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27 Giugno 2026

La Giornata internazionale dell'asteroide

di Arianna De Simone
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La Giornata internazionale dell'asteroide

Il 30 giugno di ogni anno, l’Onu celebra meteoriti, comete e corpi celesti per ricordarci che non stiamo vivendo nell’angolo più tranquillo e periferico dell’universo: l’estinzione dei dinosauri fu l’esempio classico di come un bel giorno il cielo potrebbe caderci sulla testa
 
Lo scorso 30 giugno è stata celebrata la Giornata internazionale degli asteroidi. L'evento è stato ufficialmente istituito dall’Onu nel 2016, allo scopo di informare il pubblico sui potenziali rischi legati all'impatto dei corpi celesti e per illustrare le strategie di difesa planetaria. La data del 30 giugno non è casuale: essa ricorda il più grande impatto di un corpo celeste sulla Terra registrato nella storia moderna: l'evento di Tunguska, del 1908. Il 30 giugno di quell’anno, infatti, in Siberia, l'esplosione di un asteroide rase al suolo un immenso bosco con oltre 80 milioni di alberi, desertificando un'area di circa 2 mila chilometri quadrati. Ecco perché è importante ricordare quanto siamo noi tutti, in quanto umanità, appesi a un filo del destino. Dunque, divulgare le conoscenze scientifiche relative agli asteroidi, alle comete e ai meteoriti serve a sensibilizzare la comunità internazionale sulla concreta minaccia di futuri impatti. Inoltre, studiare cosa potrebbe provenire dall’esterno del sistema solare produce, in genere, nuove tecnologie e ipotetiche missioni spaziali, coordinate a livello globale, per tracciare ed eventualmente riuscire a deviare tutto cio che può passare troppo vicino al nostro pianeta.
Tuttavia, non vogliamo allarmare i nostri lettori con tesi complottistiche e previsioni infauste, ma fornire contezza di quanto sia importante studiare lo spazio, nonostante le polemiche che, periodicamente, vengono sollevate intorno ai costi degli studi astronomici e astrofisici. A parte la cometa di Halley, che dovrebbe tornare a ripassare dalle nostre parti nel 2061, la teoria più spaventosa rimane quella dell’asteroide che avrebbe causato l’estiznione dei dinosauri: un evento accaduto circa 66 milioni di anni fa.
 
UsiamoAsteoride.jpg il condizionale per ovviì motivi scientifici: la tesi non è comprovata al 100%, anche se numerosi ritrovamenti hanno reso l’ipotesi assai verosimile. Quel che appare certo è che quel giorno lontano della nostra preistoria fu il peggiore mai vissuto da tutte le forme di vita sulla Terra. In pratica, un asteroide largo quasi 10 chilometri si schiantò al largo delle acque del Messico, scatenando un’estinzione di massa che annientò oltre il 75% delle specie terrestri. Dopo l’impatto, naturalmente, si scatenarono numerosi terremoti sull’intera crosta terrestre, uno tsunami con onde altissime colpì le coste dell’attuale nord America e tantissimi incendi si scatenarono in tutto il pianeta, anche a migliaia di chilometri dal luogo della collisione.
 
Da cosa deduciamo che tutto ciò sia accaduto veramente? Dai fossili dei pesci, che successivamente al cataclisma morirono congelati per il successivo 'inverno nucleare' della Terra, il quale durò diversi anni dopo l’impatto. Infatti, gas e particelle furono scagliate nell’atmosfera e oscurarono il sole, provocando un brusco calo delle temperature che mise in ginocchio gli ecosistemi dell’era Mesozoica. E’ la cosiddetta teoria dei ‘Pesci congelati nel tempo”: uno studio che ha analizzato alcuni fossili del Dakota del nord (Usa), precisamente nella località di Tanis, dove storioni e pesci spatola rimasero uccisi e seppelliti in massa. Nel 2017, l'allora studentessa universitaria presso l'Università di Amsterdam, Melanie During, ha visitato Tanis con un team che comprendeva anche Jan Smit e Robert DePalma, noti paleontologi. Secondo Jan Smit, circa 66 milioni di anni fa il Nord Dakota era una valle fluviale che si incuneava nelle pianure alluvionali circostanti. Quando l’asteoride colpì la Terra, l’impatto scatenò potenti sismi, che si propagarono all’esterno attraverso la crosta continentale e raggiunsero Tanis nel giro di 15-30 minuti. Le scosse terrestri trasmisero le onde d’urto a un mare interno, che risalendo la corrente si riversò nel sito di Tanis, seppellendo rapidamente tutto ciò che si trovava in acqua in quel momento. Nel frattempo, i detriti dell’enorme meteorite venivano scagliati nell’atmosfera, fondendosi in piccoli grumi vetrosi. Tali particelle, dette 'tectiti', iniziarono a ricadere circa 15 minuti dopo l’impatto. Sorprendentemente, i sedimenti di Tanis conservano i fori scavati nel terreno dalle tectiti che precipitavano dall’alto. I pesci stessi presentano tectiti incastrate nelle branchie, ma non nell’apparato digerente o nel corpo. Ciò significa che quei pesci morirono poco dopo che le tectiti iniziarono a piovere nel fiume.

Anche altri indizi di quell’evento distruttivo si trovano a Tanis. In uno strato di sedimenti, per esempio, i pesci sono tutti rivolti verso sinistra, mentre nello strato appena superiore sono tutti rivolti verso destra, come se fossero stati rimescolati e sepolti mentre le onde si scagliavano ripetutamente avanti e indietro. Una vera calamità naturale, insomma, che ci obbliga a mantenere aperte le nostre menti e i nostri orizzonti verso tutto ciò che riguarda lo spazio. Anche se molti pensano che noi umani stiamo vivendo nell’angolo più tranquillo e periferico dell’universo. Siamo così sicuri che nessuno si stia interessando a noi? Dubitate, gente: dubitate!

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Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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