E’ il nuovo film di Pedro Almodóvar: una pellicola metanarrativa, che esplora il processo creativo dietro la nascita di una sceneggiatura e la realizzazione di un’opera cinematografica
Una musica incalzante, fulmini in sottofondo e i colpi battuti sulla tastiera di un 'laptop': qualcuno sta scrivendo una storia. E' l’incipit di 'Amarga Navidad', che si serve della colonna sonora di Alberto Iglesias e la coniuga agevolmente con il rumore dei tasti di un computer. Proprio come accadeva, peraltro, in 'Espiazione', con la differenza che nel prologo dell’opera seconda di Joe Wright, i tasti erano quelli di una macchina da scrivere… 'Amarga Navidad' è il nuovo film di Pedro Almodóvar, presentato in concorso al Festival di Cannes lo scorso mese di maggio. Dopo l’esordio nel lungometraggio in lingua inglese con 'La stanza accanto', il cineasta spagnolo torna nel suo Paese natìo e realizza un film 'metanarrativo', che esplora il processo creativo dietro la nascita di una sceneggiatura e la realizzazione di una pellicola cinematografica. Valicando il confine sottile che separa la verità dalla finzione, il plot – forse, autobiografico – si snoda su due piani di racconto diversi: uno contiene l’altro, al pari di una matrioska. Nel 2026, Raúl, un 'filmmaker' di mezza età, inizia a progettare una nuova sceneggiatura, attingendo da fatti e personaggi che lo riguardano molto da vicino. Il suo film sarà ambientato 22 anni prima e racconterà di Elsa, una regista che vive un periodo turbolento durante le festività natalizie. In tal senso, lo spettatore vive in prima persona la storia di questa donna – che cambia e si evolve, di dialogo in dialogo – e, al tempo stesso, assiste anche a ciò che accade attorno al regista Raúl, che ha pieno potere sul (fittizio) destino di lei. Una pellicola con la struttura narrativa simile a quella di 'Animali notturni' di Tom Ford, dove il pubblico assisteva alla storia di un romanzo – con lo stesso titolo del film – che era 'dentro' al racconto della donna che lo leggeva.
'Amarga Nav
idad' indaga, dunque, su come gli artisti della parola – o dell’inquadratura in movimento – possano rubare dalla realtà per creare un prodotto di fiction e su quanto questo possa essere giusto o sbagliato, a livello etico e morale. Soprattutto, quando si tratta di raccontare situazioni strettamente personali. Raúl ha perso la madre da poco e sceglie d’infliggere la stessa sofferenza a Elsa – la cui figura materna muore nel periodo di Natale. La donna non riesce, però, a darle l’ultimo saluto e l’anziana signora se ne va in solitudine, mentre fuori dall’ospedale in cui era ricoverata infuria una tempesta. I tuoni e le saette di quella fatale circostanza rimangono impressi nell’animo della figlia, diventando anche un 'leit motiv' del film vero e proprio. Da quel momento, infatti, Elsa finisce per associare il ricordo di tale perdita ai temporali, che quando si ripresentano, fanno riaffiorare in lei il dolore e la portano ad accusare emicranie dolenti e forti attacchi di panico.
Come ne 'La stanza accanto', anche in quest’opera Almodóvar mette in scena traumi e lutti di vari personaggi, utilizzando anche efficaci metafore. In un sogno raccontato da Natalia – un’amica di Elsa che ha perso il proprio bambino a causa di un incidente – si parla di una 'valigia' piena di roba che non si riempie mai. Così come un vuoto emotivo non riesca a colmarsi mai del tutto; o una ferita dell’anima che non si rimargina e rimanga sempre aperta.
Attraverso i suoi possibili alter ego, che sono Raúl ed Elsa, Almodóvar analizza la figura del regista con sincerità e un pizzico di autocompiacimento, mettendone in luce le peculiarità. L’egocentrismo come debolezza, che porta a trascurare affettivamente la persona amata mettendola sempre in secondo piano rispetto alle proprie doti e al bisogno di 'partorire' storie. La necessità quasi compulsiva di prendere spesso appunti, annotando in un taccuino e registrando nella mente tutto ciò accade nella quotidianità.
'Amarga Navidad' è, inoltre, un film corale, con un cast di interpreti variegato e attori già presenti in passato nella filmografia 'almodovariana': da Leonardo Sbaraglia a Bárbara Lennie, passando per Milena Smit e Aitana Sánchez-Gijón. La fotografia di Pau Esteve Birba risalta maggiormente nelle diverse scene ambientate sull’isola vulcanica di Lanzarote, che offre paesaggi decisamente suggestivi – tra cui anche delle zolle di terra identificate come tombe e volte a riecheggiare i 'topoi' del lutto e della perdita. Almodóvar lascia, tuttavia, spazio anche a sequenze più leggere e umoristiche, con la certezza di quanto il cinema possa essere “premonitorio” – come afferma il personaggio di Elsa – e della valenza anticipatoria. O addirittura profetica, rispetto alla realtà storica stessa.
