A proposito di Almodovar, questa volta analizziamo tecnicamente ‘Julieta’: il film del grande regista spagnolo uscito nel 2016 e dedicato alle sue donne sempre sull’orlo di una crisi di nervi
In queste calde giornate estive, celebriamo il ritorno nelle sale di Pedro Almodovar con l’ottimo 'Amarga Navidad': il nuovo film del Maestro spagnolo per eccellenza. Cogliamo perciò l’occasione per tornare indietro di 10 anni, per analizzare tecnicamente 'Julieta': un film che appartiene al filone dedicato alle sue donne, sempre sull’orlo di una crisi di nervi. La pellicola inizia con Julieta (Emma Suarez), una 50enne che il ricorda il passato in un flashback che la riporta a trent’anni prima, quando incontra un uomo con gli occhiali che svanirà nel nulla: primo riferimento ad Afred Hitchcock e al film 'La signora che scompare' (1938). Il treno si ferma e i colori caldi si evidenziano sempre più: un tema usuale nella fotografia di Almodovar, altro omaggio al Maestro Hitchcock se pensiamo a 'Vertigo' e a 'Intrigo internazionale'. Anche i corpi di Julieta (Adriena Ugarte, che interpreta Julieta da giovane) e Xoan (Daniel Grao) sono sensuali.
Dopo
alcuni mesi, i due amanti vanno a vivere insieme alla loro figlia, Antìa (Priscilla Delgado), sulla costa atlantica portoghese, dove il mare è sempre in tempesta. Con loro c’è anche Marian (l’attrice cult di Almodovar, Rossy de Palma, stravagante presentatrice televisiva ne 'La legge del desiderio' del 1987): donna di servizio seriosa e brizzolata. Quando un mattino Xoan esce di casa dopo aver litigato con Julieta, le nubi formano i primi mulinelli e sta per succedere qualcosa: l’amore e la morte, temi cari ad Almodovar, tornano inesorabilmente al centro della trama. In un pieno capovolgimento dei ruoli, Antìa, crescendo, accudisce la madre Julieta, ormai sofferente. A forza di beffe, tutti i personaggi del film vengono ampiamente messi alla prova.
Altro elemento costante dei film di Almodovar sono le performances dei suoi attori, sempre convincenti e, probabilmente, scelti proprio per questo dal grande Maestro, poiché calibrati con stile quasi teatrale. La sceneggiatura, invece, è tratta da un romanzo di Alice Munro, mentre la 'calda' e vivace fotografia è di Jean Claude Laurrieu. Sicuramente, siamo di fronte a una delle opere minori di Pedro Almodovar, che però contiene, quasi plasticamente, tutte le sue caratteristiche più godibili, le quali compongono una surrealtà trasgressiva che, da sempre, si stempera con eleganza in un menù più discreto del solito. Voto 8. 