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23 Luglio 2018

Roma: primi segnali di 'rivoluzione'

di Serena Di Giovanni - sdigiovanni@periodicoitalianomagazine.it
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In arrivo alcune interessanti novità per la capitale sotto il profilo artistico, che fanno ben sperare in una possibile ‘rinascita’ culturale della città: la prima è un’iniziativa del Comune volta alla promozione del patrimonio capitolino e destinata ai residenti ‘permanenti’ e ‘temporanei’; la seconda, riguarda l’attivazione del progetto ‘Macro_Asilo’ presso il noto museo d’arte contemporanea di via Nizza

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I cittadini romani non avranno più scuse per disertare i loro musei civici: dalla primavera del 2018 potranno, infatti, accedervi semplicemente acquistando la nuova tessera 'Mic' (Musei in Comune, ndr), che al costo di 5 euro darà loro diritto all’ingresso illimitato per 12 mesi in tutti i siti del sistema, includendo la possibilità di visitare anche le mostre temporanee in corso di svolgimento. L’agevolazione è stata stabilita con un emendamento alla delibera propedeutica al bilancio 2018-2020, la quale ha fissato i costi per i ‘servizi pubblici a domanda individuale’, introdotti dalla Giunta e approvati in assemblea con 36 sì e un solo astenuto. Quali sono le istituzioni coinvolte nell’iniziativa? Ovviamente, i Musei capitolini, ma anche: il museo dell’Ara Pacis, quello dei Fori Imperiali – Mercati di Traiano, il Museo di Roma, il Museo di Roma in Trastevere, la Galleria d’arte moderna, il Museo della Centrale Montemartini, i Musei di Villa Torlonia e il Museo di Zoologia, che vanno ad aggiungersi a quelli già a ingresso completamente gratuito, come il Museo Napoleonico, il Giovanni Barracco, il Carlo Bilotti, il Museo Canonica, il Museo delle Mura, quello della Repubblica Romana e della Memoria garibaldina, la Villa di Massenzio e il Museo di Casal de’ Pazzi. La campagna di lancio di ‘Mic’ dovrebbe partire dalla primavera del 2018. Anche attraverso le Biblioteche di Roma, essa sarà diffusa su tutto il territorio e avrà particolare attenzione verso le comunità di stranieri e italiani di seconda generazione residenti in città.

I COMMENTI DELL'AMMINISTRAZIONE 'PENTASTELLATA'
L’agevolazione con cui la città dei ‘sette colli’ si prepara a celebrare il 2018, anno europeo del Patrimonio culturale, è stata definita dalla sindaca, Virginia Raggi, “una grande opportunità per chi vive a Roma. Avere la possibilità”, ha aggiunto, “di entrare nei musei e visitare liberamente le mostre, al solo costo di 5 euro l’anno, vuol dire potersi riappropriare degli spazi culturali cittadini, vuol dire sentirsi a casa in tutta Roma. Mi auguro”, ha concluso la prima cittadina di Roma, “che questo strumento permetta a chi vive nella capitale di trascorrere più tempo nei luoghi della cultura, per conoscere, scoprire e approfondire l’immenso patrimonio storico e artistico, così come la vita culturale contemporanea della nostra città”. “L’obiettivo”, ha invece commentato il vicesindaco, Luca Bergamo, “è quello di generare curiosità nelle persone offrendo loro l’occasione di passare diversamente anche solo una parte della propria giornata, nonché attrarre sempre più coloro che normalmente hanno minori opportunità di accesso a questi luoghi”. Mentre la presidente della commissione Cultura, Eleonora Guadagno, ha definito l’emendamento congiunto dell’Assessorato alla Crescita culturale e della commissione stessa, “un traguardo importante, sia per l’amministrazione, sia per i cittadini. Abbiamo dimostrato che è possibile concretizzare quello che è scritto nell'articolo 27 della Dichiarazione universale dei diritti umani”, ha inoltre sottolineato la Guadagno, “secondo cui ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici. Vogliamo che chi vive a Roma possa riscoprire nei musei dei veri e propri centri di incontro, scambio e aggregazione”.

Il ‘MACRO_ASILO’
La seconda novità riguarda il ‘Macro’ di via Nizza (museo civico dell’arte contemporanea, ndr) e la sua nuova ‘mutazione’ a partire dall’ottobre 2018, quando per quindici mesi, ovvero sino al termine del 2019, si trasformerà in ‘Macro_Asilo’: un grande dispositivo, complementare alla Gnam e al MAXXI “volto”, ha spiegato il vicesindaco Luca Bergamo, “a diffondere l’arte e gli artisti contemporanei con e per la città, immerso nel territorio, aperto e permeabile a chiunque faccia pratica artistica o voglia scoprirla, ad accesso gratuito per tutti”. Sempre Bergamo ha definito il progetto “uno spazio leggero, multidisciplinare, ospitale, dove stare, più che visitare: un’abitazione utilizzabile e produttiva. Un luogo di produzione a vista delle opere. Una funzione nuova per il museo, che come annunciato con le linee guida programmatiche, integra nel sistema pubblico parte sostanziale dell’esperienza artistica del Maam, il Museo dell’altro e dell’altrove, un’ex fabbrica occupata sulla via Prenestina, di cui Giorgio de Finis è stato fondatore e anima”.

