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1 Ottobre 2020

Clero e pedofilia: una proposta per l’immediato futuro

di Marta De Luca
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Clero e pedofilia: una proposta per l’immediato futuro

Lunedì si è riunita l’assemblea annuale dei vescovi italiani. Non è certo stato un incontro di ordinaria amministrazione perché non è di ordinaria amministrazione la situazione del nostro Paese. La crisi economica non è per niente in fase di superamento. La sua gestione da parte dei soggetti che hanno più responsabilità  contribuisce all’aumento delle disuguaglianze e la condizione dei soggetti più deboli  rimane tale o peggiora. Si aggrava poi la crisi politica per responsabilità soprattutto di chi governa: delegittimazione degli organi costituzionali, illegalità diffusa nella Pubblica Amministrazione, poteri mafiosi e criminali sempre più forti e diffusi sul territorio, politiche di rifiuto dell’accoglienza dello “straniero”, la figura femminile pensata e vissuta solo in ordine al facile consumo sessuale, uso fazioso dei mass-media, politica di riarmo e di guerra, in violazione dell’art. 11 della Costituzione. Non in ultimo, l’assemblea dovrà tornare a discutere a fondo della pedofilia del clero. Inutile sottolineare quanta amarezza generino nella Comunità ecclesiale, nelle parrocchie, negli ordini religiosi e nella gente denunce come quella di Genova di questi giorni.Nel momento più caldo dello scandalo (primavera 2010) i vescovi italiani, sostenendo la presunta minore rilevanza del fenomeno in Italia, scelsero la via più comoda, quella del rifugiarsi in una pretesa obbedienza alle norme canoniche; non fecero nessuna autocritica, prestarono poca attenzione alle vittime, non si impegnarono a un nuovo rapporto con le autorità civili, concludendo che la vittima avrebbe dovuto rivolgersi al proprio vescovo con fiducia!! È una fiducia che, da troppi diffusi episodi, sappiamo non meritata.
La Congregazione per la Dottrina della Fede ha emanato il 3 maggio una “Lettera circolare per aiutare le Conferenze Episcopali nel preparare Linee guida per il trattamento dei casi di abuso sessuale nei confronti dei minori da parte dei chierici”. Ci sembra un documento con aspetti positivi; esso si preoccupa delle vittime, della prevenzione degli abusi, della formazione del clero e dei religiosi, della cooperazione con le autorità civili. I vescovi italiani, più di tutti, hanno bisogno di questa circolare che apparirà loro come una vera e propria bacchettata sulle dita, se avranno l’onestà di riflettere sulle conclusioni dell’assemblea dell’anno scorso.

“Noi Siamo Chiesa” intervenne sulla questione proprio in quel periodo, con propri testi, facendo una proposta concreta, che si richiamava a quanto già deciso da alcuni episcopati del Nord Europa e, in Italia, dal solo vescovo di Bolzano-Bressanone Mons. Karl Golser. Essa non fu presa in considerazione. La situazione è rimasta pesante e nuove vittime si scoprono periodicamente. È chiaro che anche nella Comunità ecclesiale ci sono insofferenze, dissensi, volontà di affrontare diversamente i problemi. La riproponiamo qui di seguito, nella speranza che possa servire a tracciare una strada per affrontare concretamente la questione.

Una proposta per l’immediato futuro
Non si può stare fermi e dire solo belle parole che vorrebbero essere rassicuranti. In assenza di altri, proviamo ad assumerci la responsabilità di fare una proposta concreta, sperando che sia presa in considerazione. Noi proponiamo che, da subito, le autorità della Chiesa cattolica italiana decidano l’istituzione di strutture indipendenti per occuparsi dei casi di pedofilia che riguardano il clero, i religiosi e tutti i soggetti interni alle strutture che, in vario modo, fanno parte della nostra Chiesa.  Si potrebbe istituire in ogni Conferenza episcopale regionale un “Collegio per l’ascolto e la trasparenza”, composto, per esempio, di tre membri, che abbia come proprie caratteristiche fondamentali quello di essere indipendente da ogni autorità ecclesiastica o di altro tipo, di agire con riservatezza e con criteri garantisti, di ricevere le lagnanze e/o le segnalazioni di qualsiasi tipo relativi a questioni che riguardino casi di pedofilia avvenuti in ambito ecclesiastico.
Questo Collegio dovrebbe avere il compito di analizzare le situazioni ad esso sottoposte e, se del caso, deferire i fatti alla magistratura, avvisando l’autorità ecclesiastica. Contemporaneamente il Collegio dovrebbe potersi rivolgere a servizi sociali, educativi e sanitari, ai quali sottoporre situazioni che ne possano richiedere l’intervento; e dovrà pure occuparsi del problema del risarcimento, morale e materiale, nei confronti delle vittime. Questo “luogo” dovrebbe essere fatto conoscere nelle parrocchie e in ogni altra sede frequentata da credenti,  attraverso i mass media del mondo cattolico, essere facilmente accessibile (sede, web, posta elettronica, numero verde…) e dotato di strumenti minimi, anche di tipo economico, per operare. Salvo modifiche in futuro, allo stato attuale e per procedere speditamente, non vediamo altre possibilità che sia la stessa autorità ecclesiastica a scegliere chi ne possa fare parte, dopo consultazioni non formali con gli organi esistenti di partecipazione (Consigli pastorali).
Ci permettiamo di indicare dei criteri per la sua composizione: persone senza alcuna responsabilità attuale nella Chiesa e che provengano possibilmente dalla magistratura. Soprattutto, questi Collegi dovranno prevedere obbligatoriamente al proprio interno la presenza femminile. La qualità delle persone scelte sarà testimonianza della reale volontà delle autorità ecclesiastiche di fare sul serio.
Sono proposte che ci permettiamo di sottoporre alla discussione nella nostra Chiesa – in altre Chiese cattoliche locali in questi giorni si è già andati in questa direzione (Olanda, Austria, Germania, diocesi di Bolzano) – ci sembrano ragionevoli, facilmente attuabili e tali, soprattutto, da dare credibilità alle persone che chiedono fiducia, e che, in questo modo, possono essere garantite da strutture indipendenti.
(dal documento di “Noi Siamo Chiesa” del 31 marzo 2010)


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
Registrata presso il Registro Stampa del Tribunale di Milano, n. 345, il 9.06.2010.
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