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23 Ottobre 2019

NO(W) REGRETS: l’arte contemporanea scevra da rimpianti

di Serena Di Giovanni
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NO(W) REGRETS: l’arte contemporanea scevra da rimpianti

Una mostra che si è conclusa in questi giorni al MLAC – Museo Laboratorio d’Arte Contemporanea dell’Università di Roma ‘La Sapienza’, ha aperto una riflessione sullo ‘stato di salute’ dell’arte contemporanea nel nostro Paese: l’intervista al curatore, Tommaso Zijno

Nessun timore reverenziale nei confronti dell’arte del passato. La mostra ‘NO(W) REGRETS’, curata da Tommaso Zijno, 17-31 marzo 2016 presso il MLAC – Museo Laboratorio d’Arte Contemporanea dell’Università di Roma ‘La Sapienza’, si concentra sulla condizione in cui versa l’arte contemporanea nel nostro Paese, sempre più costretta nel rimpianto di un passato idealmente inarrivabile, piuttosto che all'assimilazione e al superamento delle antiche tradizioni. Il ‘now’ del titolo rimanderebbe proprio all’attualità di un presente recalcitrante in cui sembra che tutto, arte compresa, proceda per ‘forza di inerzia’, risentendo del soffocante bagliore dei fasti trascorsi. L’esposizione costituisce l’occasione della prima uscita ufficiale per un gruppo di artisti denominato ‘ULTRA’, formato da quattro giovani: Alessandro Calizza, Cristiano Carotti, Marco Piantoni e Desiderio. La parola d’ordine del gruppo è ‘oltrepassare’, partendo però dalle espressioni artistiche lasciate in eredità e ripercorrendo la storia dell’arte dalle origini fino alle manifestazioni più recenti. Il tutto, per approdare ad una realtà creativa che sia in primo luogo una ‘critica’ della condizione contemporanea e una ‘presa di coscienza’ del modus vivendi dell’essere umano negli anni duemila. La parola ‘modernità’ viene così scandagliata, messa ‘sotto accusa’ attraverso una chiave interpretativa alternativa e destabilizzante, che si serve delle icone e dei simboli della cultura occidentale, dei supporti tradizionali, installazioni e dipinti, per porre in evidenza il meccanismo di auto-disfacimento che la nostra società ha da tempo messo in atto. Simbologie mitologiche e iconografie desunte dal repertorio classico si fondono, ad esempio, nello stile ‘delirante’ e ‘pop-surreale’ del giovane Alessandro Calizza, dove il bianco puro del marmo viene macchiato e contaminato da colori virali e fosforescenti, e dove le forme si disfano in un’atmosfera di marcescenza e di cinica coagulazione. Il ruolo preponderante della materia ‘carnosa’, per contro, emerge nelle grandi tele di Desiderio, dove l’artista utilizzando un ‘medium’ tradizionale riproduce il mondo dell’infanzia, ‘schiacciato’ da una comprimente densità atmosferica allo stesso tempo noir e macabra. Un universo fatto di bambole, giocattoli, animali di pezza che prendono vita, dove maiali e agnellini vengono usati come pupazzi da infanti disarmanti, che generano una sensazione di claustrofobia e di ansia dilagante, legata all’incubo di una realtà infima, dettata dall’esigenza di un consumismo ‘smanioso’. Tale critica guida anche il lavoro concettuale di Marco Piantoni, che con le sue ‘Banconote al maiale’ induce a riflettere sui meccanismi industriali e sul malato asservimento dell’uomo al sistema economico, di cui l’allevamento in batteria dei maiali, ai fini di un’ottimizzazione del profitto, costituisce un esempio. Viene così tratteggiato il lato di una realtà che produce l’annullamento, la mercificazione e mortificazione dell’essere umano, sempre più assoggettato al sistema socio-economico attuale. La stessa critica emerge in parte anche in Cristiano Carotti, autore di opere ‘espressioniste’ dal forte impatto cromatico le quali, attraverso un repertorio iconografico a metà fra il ‘brutto’, l’ironico e il grottesco, pongono in rilievo le contraddizioni e il perbenismo della nostra società.
L’intervista al curatore della mostra, Tommaso Zijno.
 

