W. di Oliver Stone è un film lucidissimo, da rivedere assolutamente, per scoprire come gli americani conoscessero l’importanza strategica dello stretto di Hormuz: solo Donald Trump non ne aveva mai sentito parlare
Una pellicola incentrata sulla figura di quello che credevamo un 'controverso' presidente degli Stati Uniti, George W. Bush (Josh Brolin), artefice della guerra al terrore post 11 settembre 2001. A partire della laurea a Yale, passando per i giacimenti petroliferi texani, fino alla Casa Bianca, vengono raccontate le sue lotte e i suoi traguardi, rivelando l'uomo che sarebbe diventato il 43esimo presidente degli Stati Uniti. La pellicola, uscita verso la fine del secondo mandato presidenziale di George W. Bush, racconta non solo gli episodi della vita del protagonista, ma anche i fatti più rilevanti della politica americana dell’epoca. Agli inizi della seconda guerra del Golfo, l’allora vicepresidente, Dick Cheney, aveva prospettato al presidente, George W. Bush, l'invasione dell’Iraq. Nel film W. di Oliver Stone del 2008, il personaggio del vicepresidente degli Stati Uniti, interpretato da Richard Dreyfuss, pronunciava parole che, oggi, sembrano richiamare gli eventi in corso tra gli Usa di Donald Trump e l’Iran. Nella scena alla Casa Bianca, Dick Cheney spiega al presidente: “La più grande riserva di petrolio del mondo passa dallo stretto di Hormuz. Se controlli l’Iran, controlli l’Eurasia e controlli il mondo. Un impero, un vero e proprio impero. Così nessuno ci romperà più il …”.
I dialoghi e una War Room attualissima
Cheney istruisce il presidente, il segretario alla Difesa, Donald Rumsfeld (Scott Glenn) e il segretario di Stato, Colin Powell (Jeffrey Wright), sulle mosse della guerra e l’invasione dell’Iraq: “Vedo un mondo in cui, tra 25 anni, le nostre riserve di petrolio saranno finite, mentre la domanda crescerà fino al 30%, 40% e abbiamo due oceani che ci impediscono di accedere alle maggiori riserve mondiali. Pensate che avremo degli alleati allora? Siamo il 5% della popolazione del mondo, ma consumiamo il 25% della sua energia. Pensate che Russia e Cina ci aiuteranno, quando avranno bisogno loro di queste risorse? Abbiamo basi in 120 Paesi nel mondo: aggiungendo l’Iraq, che succede? Conquistiamo il luogo dove ha avuto origine la civiltà. Se ripuliamo quella fogna possiamo ricostruirla e sfruttare a massimo le sue risorse”. “Abbiamo una exit strategy?” chiede George W. Bush. “Non andiamo là per sganciarci, ma per restare”, ribatte Cheney. “Dove manca la nostra presenza? Nel cuore di tutto: in Iran. Il giacimento madre, la più grande riserva di petrolio del mondo, il 40% del petrolio mondiale, passa da qui e dallo stretto di Hormuz”. Più attuale di così…
Dal n
onnismo al presidente predicatore fuori etichetta
Nel film si alternano scene che descrivono il 'nonnismo' subito - con onore - da un giovane George W. Bush quando era una matricola, con quelle del presidente che predica agli astanti con le scarpe sulla scrivania presidenziale, ricordando quando, da semplice delegato di provincia promise a se stesso di diventare, un giorno, presidente degli Stati Uniti, simile al proposito del giovane Donald J. Trump, il quale rispose: “Perché no"? alla domanda domanda posta da una giornalista in merito all'idea di candidarsi, un giorno, alla presidenza nel film-docu 'Trump: un sogno americano'. Veggente o consapevole che essendo figlio di George H. W. Bush - il quale si era dimostrato un presidente molto saggio - prima o poi sarebbe stato nel posto giusto al momento giusto. I maligni dicono che l’11 settembre cadde 'a fagiolo' per 'Bush figlio': diventare il salvatore della patria guidando la 'guerra al terrore', per riprendersi il consenso in calo vertiginoso.
Casa Bianca e sandwich
Cheney e George W. Bush parlano di torture e della convenzione di Ginevra. E Cheney afferma espressamente: “Faranno la lagna, son cose ormai preistoriche" (ecco perché il diritto internazionale, oggi, è ridotto a 'carta straccia', ndr). Poi Bush incalza: “Datti una regolata, il presidente sono io. Sono io che decido, sono io il capo dell'esercito”, risponde trangugiando un sandwich nervosamente. E Cheney gli fa notare "di non fidarsi neppure degli assaggiatori della Casa Bianca, perché, forse, non sono bravi come quelli che salvavano la vita agli imperatori romani".
Dallo slogan del 'terrore e sgomento' alla boutade
Durante la solita 'pappardella' sulle elezioni democratiche da imporre a tutti i Paesi del mondo, il presidente guida i suoi collaboratori in una stramba marcia extra War Room: con un movimento di camera a precedere, la conversazione su come bombardare l’Iraq, con in sottofondo la canzone 'Robin Hood', il Gabinetto presidenziale si trasforma in un’armata Brancaleone che si perde in una radura brulla e afosa: un chiaro riferimento alla prima guerra del Golfo, battezzata: 'Desert Storm'. Il regista evidenzia il patetico bullismo dei protagonisti, tra sproloqui e diktat a sfregio della vita dei civili sterminati. La visione che Oliver Stone voleva dare era quella di una classe di potere senza più etica, eletta da un popolo tutto: “Noccioline, birra e football”. A misura, ormai, del suo presidente (inquietante la scena di Bush che rischia di morire strozzato da una pretzel: abbiamo rischiato di perderlo...). Pur essendo un ibrido, né troppo 'politicamente scorretto', né essenzialmente di denuncia come i suoi antibellicisti 'Platoon' (1986), 'Nato il 4 luglio' (1989) e il mirabile 'JKF: un caso ancora aperto' (1991). Invece, W. è film da vedere con gli occhi dei giorni d’oggi. Voto: 7.
Note del film
“Far pensare le persone è controverso”, aveva dichiarato Oliver Stone in un’intervista al quotidiano 'The Guardian' nel 2008. All’epoca, infatti, il regista aveva avuto difficoltà a reperire finanziamenti per W, mentre l’attore Josh Brolin, che avrebbe poi interpretato il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, aveva quasi rifiutato per timore delle potenziali ripercussioni professionali. Ma il grande Stone aveva già ricostruito non solo le dinamiche all’interno dell’amministrazione statunitense che avevano scatenato la seconda guerra del Golfo, ma anche la vita personale di Bush, tra la giovinezza privilegiata, la dipendenza dall’alcol, l’oppressione legata ai successi del padre e al senso di onore della famiglia, il primo mandato alla Casa Bianca e l’invasione dell’Iraq. Il cast include anche Elizabeth Banks nel ruolo della First Lady, Laura Bush; Thandie Newton nei panni del Segretario di Stato, Condoleeza Rice e James Cromwell nella parte di George H. W. Bush, padre di George W. Bush e 41esimo presidente degli Stati Uniti.
