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19 Giugno 2019

I giovani contro Renzi

di Serena Di Giovanni
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I giovani contro Renzi

Michela ha solo 17 anni. E un futuro sempre meno definito, come i tanti ragazzi presenti con lei lo scorso 10 ottobre e oggi, venerdì 14 novembre, alla stazione della metro romana Piramide, per manifestare, nel giorno che precede la chiusura delle consultazioni on-line, contro il patto della 'Buona Scuola' presentato dal premier Matteo Renzi e dal ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, e contro il 'Jobs Act'. Michela ha solo 17 anni, ma una sicurezza, una tenacia e una fermezza nel parlare che farebbero invidia a qualsiasi adulto. Assume un tono perentorio quando spiega al nostro giornale 'i perché' della sua protesta elencandone e argomentandone efficacemente tutte le motivazioni, assolutamente valide e pregnanti: la disoccupazione giovanile, la precarietà, l’inesistenza  ne 'La Buona Scuola' di Renzi di misure per il diritto allo studio e contro la dispersione scolastica, l’impoverimento dell’offerta formativa, il precario e fatiscente stato di conservazione degli istituti scolastici italiani, l’assenza di un piano di manutenzione per gli stessi, le 'non' scelte operate dal governo, attuale e passato, nel campo dell’educazione scolastica e universitaria pubblica, l’assenza di ammortizzatori sociali, i numerosi tagli alla cultura, di contro ai provvedimenti operati a favore delle 'grandi opere', degli 'amici' di Renzi (gli immobiliaristi, gli imprenditori alberghieri, gli investitori stranieri ecc.) e delle forze armate (del resto, è di pochi giorni fa la notizia secondo cui il nostro presidente, Giorgio Napolitano, vorrebbe operare  un  'ringiovanimento' del settore). Ma, ancora più importante, Michela e i suoi compagni protestano contro la mancanza di una progettualità che favorisca lo spirito di cooperazione tra docente e discente nella costruzione di una nuova idea di scuola, meno gerarchica e più attiva. Contro l’asservimento prospettato dall’apprendistato sperimentale (introdotto da “La Buona Scuola”) e, soprattutto, contro l’assenza di misure correttive che conducano a una didattica multidisciplinare e dinamica. E ad un’idea di apprendimento che sviluppi il senso critico di ogni singolo studente, da contrapporre ad un sapere squisitamente nozionistico e parcellizzato, e basato sui quiz a crocette, di cui la consultazione on-line per 'La Buona Scuola', giudicata dagli stessi studenti 'ambigua' e 'poco chiara' e prevalentemente indirizzata, come i più attenti hanno fatto notare, a una classe docente vetusta e  'poco digitalizzata', costituisce un chiaro esempio. E Michela promette: “Questo è solo l’inizio”.

 

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Roma 14 novembre: i giovani protestano contro il patto della 'Buona scuola' davanti alla stazione della metro Piramide


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