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Tommaso Zijno, innanzitutto perché No(w) Regrets?
“Tutto nasce da un gioco di parole basato sull’espressione inglese ‘no regrets’, ovvero ‘nessun rimpianto’, dove il ‘now’ rimanda alla nostra attualità, in cui l'arte rischia di perdere di vista l'importanza delle lezioni passate. Partendo da un confronto con ciò che ci ha preceduto e formato, privo di quei timori reverenziali che spesso caratterizzano il contemporaneo, NO(W) REGRETS rappresenta un occhio, che senza rimpianti, guarda al ‘classico’ e alla tradizione artistica (sia da un punto di vista iconografico che tecnico) ibridandola con tematiche e linguaggi più che mai attuali”.

In che modo i quattro artisti tentano di andare ‘oltre’ la tradizione artistica italiana?
“I quattro artisti tentano di andare ‘oltre’, attivando un processo di ‘rinnovamento’ che utilizza icone e simboli della tradizione, rileggendoli in chiave innovativa e veicolandoli con una corroborante potenza espressiva: cromatismi al limite del kitsch violentano lo spazio e imbrigliano il visitatore in un mondo altro, fatto di scheletri fosforescenti, opere in liquefazione e personaggi surreali”.

Che cos’è ‘ULTRA’?
“ULTRA è un vero e proprio ‘gruppo’ di artisti che condividono progetti e tematiche (come il rapporto tra l'odierna società dei consumi e i valori delle culture passate), conservando comunque le loro individualità. ULTRA rappresenta un team culturalmente ed artisticamente completo, in cui lo stile ‘espressionista’ di Cristiano Carotti e Desiderio, il lavoro concettuale di Marco Piantoni e l’approccio ‘pop- classicheggiante’ di Alessandro Calizza, si ibridano magistralmente”.

A suo parere il ‘bagaglio’ iconografico e iconologico di matrice classica che, dall’antica Roma fino al contemporaneo, torna a più riprese nella produzione di molti artisti italiani (e non solo), è da considerarsi più una risorsa o un limite?
“Io ritengo che il passato vada sempre tenuto in forte considerazione. L'eccessiva bramosia d'innovazione rischia troppo spesso di far perdere di vista l'importanza di ciò che si sta producendo, relegando il fare artistico ad un operazione meccanica in cui la forma prevale sul contenuto. La storia dell'arte, con il suo bagaglio iconografico e iconologico, è la base da cui ogni artista deve partire per riuscire a creare qualcosa di nuovo, plasmando e rielaborando la tradizione artistica sulla propria individualità”.

Qual è, secondo Lei, il rapporto tra l’arte degli anni Duemila e la società contemporanea?

“Al giorno d'oggi si assiste  troppo spesso ad espressioni artistiche svincolate dalle tematiche e dalla realtà in cui viviamo. Si perde anche di vista la correlazione tra forma e contenuto, in cambio di ‘trovate’ che rendano appetibili le opere d'arte ad un pubblico il più ampio possibile. L'obiettivo di questa mostra è proprio di interrogare il visitatore su quale possa essere il punto da cui l’arte contemporanea debba ripartire per andare ‘oltre’, senza rinnegare se stessa e tornando ad essere uno strumento di analisi e critica della realtà che la circonda”.

Le statistiche di mercato indicano una brusca frenata dell’arte contemporanea. Il pubblico sarebbe più orientato ai capolavori di rilevanza storica (tra tutti Modigliani e Fontana), dimostrando con i numeri l’enorme ‘ombra’ del nostro passato sulle tendenze del presente, almeno per quanto riguarda l’Italia. Cosa ne pensi?
“Purtroppo l'effetto della crisi economica ha avuto ripercussioni anche sul mercato dell'arte. Non tanto da un punto di vista di spesa, quanto piuttosto di voglia di puntare sulle nuove proposte. È ovvio che un acquirente preferisce spendere di più per un quadro già famoso, ma dal valore indiscutibile, piuttosto che rischiare con un'opera di un artista dal potenziale incerto. A mio parere, non si tratterebbe dunque tanto di questioni legate al passato o alla storia dell'arte in sé, quanto piuttosto all'economia che, ora più che mai, condiziona la produzione artistica con la sua ‘ombra’ fatta di ‘costi’ e ‘profitti’ ”.

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NO(W) REGRETS
Alessandro Calizza; Cristiano Carotti, Desiderio, Marco Piantoni
A cura di Tommaso Zijno
MLAC - Museo Laboratorio di Arte Contemporanea
Piazzale Aldo Moro 5

Date e orari: 17 - 31 marzo 2016
Apertura dal lunedì al sabato, ore 14.00 - 19.00
Ingresso gratuito

In collaborazione con:
Romana Telai di Fausto Cantagalli
Bablab
Casale del Giglio
Terra di Sapori e di Saperi

Media partner:
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