La mostra a Roma fino al 1° febbraio prossimo: un’occasione da non perdere per conoscere la genesi e la formazione tecnica del maestro catalano, esaminando la sua produzione giovanile
Si avvia verso le ultime due settimane di permanenza la mostra dedicata al genio di Salvador Dalì, visitabile presso Palazzo Cipolla in via del Corso, nel cuore pulsante della città eterna. L’itinerario proposto esplora la genesi e la definizione della tecnica del maestro catalano, esaminando la sua produzione giovanile, durante la quale viene sedotto dalle pitture d’avanguardia come il cubismo, il dadaismo, l’impressionismo e anche la pittura metafisica italiana.
Tra gli ispiratori sarà cruciale l’incontro con Pablo Picasso, figura imponente, con il quale ebbe il primo incontro a Parigi nel 1926. L’adorazione verso il maestro di Malaga subirà una metamorfosi nel corso del tempo, seppur mantenendo una vena di venerazione, diventando una pietra di paragone e un traguardo da raggiungere e superare. Inebriato dall’incontro, Dalí focalizza il suo intento nel ritagliarsi un proprio spazio all’interno del movimento surrealista, fondato da André Breton nel 1924.
La m
ostra prosegue sottolineando il fondamentale rapporto tra Dalí e Picasso, divenuto ormai un confronto a tutto tondo, designandolo, a tratti, come la sua perfetta nemesi. Nella conferenza 'Picasso e io' del 1951, il grande Dalí manifesta chiaramente come la sua posizione sia ormai speculare, seppur conciliante, come confermato dalle sue stesse parole: “Picasso è un genio, come me. E’ spagnolo e conosciuto a livello mondiale, esattamente come me. Tuttavia, io ho quarantotto anni e lui settantadue. Lui è comunista e io no. Tutto questo per salvare la pittura moderna dal caos e dall’indolenza”.
Chiarito il substrato fondamentale della crescita artistica di Dalí, l’esposizione accompagna il visitatore verso l’esplorazione degli stili adottati. Superati i vent’anni, volge la sua ricerca verso un confronto più profondo con la tradizione artistica, che scopre essere incarnata in tre capisaldi rappresentati da Velázquez, Vermeer e Raffaello, grazie ai quali sviluppa una sintesi tra innovazione e tradizione, dimostrando come l’eredità artistica possa convivere con la creatività e l’originalità.
Significativa a tal proposito risulta essere 'la Merlettaia', celebre opera di Vermeer, che ossessionò Dalí fin dalla tenera età sino all’illuminazione, che culminò nell’associazione al corno di rinoceronte, espressione logaritmica perfetta e custode del segreto della vita stessa, rintracciata, in studi successivi, in altri elementi naturali, come il cavolfiore e già individuata da Leonardo nel girasole. L’itinerario proposto presenta un Dalí a tratti inesplorato, nella sua fase di formazione giovanile, tra studi dei classici e aspirazioni creative che abbracceranno molteplici discipline. Un’occasione da non perdere, fino al primo febbraio prossimo. 