Il mensile di informazione e approfondimento che
intende riunire culturalmente il nostro Paese nel pieno rispetto di tutte le sue tradizioni, vocazioni e ispirazioni ideologiche e politiche.
diretto da Vittorio Lussana
Area Riservata
23 Ottobre 2019

eL Seed colora l’Egitto

di Serena Di Giovanni
Condividi
eL Seed colora l’Egitto

Un enorme dipinto dai colori accesi ‘invade’ le superfici murarie di circa 50 edifici: al Cairo, nel sobborgo cosiddetto ‘spazzatura’ di Manshiyat Naser, il luogo che l'artista franco-tunisino ha scelto per realizzare la sua ultima fatica, chiamata ‘Perception’

Finalmente una buona notizia per l’Egitto: ‘Perception’, il progetto di Urban Art elaborato dall’artista franco-tunisino eL Seed per riqualificare il quartiere degradato di Manshiyat Naser (Cairo), è stato portato a termine con successo. Completamente autofinanziato il dipinto murale interessa circa 50 edifici del sobborgo della Capitale egiziana, conosciuto come ‘città della spazzatura’ perché popolato dai Zabaleen, letteralmente ‘mondezzai’, una comunità religiosa cristiana copta che lavora come collettrice ufficiosa d'immondizia urbana al Cairo da circa 80 anni. L’opera, che costituisce uno dei più grandi esempi di arte urbana in Egitto e può essere visualizzata solo da lontano, in particolare dalla cima della montagna Mokattam, è stata pensata per risanare l’immagine del quartiere e invogliare i suoi abitanti a osservarlo con ‘occhi nuovi’. Per questo essa reca la seguente citazione, formulata da s. Atanasio d’Alessandria, teologo della Chiesa copta, nel IV secolo d.C.: “Chiunque voglia vedere chiaramente la luce del sole deve prima pulirsi gli occhi”.

La reazione del pubblico
eL Seed, classe 1981, aveva già operato in altre città del mondo, come Brasile, Francia e Tunisia. Eppure, l’esperienza egiziana sembra averlo colpito molto, anche e soprattutto per il carattere sociale del progetto. La cui ‘buona riuscita’ è legata al sostegno da parte del reverendo Samaan Ibrahim, il quale ha svolto un importante ruolo di ‘mediatore’ con gli abitanti del sobborgo. L’artista ha reso pubblica la realizzazione del dipinto attraverso i social network, in particolare Instagram, postando di volta in volta le foto del ‘work in progress’. Le reazioni non si sono fatte attendere e sono variate dallo sconcerto fino alla più totale incredulità. Data la mole del lavoro svolto, qualcuno ha perfino creduto che le immagini fossero state alterate digitalmente. Inoltre, ha stupito il fatto che l’artista non sia incorso ad arresti e che abbia potuto completare il progetto con il beneplacito delle autorità locali. Il governo egiziano, in effetti, ha sempre mostrato poca tolleranza nei confronti degli artisti, soprattutto per quelli di strada, spesso nel mirino delle forze dell’ordine. Gli street artist che, ad esempio, dopo la rivolta in Egitto del 2011, hanno voluto fare delle città la loro personale tela sulla quale dipingere, sono stati costretti a lavorare in assoluta segretezza come se stessero commettendo un furto o una rapina.
eL Seed, inoltre, ha ricevuto diversi elogi: dagli abitanti del quartiere agli attivisti, fino al noto graffitista egiziano Ammar Abo Bakr, che su facebook ha definito il lavoro “unico nel suo genere” in Egitto. Anche l’ambasciata egiziana a Washington ha promosso il progetto con un tweet, dicendosi piacevolmente ‘stupita’ per quanto accaduto.

