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19 Dicembre 2018

Mary Shelley: un amore immortale

di Michela Zanarella - mzanarella@periodicoitalianomagazine.it
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Mary Shelley: un amore immortale

Al cinema la storia dell’autrice di ‘Frankenstein’, o ‘Il moderno Prometeo’, firmata Haifaa Al Mansour: una pellicola che narra soprattutto la passione della grande scrittrice londinese per uno dei più grandi lirici del romanticismo inglese

Haifaa Al Mansour, al suo secondo film come regista dopo l’esordio con ‘La bicicletta verde’ del 2012, sceglie di raccontare la tormentata storia d’amore tra due scrittori: Mary Wollstonecraft Godwin e Percy Bysshe Shelley. Lei, figlia della scrittrice Mary Wollstonecraft, antesignana del femminismo e del filosofo e politico anarchico William Godwin; lui, poeta romantico, amico di Lord Byron e John Keats. Il film può sembrare la classica biografia dell’autrice. Ma non è così, poiché la pellicola racconta solo una parte della sua vita con Percy, dal loro incontro fino alla pubblicazione del romanzo gotico che l’ha resa celebre: 'Frankestein' o 'Il moderno Prometeo'. La regista decide di lavorare su un ristretto campo narrativo: una scelta che potrebbe risultare riduttiva, dato che Mary Shelley ha prodotto diverse opere rimaste per lo più sconosciute, come per esempio il romanzo storico ‘The Fortunes of Perkin Warbeck’ del 1830 o il romanzo apocalittico ‘L’ultimo uomo’ del 1826. Forse, per non essere troppo dispersiva, la regista saudita ha preferito concentrarsi sulla genesi di ‘Frankestein’. L'attrice Elle Fanning, che interpreta Mary, riesce a trasmettere allo spettatore le inquietudini di una giovane donna innamorata, rivoluzionaria nei sentimenti e nelle idee della sua epoca. Mary scappa di casa all’età di sedici anni con un poeta, un uomo sposato e padre di una bambina, non dando corpo alle convenzioni sociali, senza preoccuparsi troppo delle conseguenze e dello scandalo per la famiglia. Si mette contro il padre e sceglie di vivere questo amore potente, pieno di contraddizioni. Non è una semplice ribellione adolescenziale, ma la purezza di un sentimento che si spinge oltre il tempo. La prima parte del lungometraggio riecheggia le atmosfere gotiche dei film del momento per adolescenti: l’ambientazione nel cimitero; la lettura dei libri del padre di nascosto; le dichiarazioni d’amore; le fughe sotto la pioggia torrenziale; le ombre improvvise. La libertà dei sentimenti e della filosofia della vita di Percy la coinvolgono totalmente, pur imbarazzandola. La personalità di Mary Shelley è comunque troppo importante, imponente: è stata una scrittrice che ha raccontato il dolore dell’abbandono, narrando sensazioni vissute in prima persona, attraverso il personaggio che la sua creatività ha prodotto. Il giovane 'mostro' riflette la sua interiorità, i suoi pensieri e la personalità libertina del marito. C’è da sottolineare come, attraverso alcune immagini, la regista sia riuscita a prefigurare la biografia essenziale dell’autrice, così come l’attaccamento alla madre quando sta lì seduta alla sua tomba, o le piogge improvvise che le hanno portato via il primo affetto. La seconda parte risulta più interessante. E’ proprio nell’estate trascorsa con Lord Byron, il medico William Polidori e la sorellastra Claire nei pressi di Ginevra, in Svizzera, che Mary ha l'ispirazione per la stesura del suo più grande romanzo: ‘Frankenstein’. Ne esce tutta la genialità, il coraggio, la determinazione e la forza che la contraddistinguono nella lotta contro i demoni interiori e il conservatorismo. La Fanning e il giovane Douglas Booth sono credibili nel dare vita a un’attrazione che ben presto si trasforma in amore, cedendo alle ombre del tormento, superando l’eccesso. Tom Sturridge, che interpreta Lord Byron, grande amico di Percy, si fa notare per la sua esuberante personalità, descritta nel libro ‘Il vampiro’ del medico Polidori. La Mansour obiettivamente aveva un compito difficile, o meglio, quasi impossibile. Raccontare la vita di Mary Shelley senza intoppi è complicato: la narrazione è troppo concentrata sulle liti della coppia, sulla passione che va e viene, sulle inquietudini di una vita sregolata e, di conseguenza, passa poco ciò che conta: la scrittura finisce quasi in secondo piano. C’è poca letteratura e, per un’autrice che è stata tra i primi grandi esempi di fantascienza, o addirittura di fanta-horror, l’approccio storico risulta scarso. Si apprezza l’intenzione di far conoscere l’autrice britannica e il suo romanzo più noto.

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