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2 Ottobre 2020

Dove vanno gli immigrati?

di Gaetano Massimo Macrì – gmacri@periodicoitalianomagazine.it - Twitter @gaetanomassimom
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Dove vanno gli immigrati?

Migliaia le persone che, nel tentativo di sbarcare sulle nostre coste, vengono recuperate in mare. Ma dopo essere ospitati nelle strutture di prima accoglienza, cosa ne è del loro futuro è difficile capirlo 

Secondo i dati del ministero dell’Interno, aggiornati al marzo 2015, il trend dei flussi migratori diretti nel nostro Paese, a parte una breve fase altalenante, è in netta crescita. Nel 2011, gli sbarchi lungo le coste hanno registrato l'arrivo di 62.692 persone. Solo nell’anno seguente, il numero si è abbassato in modo rilevante a 13.267, ma ha registrato una nuova impennata nel 2013, con 42.925 persone sbarcate, fino alle  170.100 del 2014.
Tendenzialmente, i mesi in cui avviene il maggior numero di sbarchi è ricompreso tra giugno e settembre. Al contrario, i primi due mesi dell’anno sono quelli che fanno registrare il dato più basso (siamo nel numero delle migliaia). Nell’anno corrente – periodo ricompreso tra gennaio e febbraio - ci sono stati 69 eventi di sbarco con 7.882 migranti. Un aumento rispetto all’anno precedente e allo stesso periodo: 46 sbarchi, 5.506 migranti.
Nel 2013 la distribuzione nei centri temporanei ha inciso maggiormente in Sicilia, con il 55% dell'accoglienza, seguita da Puglia (20%) e Calabria (14%). Negli ultimi due anni, invece, l'accoglienza degli immigrati si è 'spalmata' tra Sicilia, Lazio, Puglia, Calabria, Lombardia e Campania (una piccola quota è anche finita tra Piemonte ed Emilia Romagna). C’è da dire, comunque, che la Sicilia è la regione con il più alto numero di centri per richiesta di asilo (Cara, Cpsa, Cda) e tra le regioni col più alto numero di strutture temporanee (110).
Tuttavia, la ‘geografia’ delle migrazioni appare diversa se si considera la sua fase successiva. Ovvero, dopo il soggiorno nei centri di prima accoglienza.
Ancora una volta, per omogeneità, prendiamo in considerazione i dati del ministero dell’Interno. Quelli messi a disposizione sul sito sono relativi al 2013. Si tratta di un censimento a opera della Scuola Superiore dell’amministrazione dell’Interno, la Ssai, pubblicato meno di un anno fa.
Il quadro che ne viene fuori, mostra come un ruolo di preminenza per quello che è l’housing sociale - l’accoglienza successiva alla prima fase gestita dalle istituzioni dello Stato – sia svolto dai privati. Altro dato che emerge è che questa attività è concentrata in modo particolare nel Nord del Paese. Vediamo come ciò avviene, più nel dettaglio. La rete di accoglienza è dislocata lungo tutto il territorio nazionale, ma è nell’area del Nord che trova la più alta concentrazione. Qui, infatti, si trova circa la metà delle strutture residenziali per l’accoglienza: 854, su un totale di 1517. Più nello specifico è l’area del Nord-Ovest a risultare la più ‘ospitale’ con oltre dieci mila posti letto in 494 strutture. Seguono il Sud e le isole con, rispettivamente, 237 strutture e 5 mila posti letto e 139 strutture con 3 mila e seicento posti letto. Da sola, la Lombardia ne conta oltre 7 mila.
Tutte queste strutture hanno, poi, natura giuridica differente.  Per il 70% si tratta di privati, concentrati sempre nell’area del Nord-Ovest. Infine, se la Lombardia guida il primato tra le regioni, al livello cittadino è il suo capoluogo, Milano, a fare altrettanto: 128 strutture, per oltre 5 mila posti letto. (Fonte: Elaborazione SSAI su dati Prefetture - UTG).

Non solo sbarchi: l’altra faccia dello straniero
Secondo i dati raccolti dalla Fondazione Leone Moressa, tutt’altra faccenda sarebbe quella dei migranti che, giunti in Italia, hanno ottenuto la residenza, producendo e dichiarando reddito. I numeri, in questo caso, ci mostrano davvero un’altra faccia dell’immigrazione. I dati sono aggiornati al gennaio 2013 e rivelano che gli stranieri residenti nel nostro Paese sono oltre 4 milioni. Si tratta di persone regolari, che rappresentano il 7,4% della popolazione totale.  Il 60,6%  è in stato di occupazione; i disoccupati sono il 14,1%. Lavoratori che producono e spendono soprattutto sul territorio di residenza. 6,83 mld di euro rappresentano le rimesse per il 2012, ovvero la quantità di denaro inviato nel paese di provenienza, mentre i redditi dichiarati ammontano a 43,6 mld di euro. Sulle rimesse, un dato rilevante è dato dalla comunità cinese  - la seconda  presente in Italia dopo quella dei rumeni – che a causa della crisi ha ridotto notevolmente, rispetto all’anno precedente, l'invio di denaro all'estero. Resta comunque il fatto che l’Italia, dopo la Francia, è il secondo Paese per invio dei flussi di denaro in patria, da parte degli immigrati (fonte Eurostat 2013).
Va sottolineato, poi, che fra i 2 milioni di lavoratori stranieri presenti, si contano 630 mila imprenditori. A contribuire a dar peso economico a questa considerevole forza lavoro straniera, è l’età media, che è più bassa di quella degli italiani. In pratica gli immigrati residenti, essendo più giovani, hanno più opportunità lavorative e godono di un tasso di occupazione più alto del nostro. Oltretutto, negli ultimi anni sono andati ad occupare settori lasciati scoperti dagli italiani: dal manifatturiero all’edilizia, all’assistenza familiare. L’apporto economico dei lavoratori stranieri, tradotto in numeri, ha un valore di 123 miliardi di euro, (l’8,8% della ricchezza complessiva dell’Italia). Senza tralasciare che mentre nel quinquennio di maggior crisi (2009-2014) gli imprenditori italiani ‘sparivano’ (ne abbiamo persi per il 6,9%) quelli stranieri sono cresciuti oltre misura 21,3%. Vista così, l’immigrazione è davvero un’altra faccenda, ma purtroppo sui media pesa di più quel 3% degli stranieri che non sono regolari.


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