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25 Settembre 2017

Il pericolo degli incendi estivi

di Vittorio Lussana
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Il pericolo degli incendi estivi

Con l’arrivo dell’estate, il primo dei grandi pericoli che ogni anno corre il nostro territorio è quello degli incendi. Appare pertanto assai opportuno richiamare sin d’ora l’attenzione nei confronti di un problema che, in Italia, ha ormai assunto la dimensione di una vera e propria ‘piaga’. Per far questo, bisogna innanzitutto ricordare che i 500 mila ettari di bosco bruciati nel nostro Paese negli ultimi quindici anni costituiscono un autentico disastro per l’equilibrio ecologico della penisola, oltre a un ingentissimo danno economico. L’azione di prevenzione e di spegnimento riesce a limitare solo parzialmente i danni di questi incendi, che ormai sono diventati il funesto rituale delle nostre estati. Il Corpo forestale dello Stato suddivide i danni in diretti e indiretti: i primi sono rappresentati dal valore della massa legnosa; i secondi, più difficilmente stimabili, sono quelli legati alla difesa idrogeologica, alla produzione di ossigeno, alla conservazione naturalistica, al richiamo turistico, alle possibilità occupazionali di numerose categorie di lavoratori. Il clima svolge un ruolo fondamentale nel creare le condizioni favorevoli allo sviluppo e alla propagazione degli incendi e, in caso di fulmini - eventi assai rari - anche nel provocarli direttamente. Un dato importante da tener presente, infatti, è il grado di umidità della vegetazione, in particolar modo di quella erbacea del sottobosco, che varia a seconda dell’andamento stagionale. Tuttavia, condizioni climatiche simili e pari coefficienti di umidità in zone diverse non producono un uguale numero di incendi. Ciò significa che sono altre le cause che favoriscono le combustioni. Tra queste possono essere annoverate l’afflusso turistico, l’abbandono delle campagne, l’attività di particolari pratiche agronomiche e della pastorizia, le vendette personali e le speculazioni. Una correlazione interessante è quella degli incendi boschivi con la circolazione delle autovetture: a un progressivo aumento degli autoveicoli circolanti e dello sviluppo viario, aumentano in modo esponenziale gli incendi boschivi e, dal rilevamento dei punti di innesco del fuoco, si evince come numerosi incendi abbiano inizio dal bordo di strade e autostrade. In base all’andamento meteorologico e climatico, ogni anno si registrano due periodi a grave rischio: l’uno, quello estivo, più marcato nelle regioni del centro-sud e in Liguria; l’altro, quello invernale, specialmente nelle zone dell’arco alpino. In genere, è l’uomo la vera causa dell’inizio di un incendio, mentre il fenomeno dell’autocombustione è assolutamente eccezionale. Negli ultimi anni, il servizio antincendi del Corpo forestale dello Stato ha iniziato alcuni studi che entrano nel merito delle cause effettive. Nello specifico, sono state indicate una serie di motivazioni ripartite in: cause dolose, o volontarie e cause colpose, o involontarie. Al primo gruppo sono da ascrivere gli incendi da cui gli autori sperano di trarne un profitto (distruzione di massa forestale per la creazione di terreni coltivabili e di pascolo a spese del bosco; bruciatura di residui agricoli quali stoppie e cespugli per la pulizia del terreno in vista della semina; incendio del bosco per trasformare un terreno rurale in area edificabile; incendio del bosco per determinare la creazione di posti di lavoro); gli incendi legati alle attività di ricostituzione e di spegnimento (impiego del fuoco per operazioni colturali nel bosco per risparmiare mano d’opera; incendio nel bosco per perseguire approvvigionamento di legna); incendi da cui gli autori non traggono un profitto concreto (risentimento contro azioni di esproprio o altre iniziative dei pubblici poteri; rancori tra privati; proteste contro restrizioni all’attività venatoria; proteste contro la creazione di aree protette e l’imposizioni di vincoli ambientali; atti vandalici). Le cause colpose o involontarie sono invece legate all’imprudenza, alla negligenza, alla disattenzione o all’ignoranza degli uomini che, involontariamente, provocano incendi o, molto più raramente, all’azione della natura. Diviene dunque buona cosa far sapere che gli incendi boschivi rappresentano un reato punibile con 10 anni di reclusione, che possono diventare addirittura 15 nel caso in cui un incendio riguardi una riserva naturale o un’area protetta. 1515 è il numero di pronto intervento del Corpo forestale dello Stato, al quale si può segnalare con tempestività la presenza di incendi boschivi e qualsiasi altri tipo di emergenza ambientale, nonché inoltrare una richiesta di soccorso. Si tratta di un servizio completamente gratuito, attivo 24 ore su 24 su tutto il nostro territorio nazionale.


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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