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5 Agosto 2026

La tintarella: i pro e i contro del sole

di Alessandra Satriani
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La tintarella: i pro e i contro del sole

In estate, ai primi raggi della nostra stella corriamo subito ad abbronzarci, ma l'abbronzatura non è una risposta di bellezza del nostro corpo, ma un meccanismo che la pelle ha per difendersi dai raggi solari

L'esposizione al sole e la conseguente abbronzatura porta con sé quel colore ambrato sulla pelle che ci dona così tanto e consente alle donne di alleggerire il 'make-up' invernale con colori più tenui o anche concederseli accesi e brillanti, con le tonalità del rosa, dell’argento, del bronzo e dell’oro. Diciamocelo: l'abbronzatura ci rende tutti più belli. Quanti di noi non hanno mai provato creme superabbronzanti o assunto vitamina A e carotenoidi, di cui il betacarotene è il più diffuso, per intensificare l’abbronzatura? Oppure, bevuto centrifugati di frutta e verdura? Il sole, la luce e l'esplosione di vita che ne consegue hanno effetti benefici anche sul nostro umore. Le giornate si allungano e noi ci scrolliamo di dosso, oltre che i vestiti pesanti e scuri, anche il malumore.
 
L'esposizione al sole, tanto amata da quanti sono in cerca della tintarella, ha effetti benefici, ma non solo. Se preso con moderazione e seguendo piccoli accorgimenti, il sole fa bene ed è importante per il nostro organismo, stabilizzando l'umore e il nostro benessere psicologico. L'azione solare sulla pelle ha un effetto antimicrobico e antinfiammatorio dato che i raggi Uv stimolano la sintesi della vitamina D, di cui si conosce l'importanza per il sistema immunitario, il quale attiva la produzione di amminoacidi e dei peptidi antimicrobici, per difendere l'organismo da batteri e microbi. Questa funzione è fondamentale, anche perché regola il metabolismo di fosforo e calcio ed essendo in grado di fissarlo nello scheletro ne mantiene densità e robustezza. Di qui, ossa più sane e più forti, oltre a fornire un valido aiuto contro l'osteoporosi e il rachitismo, prevenendo la debolezza e migliorando la forza muscolare e l'equilibrio. In patologie come la psoriasi, per esempio, aiuta la pelle a migliorare in maniera visibile, perché può avere un effetto antinfiammatorio, combattendo anche l'acne in forma lieve e l'eczema, anche se in maniera temporanea.
 
Sembrerebbe, inoltre, che l'esposizione al sole riesca ad abbassare anche la pressione arteriosa senza arrivare, però, a un eccessivo 'down', per non incorrere in mancamenti e capogiri. Influenzando la produzione di serotonina, il neurotrasmettitore che incide sul buon umore ci aiuta a migliorarlo, favorendo anche la regolazione del rapporto sonno/veglia, mantenendo altresì in equilibrio il ritmo circadiano. In pratica, il sole è un sincronizzatore del nostro orologio biologico. Anche la produzione di endorfine viene stimolata dai raggi solari e il sollievo dallo stress è più rapido: abbiamo più energia, siamo più allegri e più propositivi.
 
In molLucertole_al_sole.jpgti casi, bisogna tenere a mente che l'età e il tipo di pelle di ognuno comporta precauzioni differenti e una risposta della pelle diversa. Il sole avrà infatti effetti distinti se la pelle è molto chiara rispetto a una carnagione olivastra o semplicemente più scura. Per poterne beneficiare dobbiamo ricordarci poche, semplici, ma fondamentali regole: a) è preferibile esporsi al sole per periodi non lunghi, anche per evitare pericolosi colpi di calore, avendo sempre a portata di mano acqua fresca, magari indossando un cappellino, occhiali da sole e indumenti leggeri o traspiranti; b) usare sempre le protezioni più idonee, stando attenti a non scottarsi; c) esporci in ore non eccessivamente calde; d) stendere sulla pelle creme idratanti post abbronzatura, per lenire e idratare subito l'epidermite, se proprio non siamo riusciti ad evitare la scottatura.

