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19 Giugno 2024

Il canto della libertà

di Maria Chiara D'Apote
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Il canto della libertà

Una pellicola sul traffico dei minori: un film che abbaia ma non morde in quanto vessillo della contropropaganda più che opera di denuncia

Tratto da una storia vera, quella  di Tim Ballard (agente dell’Fbi che ha lottato per contrastare la pedofilia in rete, il rapimento e la schiavitù sessuale di bambini fin dalla loro tenera età, ndr) 'Sound of Freedom - Il canto della libertà', di Alejandro Monteverde, con la star di Hollywood, Jim Caviezel, ha debuttato quest'estate negli Usa con un costo di circa 40 milioni di dollari, guadagnandone, a oggi, circa 250 milioni e ricevendo grande accoglienza di critica e di pubblico. Eppure, la definizione 'film di propaganda' (un modo subdolo per non prendersi la briga di giudicare la qualità dell’opera?), spesso usata al fine di assolvere un’opera o condannarla, nel caso di 'Sound of Freedom' è caduta come una 'mannaia': molti, infatti, hanno definito questo lavoro una sorta di 'manifesto' del movimento QAnon (antiglobalista, vicino all’ex presidente americano, Donald Trump): una corrente di pensiero che denuncia il cosiddetto Deep State (e, in pratica, i Dem statunitensi) identificandolo come mandante del traffico di esseri umani, al fine d'incassare milioni di dollari grazie alla corsa in sala dei 'trumpiani'. In sostanza, questo film è diventato il vessillo della contropropaganda: un manifesto 'pret a porter' più che classica opera di denuncia, fornendo un assist a 'porta vuota' a coloro che affermano che denunciare crimini contro l’umanità sia divenuta una forma di demagogia. È iniziata, forse, l’era in cui il film d’inchiesta e/o denuncia, piuttosto che essere affiliato all’humus propagandistico di guelfi e ghibellini, debba superare una sorta censura 'invisibile'.

Il fiSoun_of_freedom_locandina.jpglm d’inchiesta
Certe produzioni filmiche, che si definiscono ibride, finiscono per essere a metà strada tra il docufilm e la fiction. Forse è venuta meno, in generale (e non solo nel cinema) la ricerca della verità, che ha caratterizzato le stagioni gloriose dei veri film d’inchiesta. In realtà, questa operazione sarebbe ancora possibile se si rinunciasse al bisogno compulsivo di produrre una fiction fine a se stessa, destinata al sequel come declassamento dell’epica, costretta nella comfort zone del neo-rinato “politically correct”.

La sceneggiatura
Nonostante la durata, 'Sound of Freedom' non acquisisce l’ampio respiro di un film epico (che necessita di strumenti estetici e narrativi diversi) e cerca di rimediare con il ritmo incalzante del crime-movie (ma in questo genere genere di produzioni, capolavori ce ne son stati, anche con sceneggiature originali). La spettacolarizzazione della tragedia (ce n’ era bisogno?) gela lo spettatore, perché i personaggi (come quello, cruciale, del padre dei bimbi rapiti) non sono credibili: le interpretazioni attoriali sono puramente esteriori (tranne quelle dei bambini che, a priori, sono intensi e comunicativi, ndr). L’assenza di autenticità è compensata dagli insistiti primi piani dell’attore, Jim Caviezel, plastici ed evocativi, in stile war-movie americano anni '80, verso la fine della guerra fredda (casuale la battuta del 'capo', che afferma di cercare i bambini in Russia?). Per non parlare delle citazioni bibliche rivolte al pedofilo adescato per essere arrestato: come non pensare a Pulp Fiction di Tarantino? La ricerca del consenso a tutti i costi è servita.

Lo stereotipo fa male alla causa della schiavitù
I trafficanti di bambini e le manovalanze, i cosiddetti 'pesci piccoli', vengono descritti in modo grottesco, come i soliti 'brutti, sporchi e cattivi' che sghignazzano e sbraitano. Tra i bianchi, ci sono pedofili impenitenti, il trafficante pentito (una sorta di Oscar Schindler dei minori) e il poliziotto che salva i bambini. E i 'colletti bianchi'? I mandanti? Il silenzio dei colpevoli…
 
Titoli di coda e appello dell’attore
Nei titoli di coda, la statistica offre i dati: ormai, il traffico di minori per sfruttamento sessuale è un business che supera quello delle armi e della droga. L’attore, Jim Caviezel, invita il pubblico ad "andare al cinema", perché il film sarà comparato alla grande letteratura dell’epoca schiavista, citando: 'La capanna dello zio Tom'. Forse, 'The sound of Freedom' è solamente un 'primo passo' per un nuovo cinema della coscienza. Per adesso, è solo un film che abbaia ma non morde.
 
Cast
Jim Caviezel/Tim Ballard
Mira Sorvino è Katherine Ballard
Bill Camp è 'Vampiro' ("Vampire")

Eduardo Verástegui è Paulo Delgado
Javier Godino è Jorge
José Zúñiga è Roberto Aguilar
Kurt Fuller è Frost
Gary Basaraba è Earl Buchanan
Gerardo Taracena è El Alacrán ("The Scorpion")
Scott Haze è Chris
Gustavo Sánchez Parra è El Calacas
Yessica Borroto è Giselle
Kris Avedisian è Ernst Oshinsky
Cristal Aparicio è Rocío Aguilar
Lucás Ávila è Miguel Aguila
Scritto da Rod Barr e Alejandro Monteverde

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