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26 Settembre 2020

La stanza delle donne

di Serena Di Giovanni - sdigiovanni@periodicoitalianomagazine.it
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La stanza delle donne

Nei pressi di Birmingham, in Inghilterra, una mostra d’arte contemporanea ‘tutta al femminile’ raccoglie i lavori realizzati da alcune artiste di livello internazionale come Francesca Woodman, Nan Goldin, Beverly Buchanan, Heidi Bucher e Louise Bourgeois, esplorando l’ambiente domestico attraverso punti di vista inediti

I molteplici, concomitanti, disparati e, a volte, ‘contraddittori’ significati che investono l’immagine della ‘stanza’ (in inglese, ‘room’) come ambiente domestico in cui spesso la donna trova riparo e passa gran parte della sua esistenza: è, questo, il ‘fil rouge’ che lega i lavori della mostra ‘Room’, allestita presso la Mead Gallery nel Warwick Arts Centre (University of Warwick). Curata da Laura Lord della Sadie Coles HQ, galleria d’arte di Londra, l’esposizione comprende installazioni, sculture, fotografie che investono lo spazio espositivo di una carica erotica e, al contempo, psicologica, che punta a mettere in risalto le sue caratteristiche strutturali ed estetiche. Nonostante i lavori siano eterogenei tra loro per stile e tecnica, il concetto di ‘stanza’ risulta, infatti, interpretato da tutte le artiste come un’entità tangibile, radicata in un luogo e in un tempo specifico, con una ben precisa risonanza emotiva e immaginativa. Diverse sono le autrici coinvolte, per la precisione 15: Louise Bourgeois; Beverly Buchanan; Heidi Bucher; Marvin Gaye Chetwynd; Rachel Feinstein; Nan Goldin; Klara Lidén; Hilary Lloyd; Sarah Lucas; Joanna Piotrowska; Penny Slinger; Andra Ursuta; Marianne Vitale; Francesca Woodman e Andrea Zittel.
Tra le opere più interessanti figura Empty Rooms, Berlin/Hamburg (1983-96) di Nan Goldin: una serie di fotografie che immortalano bordelli, alberghi e bar gay e che raccontano la solitudine umana. Nan Goldin fa parte del gruppo detto dei cinque di Boston (Five of Boston). Nata a Washington nel 1953, ma cresciuta nella capitale dello Stato del Massachusetts, vive a New York dalla fine degli anni ‘70 del novecento. Inizialmente, l’artista usa la fotografia come un ‘diario in pubblico’: l’arte non solo è parte integrante della sua vita, ma diviene piena manifestazione della stessa. Una vita che è segnata, tra l’altro, dal suicidio della sorella diciottenne, Barbara Holly, il 12 aprile 1965: è proprio fotografando la sua famiglia che l’artista dà avvio al suo lavoro fotografico. Dalla fine degli anni ’70 del secolo scorso, Goldin inizia a presentare le sue immagini con una proiezione di diapositive accompagnate da una colonna sonora punk: ‘Ballata della dipendenza sessuale’, diffuso nei musei in più versioni. In esse, ritrae la vecchiaia, l’amore, la morte, l’infanzia: fasi che si succedono in pochi, suggestivi, secondi. In queste immagini, i ricordi privati si trasformano in vere e proprie opere d'arte. L’artista, infatti, immortala amici e conoscenti, ma anche se stessa: celebre è l’autoritratto realizzato un mese dopo esser stata picchiata. Sua, inoltre, è la prima grande mostra sull'Aids a New York nel 1989.
E ancora, nell’esposizione inglese figura la serie di case ‘in miniatura’ di Beverly Buchanan (2009-12): abitazioni artigianali in legno che ricordano le baracche e le palafitte danneggiate dagli uragani. L’artista afro-americana, scomparsa nel 2015, è ricordata per aver realizzato anche sculture in cemento armato che richiamano i sepolcri antichi. Le sue ‘baracche’ – con i loro colori vivaci e lo stile semplice, quasi infantile – sono un’immagine di resistenza alla povertà. La stessa Buchanan ha definito il suo lavoro: “Una progressione logica del mio primo interesse per le superfici e le pareti”. Una produzione che ha certamente risentito dell’esperienza ‘newyorkese’, quando l’artista era alla costante ricerca di ‘cose’ destinate alla demolizione. La quale rivelava, come un microscopio, i diversi strati materici delle superfici da cui l’artista è sempre stata attratta.
In mostra, c’è anche l’installazione Herrenzimmer (1977-1978) o 'Camera della pelle' di Heidi Bucher, che riproduce l'interno dello studio di suo padre, nella casa dei genitori. L’artista svizzera, da sempre interessata a esplorare lo spazio architettonico e il corpo umano, dalla metà degli anni ‘70 ha iniziato a sperimentare una nuova tecnica, composta da fogli di garza imbevuti di lattice in gomma, con i quali ricopriva le superfici interne delle stanze nella casa dei nonni a Winterthur, in Svizzera. Ne ricavava dei calchi che emulavano la pelle umana e che per questo sono stati denominati ‘skinnnings’.
L’esposizione ospita anche Cell XVII (Portrait) (2000) di Louise Bourgeois, con una testa allungata e inserita all’interno di una ‘gabbia di vetro’, struttura che protegge e imprigiona allo stesso tempo. La scultrice francese, di fama internazionale, si è dedicata, sin dagli anni sessanta, alla lavorazione del metallo realizzando, tra l'altro, molte installazioni. Negli anni più maturi, l’artista ha approfondito i temi della sessualità, della famiglia e della solitudine, creando immagini trasfigurate del membro maschile e celebrando il concetto di maternità con enormi sculture a forma di ragno: si tratta di opere di carattere onirico, spesso reiterate e installate in diverse città.
Esposte in ‘Room’ anche le preziose fotografie di Francesca Woodman, l’artista statunitense che, nonostante la sua breve vita (si suicidò a soli 23 anni), ha lasciato il segno nella fotografia contemporanea. Il suo lavoro – che si è svolto in parte anche in Italia, in particolare a Roma e a Firenze – si concentrava sul corpo umano e la sua interazione con lo spazio naturale e architettonico, per narrare i quali utilizzava in gran parte esposizioni lunghe o la doppia esposizione, ricreando immagini dal sapore surreale. Celebri le sue parole pronunciate poco prima di togliersi la vita, nel gennaio 1981: “Ho dei parametri e la mia vita a questo punto è paragonabile ai sedimenti di una vecchia tazza da caffè e vorrei piuttosto morire giovane, preservando ciò che è stato fatto, anziché cancellare confusamente tutte queste cose delicate”.

Room
Dal 6 maggio al 24 giugno 2017
Lun – Sab 12pm – 9pm
Mead Gallery
Gibbet Hill Rd, Coventry CV4 7AL, Regno Unito
FREE ENTRY

https://www.warwickartscentre.co.uk/mead-gallery/exhibitions-and-events/

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NELLA FOTO: LE CASE IN MINIATURA DI BEVERLY BUCHANAN (2009-12)

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