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8 Dicembre 2021

Museo: teorie, pratiche e politiche

di Serena Di Giovanni
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Museo: teorie, pratiche e politiche

Un testo molto accurato di Giorgio de Finis, che raccoglie le testimonianze dei tanti professionisti che hanno partecipato all’esperienza del ‘Macro Asilo’ nei suoi 15 mesi di attività: un progetto artistico diretto dall’autore che ha avuto luogo dal 30 settembre 2018 al 31 dicembre 2019 presso lo spazio del Museo d‘arte contemporanea di via Nizza in Roma

A cura di Giorgio de Finis, il volume ‘Museo: teorie, pratiche, politiche’ (Bordeaux Edizioni) raccoglie le testimonianze dei tanti professionisti che hanno partecipato all’esperienza del Macro Asilo nei suoi 15 mesi di attività. Il progetto artistico, diretto dallo stesso de Finis, ha avuto luogo dal 30 settembre 2018 al 31 dicembre 2019, presso lo spazio del Museo d‘arte contemporanea di via Nizza in Roma. Come si legge nella prefazione del libro, i testi sono “raccolti in ordine di apparizione così come hanno figurato nel calendario degli eventi”. Alcuni di essi erano già stati pubblicati nei diversi fascicoli del ‘Macro Asilo Diario’, il catalogo generale suddiviso in vari numeri edito da Palazzo delle Esposizioni. Hanno fornito il loro contributo più di 60 professionisti, italiani e stranieri, coinvolti in alcune attività promosse dall’esperimento ‘Macro Asilo’ nei suoi mesi di sopravvivenza, tra le quali conferenze, seminari, ma non solo. Alcuni dei testi pubblicati costituiscono la trasposizione dei diMuseo_cover_2.jpgbattiti e degli incontri che si sono tenuti al Macro di via Nizza. Sono, dunque, un’importante fonte di documentazione dell’attività del dispositivo museale e delle tante riflessioni che si sono generate da tale esperienza. Ciò che colpisce del libro è l’eterogeneità non solo dei temi proposti, gravitanti attorno alla definizione di museo, ma soprattutto degli autori coinvolti per formazione, professione e provenienza geografica. Si tratta di una comunità di professionisti abituati a frequentare lo spazio museale: storici dell’arte di chiara fama, ma anche giovani studiosi, critici, curatori, architetti, urbanisti, direttori ed esperti nella gestione dei musei, responsabili dei dipartimenti educativi, membri dell’Icom (International Council of Museums, ndr), docenti universitari, esperti in comunicazione, scrittori, politologi, ricercatori, giornalisti, sociologi, antropologi, etnografi, semiologi, filosofi, e, non ultimi, gli artisti stessi. L’esperienza del Macro Asilo – una piazza nella quale discutere argomenti d’interesse culturale, sociale e politico in relazione al museo – diviene la lente attraverso la quale è possibile argomentare ed eventualmente ripensare la più tradizionale definizione di museo approvata dall’Icom a Vienna, il 24 agosto 2007: “Un’istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società, e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che effettua ricerche sulle testimonianze materiali ed immateriali dell’uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva, e le comunica e specificatamente le espone per scopi di studio, educazione e diletto”. Una definizione che, proprio nel biennio 2018-2020, in concomitanza con l’esperienza del Macro Asilo, è stata messa in discussione dall’International Council of Museums - Icom sia a livello nazionale, sia internazionale. Ripercorriamone brevemente le tappe salienti: la Conferenza generale di Icom che si è tenuta a Kyoto nel 2019, com'è noto aveva provato a proporre un aggiornamento della definizione di museo puntando sui concetti di “democrazia, dialogo e inclusività”, abbracciando una visione del museo più in linea con la società attuale: un “luogo di conflitti e sfide”, nel quale riconoscere “pari diritti e pari accesso al patrimonio per tutte le persone”. Di recente, dopo la fallimentare esperienza di Kyoto, un nuovo comitato, rinominato Icom - Define e coordinato da Bruno Brulon (presidente di Icofom, il Comitato internazionale per la museologia del Consiglio internazionale dei musei, ndr) e Lauran Bonilla-Merchav (Icom Costarica), si è insediato con l’obiettivo di approvare la nuova definizione di museo in occasione della Conferenza generale di Praga, prevista nell’agosto 2022. Il processo di consultazione proposto da Icom - Define per elaborare un nuovo testo da sottoporre al vaglio dell’Assemblea generale di Praga - che prevede 4 fasi di consultazione e 11 ‘passi’, in un arco temporale di 18 mesi - ha finora prodotto, nella sua ‘seconda fase’, un Report sulle ‘parole-chiave’ proposte dai Comitati nazionali e internazionali, pubblicato il 21 luglio scorso. Esso ha fatto emergere significativamente alcuni concetti ritenuti necessari per la nuova definizione di museo. Oltre a quelli consolidati (ricerca, conservazione, salvaguardia, patrimonio, educazione, didattica) sono emerse con forza ‘nuove’ parole-chiave: inclusivo (66%), comunità/società (51%), sostenibile (47%), accessibile (45%), servizio per la società (44%), diversità (41%), dialogo (31%), che “esaltano la funzione sociale del museo”. Una percentuale minore ha, invece, riguardato parole come: partecipazione (27%) e democrazia (15%): un dato sul quale occorrerebbe riflettere.  
Sia come de_Finis_mostra_libro.jpgsia, il volume ‘Museo: teorie, pratiche, politiche’ pone degli interrogativi sui temi principali e più controversi del dibattito attorno alla nuova definizione di museo. I contributi affrontano, con un’ottica differenziata, in base alla formazione e alla professione degli autori coinvolti e senza un approccio didascalico e didattico, non solo quei concetti ritenuti 'pregnanti' dal Report dell’Icom, ma anche tematiche meno frequentate e più periferiche, seppure ugualmente fondamentali. É bene elencarle sinteticamente, rimandando al lettore ogni più approfondita analisi sui singoli testi, a vantaggio di “una riflessione critica collettiva”, come scrive l’autore, dove non è tanto importante la singola e autorevole voce, ma il quadro complessivo che ne emerge: 1) le pratiche più idonee e meno stereotipate con le quali tradurre le retoriche di un museo pubblico, partecipato, inclusivo, abitabile, ospitale; 2) l’accessibilità e la fruibilità dello spazio museale, con tutte le sue implicazioni e declinazioni; 3) il sistema dell’arte e il ruolo dell’artista in rapporto al museo (il museo sceglie/seleziona o accoglie?); 4) il ruolo sociale dell’arte contemporanea (se esiste);  5) la ‘sacralizzazione’ o ‘desacralizzazione’ dell’arte nelle pratiche contemporanee e il rapporto tra arte e 'politiche' urbane, culturali, sociali, territoriali; 6) il rapporto, troppo spesso ignorato, tra museo e militanza politica; 7) il ruolo dell’istituzione museale nell’accoglienza delle popolazioni migranti, affrontato attraverso l’esperienza, tutt’altro che consueta, del Maam (Museo dell'Altro e dell'Altrove di Metropoliz), divenuto da anni sede abitativa per famiglie di differente etnia, che costituiscono la comunità di Metropoliz o la 'città meticcia', “un museo totalmente autogestito e indipendente, nelle forme di una grande opera unica, da porre in relazione alla vita quotidiana, alle speranze e in difesa delle numerose famiglie ospitate in quegli spazi”, specifica de Finis; 8) l’interdisciplinarietà della figura del critico, dello storico dell’arte e del museologo, ai quali l’attuale società richiede conoscenze e competenze sempre più trasversali, per poter interpretare criticamente e mediare correttamente uno spazio, quello del 'museo contemporaneo', sempre più complesso e polisemico; 9) i luoghi del museo, tema che si declina nel rapporto tra oggetti e architettura, tra museo e città, tra museo e comunità, tra museo e contesti urbani; 10) la ‘porosità’ e ‘fluidità’ del museo; 11) l’aspetto ludico dell’arte; 12) il museo come “esperimento situazionista”, come "laboratorio e luogo antropologico", spazio identitario e storico, luogo di ricerca e di interrogativi; 13) il museo nella sua valenza didattica ed educativa; 14) il museo come assemblea o luogo di conflitto; 15) il rapporto tra beni culturali e i diritti della comunità; 16) il ruolo sociale dell’istituzione museale; 17) il rapporto col virtuale; 18) il museo fuori di sé, il museo diffuso, il museo ecologico e le tante tipologie di museo contro una visione unica e stereotipata dell'istituzione o, meglio ancora, ‘globalizzata’; 19) le diverse identità del museo e la difficoltà di fornire una definizione che possa accogliere tutte le tipologie oggi note: realtà estremamente eterogenee e polimorfe, la cui forza risiede proprio nello sfuggire alla ripetizione di un modello fisso e immutabile; 20) per ultimo, ma non davvero per importanza, il museo come spazio democratico di confronto.