I Zabaleen e la città dell’immondizia
Quel che è certo è che eL Seed, intervenendo visivamente sulla percezione dello spazio urbano, ha trasformato un angolo dimenticato del Cairo in un’opera d’arte a cielo aperto. Un angolo lontano dagli sguardi indiscreti e dall’occhio attento e vigile dei funzionari e delle forze dell’ordine; e un angolo forse dimenticato anche da Dio. In effetti Manshiyat Naser, la città spazzatura, non è un ambiente facile in cui crescere e vivere: i suoi abitanti sopravvivono rovistando tra i rifiuti e riciclando qualsiasi cosa risulti riutilizzabile. Il paesaggio periferico è devastato dall’immondizia: i balconi delle case, le viuzze, la strada principale. Uno scenario veramente desolante, reso ancor più triste dall’urbanizzazione feroce e dai palazzi a mattone crudo. Il sobborgo è percepito da tutti come sporco, emarginato e segregato, nonostante i Zabaleen abbiano sviluppato uno dei più efficienti sistemi di riciclaggio, riuscendo a raccogliere circa 9mila tonnellate di rifiuti al giorno. Per numerose generazioni, questa comunità locale si è auto-mantenuta raccogliendo pressoché gratuitamente la spazzatura porta-a-porta dagli abitanti della capitale egiziana. Il tutto, utilizzando somari e carretti per trasportare la spazzatura, che viene poi condotta nelle loro case e smaltita in diversi modi e, spesso, grazie all’aiuto dei maiali. Malgrado il loro tenore di vita sia davvero basso, i Zabbaleen sono riusciti a dar vita a una comunità solidale, tuttavia la loro esistenza e il loro modo di vivere risulta minacciato dalla decisione, assunta dalle autorità comunali del Cairo nel 2003, di concedere contratti per un ammontare annuo di 50 milioni di dollari a tre compagnie internazionali di raccolta e smaltimento di rifiuti. Più di recente, essi hanno dovuto far fronte a un'altra sfida, quando nell'aprile del 2009 il ministero dell'Agricoltura egiziano ha ordinato l'abbattimento di tutti i maiali, in ossequio alle ingiustificate ansie dell'opinione pubblica musulmana che gli animali possano diffondere epidemie tra la popolazione, e in particolar modo l'influenza H1N1. Questa decisione governativa ha creato problemi alla comunità, nonché un visibile incremento della spazzatura e di scarti alimentari putrescenti nelle strade del Cairo. Muovendo da questa situazione, eL Seed ha voluto “mettere in discussione il giudizio che la società ha del sobborgo”, rivalutandone il ruolo sociale. E, a questo proposito, sulla sua pagina face book ha precisato: “La comunità ha accolto me e la mia squadra come se fossimo della famiglia. È stata una delle più incredibili esperienze umane che abbia mai vissuto. Sono persone generose, oneste e forti. E’ stato dato loro il nome di Zabaleen, cioè popolo della spazzatura, ma non credo sia giusto definirli in questo modo. In fondo sono semplicemente coloro che puliscono la città del Cairo”.

L’artista
Classe 1981, El Seed è un artista 'Calligraffita', che mescola il graffitismo occidentale con il calligrafismo arabo, ovvero la cultura di strada parigina con la tradizione poetica araba. Nato nei sobborghi di Parigi da genitori tunisini, El Seed ha trascorso i suoi anni formativi fra diverse culture, lingue e identità. Lavorando principalmente con soggetti apparentemente contraddittori e lontani tra loro, la sua arte, spesso destinata al sociale, riflette la realtà sincretica del mondo in cui viviamo. A metà del 2012 eL Seed ha lavorato in Tunisia, a Gabes, alla decorazione di un minareto alto 47 metri. Nel 2013, in Qatar, ha dipinto un tunnel e, di recente, nell'estate del 2013, a Parigi, ha partecipato a ‘La Tour Paris 13’, la più grande mostra collettiva di street art nel mondo. L'arte di El Seed si trova sui muri di molte città del mondo, tra cui Parigi, New York, Jeddah e Melbourne, in aggiunta al suo paese d'origine, la Tunisia. Nel 2013, l’artista ha collaborato anche con la maison francese ‘Louis Vuitton’.

2_eL_seed.jpg3_eL_seed.jpg

4_eL_seed.jpg


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
Registrata presso il Registro Stampa del Tribunale di Milano, n. 345, il 9.06.2010.
EDITORE: Compact edizioni divisione di Phoenix associazione culturale