Fin qui, abbiamo visto i 'pro' dell'esposizione al sole. Ma conosciamo i 'contro'? Cosa succede davvero alla pelle quando ci si abbronza? Diciamo che l'abbronzatura non è una risposta estetica di bellezza del nostro corpo, ma il meccanismo che la pelle ha per difendersi dai raggi solari (Uva, Uvb). Come? Colpendo e svegliando, nello strato basso della pelle, i melanociti che attivano i melanosomi: piccole officine interne in cui si forma e aumenta la produzione di melanina, il pigmento che, salendo verso la parte più alta, agisce da schermo naturale nella protezione del Dna cellulare dai danni del sole, fornendo il tipico colore più o meno scuro e brillante dell'abbronzatura. Tale processo naturale ci protegge da tutta una serie di conseguenze, che possono comparire prima o dopo nel tempo. Infatti, proprio il tanto amato colorito che ricerchiamo correndo ad abbronzarci alla comparsa dei primi deboli raggi di sole è la prova visibile che il Dna delle cellule potrebbe essere stato alterato a causa di esso.
 
I raggi solari riducono la carica batterica cutanea. Ciò può risultare utile, per esempio, in caso di acne o dermatite, ma la pelle è un ecosistema complesso di batteri, funghi e virus che vive in simbiosi sulla superficie cutanea e ha un suo ruolo cruciale non solo nella protezione da agenti patogeni, ma anche nella regolazione del sistema immunitario, nel mantenimento della barriera cutanea e nella prevenzione dell'invecchiamento precoce, ospitando oltre un miliardo di microrganismi per centimetro quadrato. Poi c'è lo stress ossidativo, dal quale vengono danneggiate le fibre di elastina e collagene prodotto dai radicali liberi, perché i raggi solari riescono ad arrivare in profondità. Da qui la comparsa di rughe.
 
Senza un'adeguata protezione e con una prolungata esposizione, soprattutto nelle ore più calde, possono crearsi eritemi, comparire macchie cutanee piccole come tante lentiggini o più grandi come nei grandi come bottoni. Questo fenomeno è detto anche fotoinvecchiamento: le rughe compaiono prima e la pelle si desquama, provocando prurito e a volte anche dolore. Infine, possono formarsi delle vere e proprie lesioni il cui fattore scatenante principale sono le radiazioni solari, i raggi ultravioletti, proprio perché modificano il Dna delle cellule cutanee: la cheratosi attinica. Sul viso, sulle orecchie, in testa, sulle mani compaiono visibili chiazze, macchie ruvide e squamose, considerate lesioni precancerose. Se trascurate possono degenerare in tumori della pelle. Quindi, le scottature non sono soltanto dolorose sul momento, causando bruciori e vesciche, ma potenzialmente pericolose nel tempo, perché aumentano il rischio della comparsa di tumori, melanomi e carcinomi: i tumori della pelle più frequenti.
 
Una falsa credenza, invece, è il potere che avrebbe il sole di curare i funghi della pelle. Al contrario, calore e umidità estivi favoriscono la proliferazione dei miceti. L'eccessivo caldo ci fa sudare di più, creando un ambiente dove è possibile la moltiplicazione dei funghi. La pelle sana si abbronza, mentre le aree colpite dal fungo restano o più chiare o più scure, rendendo le macchie visibili. Da qui anche la buona abitudine, per quanto possibile, di non mantenere a lungo, dopo il bagno, il costume bagnato. In ultimo, ricordiamo che chi già soffre di herpes labiale, l'eccessiva esposizione causa spesso la riattivazione del virus. In ogni caso, dopo questo 'bollettino di guerra', più che un ringraziamento al sole che ci 'coccola', possiamo dare il via all'abbronzatura. Con precauzione.Gambe_abbronzate.jpg


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
Registrata presso il Registro Stampa del Tribunale di Milano, n. 345, il 9.06.2010.
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