
La domus si apre con un vestibolo (porzione di un edificio che funge da ponte tra l’esterno e l’interno) e due atri (cortili coperti su cui si aprivano i locali destinati al soggiorno e al riposo). Il primo, di tipo tuscanico, con impluvio (bacino rettangolare ricavato nel pavimento per la raccolta dell’acqua piovana) e pavimentazione modesta, su cui insistono diverse stanze; e il secondo, che porta al quartiere servile. Ad accogliere gli ospiti, in prossimità del vestibolo, campeggia la figura di un Priapo (personaggio della mitologia greca, simbolo dell’istinto sessuale e della fecondità maschile), a testimoniare con il suo membro gigantesco, pesato su una bilancia e controbilanciato da una borsa piena di denaro, la prosperità e la ricchezza dei proprietari. La domus è poi costituita da un peristilio (cortile circondato da porticati) con 18 colonne, che circondano un giardino arricchito da sculture adibite a fontane, un oecus (salone), definito stanza degli Amorini (personificazioni del dio Amore in forma di fanciullo, nudo e alato) per le figure rappresentate nel fregio dipinto sopra allo zoccolo, mentre svolgono le principali attività produttive dell’epoca (dalla vendita del vino alla pulitura delle vesti; dalla coltivazione dei fiori alla vendemmia; dall'oreficeria alla creazione di profumi) e da una zona che venne chiamata dall’archeologo Amedeo Maiuri, il gineceo (che indica nella casa greca la parte riservata alle donne) composto da due stanze finemente decorate, dalla sala di Issione e quella di Penteo (il cui nome riprende le scene rappresentate negli affreschi che decorano le pareti), il quartiere servile con i dipinti di Lari e la cosiddetta Stanza erotica. La presenza di decorazioni ‘hot’ ha portato a ipotizzare che la stanza servisse alla prostituzione, come sembra confermare il rinvenimento, sulla parete sinistra del vestibolo, di un’iscrizione in cui si racconta di una donna di nome Eutychis, “greca e di belle maniere”, che si offriva per due assi (moneta romana di basso valore, inferiore al sesterzio).
Nella villa ci sono, ovviamente, anche alcune ‘finestre’, dalle quali si scorgono dei bambini offrire dei pegni alle divinità del focolare. Queste finestre, però, non sono vere: i pompeiani, infatti, erano soliti affrescare gli ambienti interni in modo che rappresentassero scorci su scene di esterni: giardini, vedute sul mare, scene bucoliche. I ‘trompe l'oeil’ (genere di pittura naturalistica, tendente a una concretezza tale da dare l’illusione del reale, ndr) sono infatti di origine pompeiana. E quasi nessuna dimora pompeiana ha finestre affacciate all’esterno. Si preferivano, infatti, le finestre in ombra, all’interno dei peristili, meno esposte peraltro al rischio di ladri e più fresche d’estate. "La casa dei Vettii”, ha commentato Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, “è la storia del mondo romano rinchiusa in una casa: la casa-museo della romanità, per così dire. Ci troviamo affreschi mitologici e sculture in bronzo e in marmo di eccezionale qualità artistica, che parlano del rapporto complesso tra modelli greci e rielaborazioni romane, ma anche la vita economica e sociale della città. I proprietari, liberti e dunque ex schiavi, sono espressione di una mobilità sociale che due secoli prima sarebbe stata impensabile. Diventarono ricchi con il commercio di prodotti agricoli del territorio intorno a Pompei, ma a quanto pare nella loro casa fu esercitata anche la prostituzione da parte di una schiava greca". Come è noto, la città di Pompei venne sepolta sotto una coltre di ceneri e lapilli provenienti dell'eruzione del Vesuvio nel 79 d. C. Un cataclisma che fece scomparire la città alla vista e alla memoria degli uomini. Roma doveva essere una grande Pompei e molto di più. Come pure magnifiche dovevano essere le altre città romane, monumentali e ricche di opere d'arte, cancellate dalla furia cristiana e barbarica. Oggi, ci viene restituita una fulgida testimonianza di ciò che doveva essere la bellezza del mondo antico.

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NELLA FOTO QUI SOPRA: UNA RICOSTRUZIONE AL COMPUTER DEL PERISTILIO DELLA DOMUS

AL CENTRO: UN ANGOLO DEL GLICENEO DANNEGGIATO DALLA CERA

IN APERTURA: GLI AFFRESCHI DEL IV STILE POMPEIANO


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
Registrata presso il Registro Stampa del Tribunale di Milano, n. 345, il 9.06.2010.
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