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13 Marzo 2026

La Grazia

di Giulia Diamante Genovese
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La Grazia

Tra dilemmi morali e istituzionali, ecco il miglior film di Paolo Sorrentino dai tempi de ‘La grande bellezza’
 
In sala dal 15 gennaio scorso, 'La Grazia' è il film migliore di Paolo Sorrentino dai tempi de 'La grande bellezza' e si avvicina parecchio a esso per le sue ambizioni filosofiche, spirituali ed esistenziali. Giunto al suo dodicesimo lungometraggio, Sorrentino presenta, questa volta, uno stile più austero e maturo, sempre in grado di generare domande e riflessioni profonde con incisività.
'La Grazia' parla di vita, di morte, di attese, di scelte da compiere. In un’Italia con una Chiesa guidata da un papa di colore afro-francese, il governo è in subbuglio. Mariano De Santis, un presidente della Repubblica immaginario - soprannominato “Cemento armato”, per essere sempre inscalfibile e dotato di una certa fermezza - vive nel ricordo di Aurora, l’unica donna che abbia mai amato e che continua a ossessionarlo – nonostante la dipartita – per il fatto, mai comprovato, che possa averlo tradito con un altro uomo. Sulle sue spalle pesano delle scelte importanti che deve compiere, con l’aiuto della figlia giurista Dorotea: due 'Grazie' da concedere, a insindacabile giudizio, a un uomo e a una donna incarcerati per l’omicidio dei rispettivi coniugi e, parallelamente, l’approvazione della legge sull’eutanasia.
Tramite i due assassini – e le motivazioni che li hanno spinti ad uccidere – Sorrentino tratta, da un lato, il tema della violenza e dei soprusi che le donne subiscono, spesso, dal marito o dal compagno e, a piè pari, anche quello dell’Alzheimer e dei disturbi mentali degenerativi. La donna e l’uomo in questione hanno a che fare con tutto ciò. E la scelta che il presidente deve compiere è, inevitabilmente, dettata da un margine di soggettività, che non può non essere presente persino in lui, che ha responsabilità e autorevolezza senza eguali, oltre a una carriera passata di magistrato. Nemmeno lui può, quindi, sentenziare qualcosa in modo totalmente oggettivo e la verità assoluta è impossibile da stabilire. In una scena simbolica ed emblematica, Mariano viene chiamato a scegliere se tenere in vita un cavallo malato o se sopprimerlo, per farlo smettere di soffrire. L’importanza dell’azione e il fremito del povero animale si traducono nell’abbraccio tra lui e Dorotea – l’unico momento in cui entrambi abbandonano completamente i ruoli istituzionali e tornano ad essere, semplicemente, padre e figlia.
Il proLocandina_La_Grazia.jpgtagonista, Toni Servillo vincitore della meritata Coppa Volpi come Miglior attore alla Mostra del cinema di Venezia 2025 – offre una performance eccellente. Anna Ferzetti – nel primo ruolo drammatico importante – è altrettanto convincente nei panni della figlia e regge benissimo gli intensi primi piani della sequenza in cui – facendo le veci del personaggio di Servillo – si reca in carcere a parlare con la donna alla quale dovrebbe essere concesso il provvedimento di Grazia. Tra i comprimari spicca, poi, la brava Milvia Marigliano, nei panni dell’amica del presidente, Coco Valori: una figura che offre spunti comici e momenti di humour inattesi. I camei dei cantanti Guè Pequeno e Shablo, invece, stonano un po' con tutto l’insieme e la loro presenza è l’unica nota critica della pellicola. Una menzione di merito va alla fotografia di Daria D’Antonio, capace di esaltare i paesaggi di una campagna piena di alberi spogli – incastonati come i personaggi in un perenne autunno emotivo – e di evidenziare la malinconia persistente nella narrazione.
Una tematica altrettanto centrale nella sceneggiatura è, infatti, la leggerezza – o la mancanza di essa – come benessere interiore. Il protagonista non l’ha più (o, forse, non l’ha mai avuta) e le sue divagazioni mentali lo portano a ricordare (o immaginare) la moglie morta, fluttuante nell’aria, che cammina sospesa con i piedi sollevati da terra. Ad accostarsi a queste immagini, ci sono quelle di un astronauta che, in totale assenza di gravità, galleggia in una nave spaziale e, senza apparente motivo, piange. In queste scene - filmate mirabilmente – il presidente lo osserva in silenzio da una tv. E, quando una lacrima si stacca dal volto dell’uomo, lui muove un dito verso lo schermo, nell’inutile tentativo di afferrarla, quasi a voler acciuffare quello stato di levitazione permanente e ininterrotta.
La 'Grazia' può essere intesa, dunque, anche come stato d’animo? E un essere umano può raggiungerla o almeno avvicinarla per pochi attimi? Degli istanti di spensieratezza in cui ci si sente sollevati, a qualche centimetro dal suolo?
Una liberazione giuridica e un risanamento dell’anima.
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Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
Registrata presso il Registro Stampa del Tribunale di Milano, n. 345, il 9.06.2010.
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