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19 Aprile 2024

Povere creature!

di Rita Chessa
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Povere creature!

Freaks, inibizione e il rifiuto di ogni possibile costrizione sono gli ingredienti di una pellicola stupefacente, ricca di idee e dallo stile disturbante come solo Yorgos Lanthimos poteva realizzare
 
Strepitosa regia e fotografia quella di 'Poor Things' di Yorgos Lanthimos, coerente con lo stile unico del regista greco, noto per la sua capacità di mescolare l'assurdo con il profondamente umano in opere come: 'Il sacrificio del cervo sacro', 'Lobster' e 'La favorita'. Il film è un adattamento dell'omonimo romanzo di Alasdair Gray ed è descritto come una rivisitazione dell'iconica storia di Frankenstein. Il romanzo è famoso per la sua struttura narrativa innovativa e il suo umorismo nero, ma Lanthimos, noto per la sua capacità di creare atmosfere surreali e disturbanti, si rivela la firma migliore per portare sul grande schermo la storia di Gray. Il regista utilizza il proprio stile distintivo per esplorare temi come l'identità, l'autonomia e la condizione umana: elementi centrali del romanzo. Palesi contaminazioni da Francis Ford Coppola, TiPovere_creature_Loc_2.jpgm Burton e Manet, restituiscono una pellicola ‘postpostgothic’, in odor di critica all'intelligenza artificiale. Infatti, 'Poor Things' ha come protagonista Bella Baxter, una donna emancipata e anticonvenzionale, interpretata da un’eccezionale Emma Stone, il cui cervello viene sostituito da quello del suo bambino, non ancora nato dopo un tragico incidente. Un esperimento bizzarro, che dà vita a un essere che si evolve in un corpo già adulto, assetata di esperienze, priva di inibizioni. Una donna dal corpo martoriato, che rifiuta ogni costrizione proveniente dalla società e dagli uomini che incontra. Onirico e visionario, la pellicola miscela di situazioni tragicomiche e toccanti, riuscendo in ciò che Ari Aster non è stato in grado di raggiungere con 'Beau ha paura': creare ritmo senza noia, in un susseguirsi lungo e immaginifico grazie alla sceneggiatura dell’australiano Tony McNamara, alla fotografia-capolavoro di Robbie Ryan (che avevamo già apprezzato, sempre con Lanthimos, ne 'La favorita', ma anche con Ken Loach in diverse opere, tra cui 'Io, Daniel Blake', ndr), la scenografia surreale di Zsuzsa Mihalek, i costumi 'romantic-steampunk-futuristi' di Holly Waddington. Tutti insieme al regista in nomination agli Oscar (11 candidature), per un film già vincitore del Leone d’oro a Venezia e trionfante ai Golden Globe. Infine, bisogna segnalare un cast d’eccezione, con un Willem Defoe magnetico nel ruolo del dottor Godwin Baxter, medico dal volto sfigurato, che ci conduce nel dilemma: si può perdonare tutto a chi ci (ri)dà la vita, anche trasformandoci in un essere mostruoso, sia madre che figlio e, di conseguenza, avente un marito che è anche tuo padre e padre di tuo figlio? Emma_Stone.jpg 


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