GIORGIO DE FINIS AL MACRO
Antropologo, filmmaker, artista, curatore indipendente e personaggio ‘sovversivo’ per vocazione, il nuovo direttore del progetto al Macro ha messo in piedi il ‘Maam’ nel lontano 2011, trasformando un ex salumificio in un museo ‘alternativo’, in cui l’arte contemporanea e i senzatetto, i migranti e altri indigenti (provenienti dal Marocco, dal Perù, dal Sudan, dall'Eritrea, dall'Ucraina e da diverse famiglie Rom) convivono insieme. Murales, installazioni, dipinti di più di 300 artisti internazionali abitano, infatti, gli spazi dell’ex fabbrica, forgiando una ‘città nella città’ e affrontando i temi che riguardano da vicino i suoi ‘residenti’: la discriminazione, la xenofobia e l’intolleranza. Tutte le opere d'arte sono un dono per il museo ‘illegale’ e per i suoi abitanti: la bellezza aiuta a ricreare un clima migliore, i bambini crescono interagendo con i lavori degli artisti come fossero in un ‘parco giochi’. Il ‘Maam’ è un sistema che si autosostenta senza fondi pubblici, ma grazie al sostegno diretto degli artisti e della gente. È il frutto di un approccio innovativo al sistema museale, di respiro europeo e internazionale, che si configura come un laboratorio contemporaneo diffuso, ispirato a ideali di libertà e cooperazione, in grado di lanciare sul mercato non solo innumerevoli artisti di caratura internazionale, ma di diffondere un’idea dell’arte meno elitaria, più popolare e condivisa.

UNA SCELTA MIRATA A SVECCHIARE IL NOTO MUSEO CAPITOLINO
A una nostra precisa domanda sull’essenza del nuovo progetto al 'Macro', Giorgio de Finis ha risposto che l’iniziativa “intende proporre un modo diverso di ‘giocare’ al gioco del museo. Sarà il luogo dove avviare un incontro nuovo tra gli artisti e la città”, ha commentato il curatore. Ponendo l’accento sul carattere sperimentale del progetto, de Finis ha, inoltre, precisato: “Proveremo a tirar fuori il Museo, e l'arte dal cosiddetto ‘sistema dell'arte’, come i fisici provano a ridurre l'attrito per verificare le loro ipotesi in laboratorio”. Eppure, la scelta di de Finis a capo del 'Macro', anche se solo a titolo temporaneo, ha dato adito a qualche polemica. Questo perché il ‘deus ex machina’ del ‘Maam’ sarebbe stato scelto ‘senza bando’ e, in definitiva, senza tener conto della sua ‘ridotta esperienza’ in ambito curatoriale. Il nome di de Finis, in verità, è stato avanzato nell’ottica di riproporre l’esperimento vincente del ‘Maam’ in una diversa sede, più istituzionale, nel tentativo di ‘svecchiare’ il tradizionale circuito dell’arte contemporanea della città di Roma: un sistema che si dimostrava agonizzante da tempo. Malgrado ciò, proprio per tale nomina ‘diretta’, de Finis è diventato, di recente, un bersaglio facile per i detrattori dell’amministrazione ‘pentastellata’. La quale, tutto sommato, sta portando avanti il proprio ‘disegno’ di politica culturale: quello di riconciliare i cittadini con l’arte, rendendo l'immenso patrimonio di Roma più facilmente fruibile anche da un punto di vista economico, tentando altresì, per quanto possibile, di rimodernare un sistema museale vetusto e obsoleto, di cui il 'Macro', ahinoi, costituisce la più alta espressione, almeno fino a oggi. Virginia Raggi e la sua Giunta hanno voluto, quindi, porre alla guida del museo, anche se per un periodo limitato, un uomo ‘nuovo’, che ha appreso e vissuto ‘sul campo’ l’attività di curatela. E capace, proprio per questo, di porre in discussione gli sterili ‘nozionismi’ dell’estabilishment culturale romano, da cui de Finis si distingue per un approccio meno tradizionalista, privo di esasperazioni: un metodo sino a ora vincente, che ha avuto il merito di riavvicinare i giovani alla bellezza e destinare l’arte – rivalutandola – anche a uno scopo sociale. Tutto ciò, ovviamente, non senza richiamare a sé l’attenzione e le invidie di molti suoi esimi e accreditati colleghi.

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NELLA FOTO: GIORGIO DE FINIS


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