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2 Ottobre 2020

Usa: guerra armata contro le stragi?

di Gaetano Massimo Macrì
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Usa: guerra armata contro le stragi?

A poche settimana dall'eccidio nella scuola di Newtown, in Connecticut, una nuova tragedia colpisce Aurora, la città alla periferia di Denver (Colorado) divenuta famosa per la strage davanti al cinema dove si proiettava la prima di Batman, lo scorso luglio. Di fronte all'orrore dei corpi straziati dalle pallottole lo sdegno è inevitabile. Ma in America la questione suscita anche forti polemiche sulla necessità di possedere un’arma, come dice il Secondo Emendamento della Costituzione, per difendersi dai possibili pericoli. Sono in molti, infatti, ad appoggiare la tesi della NRA (National Rifle Association, la lobby dei produttori di armi statunitensi): per fermare le stragi nelle scuole si devono armare i professori e tenere corsi di addestramento. Giá, quel benedetto secondo emendamento, retaggio di un tempo che fu', quando nelle colonie, le armi erano l'unico strumento di protezione della casa e della famiglia,  sembra irrinunciabile per quasi la metà della popolazione americana. Ancora oggi, in molte lande desolate americane, è la norma avere un fucile dietro la porta, come unica difesa contro orsi o altri animali che attacchino il bestiame. La giustizia ‘fai-da-te’ è insita nel cuore di molta gente. Scolpita nella Costituzione, sopravvive ed è supportata da numerosi gruppi per cui vale il principio secondo cui contro un uomo cattivo armato, ci vuole un uomo buono armato. È da più di un secolo che negli Stati Uniti ci si arrovella sulla corretta interpretazione del Secondo emendamento, cioè se consenta il diritto di possedere armi soltanto a milizie organizzate o a tutti i cittadini. È evidente che la seconda interpretazione ha prevalso negli anni e non vi è dubbio che tutte le associazioni in cui si raggruppano gli armigeri a stelle e strisce abbiano un peso non irrilevante nella società civile che si traduce in un grande bacino di voti in Congresso.Non fa stupore, dunque, sentire il boss della NRA, Wayne La Pierre, affermare che i "media demonizzano i portatori di armi e riempiono il Paese con idee disoneste". Molto semplicemente, secondo La Pierre, le stragi sono il frutto di menti malate e il buon senso vorrebbe che negli edifici scolastici potessero vigilare persone armate, addestrate all'uso di armi, magari con una consulenza della stessa NRA (s tratta di una vera e propria proposta di legge, la National School Shield). Proposta fortemente criticata da Kristen Rand, il direttore legislativo della Violence Policy Center (una delle lobby che, al contrario, cercano da anni di limitare la vendita delle armi). Lo stesso Michael Steele, ex presidente dei repubblicani (notoriamente da sempre schierati per il possesso delle armi), usa a riguardo parole di sdegno: "Trovo davvero inquietante che nel nostro paese si parli di armare insegnanti e presidi nelle aule". Al di là della battaglia politica e dello scontro tra gruppi di interesse esiste un altro aspetto della questione che risulta essere poco indagato: il 'malessere di vivere'. Termine generico dietro cui si cela una grave forma di solitudine di molti individui, apparentemente contrastata dai nuovi media. Internet, i social network in testa, hanno creato una facilità di comunicare tra gruppi e tra individui 'singoli', generando una 'apparente' comunità virtuale, che di 'comune' non ha nulla, se non una tastiera per scrivere. Chi è solo, continua a restare tale. Vive, anzi, un paradosso della comunicazione: scopre che proprio quando sarebbe più semplice interagire, farsi notare, avendone gli strumenti, non ne è capace e in un coacervo di voci indistinte, tra la miriade di fili di fibra ottica che collegano ogni angolo del pianeta, non riesce a far sentire la propria voce. Quanti, tra i milioni di americani, adolescenti soprattutto, vive questa condizione? Pochi giorni dopo la strage di Newtown, sono stati sventati altri potenziali attentatori. Giovani che hanno preannunciato sui social media i loro intenti criminali. Un teenager della Florida è stato arrestato dopo aver minacciato una strage via Facebook. In Arizona, un altro coetaneo ha reso noto su youtube il suo programma criminale: "voglio fare parecchio male, uccidere, assassinare la gente del mio college. Lavoro come assistente del professore, quindi nessuno potrà scoprire che sto pianificando di fare esplodere la scuola". Non occorre una laurea in psicologia o aver visto qualche puntata di quei telefilm investigativi tanto in voga adesso, alla Crimilan Minds per capire che quando il colpevole confessa 'in anteprima' il delitto, è perché vuole farsi prendere. È una sorta di delirio dato dall’ansia di protagonismo. Riflesso anche di una realtà in cui scambiarsi un sorriso equivale a digitare due punti seguiti da una parentesi chiusa; in cui il virtuale diventa un modo sempre più reale di coltivare l’aggressività con video games nei quali essere armati fino ai denti e uccidere è un gioco. E in un paese dove è facile acquistare un'arma a chiunque, nulla potrebbe impedire a un sociopatico, apparentemente normale, di armarsi. Il diritto di possedere un'arma, paradossalmente si tramuta anche nel permesso di uccidere. Oggi l' FBI stima che solo i privati cittadini posseggono tra 240 e 270 milioni di armi. Così come è stato per Adam Lanza, la cui madre teneva delle armi in casa (pur sapendo che il figlio era ‘problematico’), altri adolescenti a rischio potrebbero scoprire che non occorre neanche uscire di casa per dotarsi degli strumenti necessari per realizzare il loro progetto di morte. 

Nella foto: l’attore Charlton Heston supporta la NRA (LaPresse/Jim Cole)


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