Museo: teorie, pratiche, politiche
a cura di: Giorgio de Finis
Bordeaux edizioni - Roma, 2021

pagg. 538
Contributi di: Alberto Abruzzese, Maria Letizia Adani, Alexander Alberro, Ilaria Arcangeli, Carmelo Baglivo, Simonetta Baroni, Ilaria Beltramme, Adonay Bermudez, Manuel Borja-Villel, Nicolas Bourriaud, Orietta Brombin, Alberta Campitelli, Sabrina Casset, Fabio Cavallucci, Carlo Cellamare, Cristiana Collu, Stefania Crobe, Valter Curzi, Marisa Dalai Emiliani, Gianfranco D’Alonzo, Giorgio de Finis, Arianna De Simone, Serena Di Giovanni, Irene Di Noto, Paolo Di Vetta, Tiziana Ferrante, Patrizia Ferri, Alberto Garutti, Piero Gilardi, Daniele Jalla, Franco La Cecla, Juan José Lahuerta, Vito Lattanzi, Alice Isabella Leone, Emmanuele Lo Giudice, Adele Maresca Campagna, Gianluca Marziani, Grégoire Mayor, Serena Melandri, Lucilla Meloni, Sofia Francesca Miccichè, Nicholas Mirzoeff, Caterina Modesti, Veronica Montanino, Diletta Moscatelli, Chantal Mouffe, Antoni Muntadas, Valentino Nizzo, Vincenzo Padiglione, Daniele Pappalardo, Antonio Pavolini, Claudia Pecoraro, Gabriele Perretta, Mario Petriccione, Isabella Pezzini, Domenico Piraina, Anna Pironti, Michelangelo Pistoletto, Jacques Rancière, Giorgia Rochas, Claudio Rosati, Ilaria Rosu, Marco Scotini, Giorgio Silvestrelli, Calum Storrie, Gabriela Urtiaga, David Vecchiato, Andrea Viliani, Peter Weibel, Paola Zanini.

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