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25 Settembre 2017

Ogni estate è la stessa storia

di Clelia Moscariello - cmoscariello@periodicoitalianomagazine.it
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Ogni estate è la stessa storia

Come ogni anno, ci ritroviamo costretti a dover ricordare che l’azione di prevenzione e di spegnimento riesce a limitare solo parzialmente i danni degli incendi estivi, i quali sono ormai diventati un funesto rituale che si ripete regolarmente

Anche quest'anno, gli incendi estivi stanno già presentando il loro primo macabro bilancio. Proprio in questi giorni hanno avuto luogo i funerali di Giovanni Battista Panico, l’imprenditore di 52 anni ed ex consigliere comunale di Giugliano (Na), morto tragicamente lo scorso 17 luglio, dopo essere salito su una struttura adiacente a quella distrutta dalle fiamme, nel corso del disastroso incendio, probabilmente doloso, divampato attorno al Vesuvio e nell’hinterland partenopeo. Secondo una ricostruzione, Panico voleva scattare alcune foto da inviare all’assicurazione, per testimoniare i danni arrecati dalle fiamme alla propria attività. Il rogo aveva già distrutto un capannone sulla circumvallazione esterna, nei pressi di un distributore di carburante in via San Francesco a Patria. Insieme a Giovanni era salito sul tetto anche il suocero. Poi, all’improvviso, il lucernario ha ceduto e all’arrivo del 118, l’imprenditore era già deceduto a causa del forte trauma cranico subito. Sabato 22 luglio, presso la Collegiata di Santa Sofia, alle ore 11.00, sono state celebrate le esequie funebri. Il sindaco di Giugliano, Antonio Poziello, ha commentato: “Siamo tutti addolorati per la perdita di un amico. Panico è stato per anni consigliere comunale. Esprimo ai suoi cari la vicinanza mia e di tutta l'amministrazione". Giovanni Panico, aggiungiamo noi, era un imprenditore – e non un commerciante, come erroneamente riportato da quasi tutti i media - ricco di idee e dagli ideali puri: un’ottima persona. Siamo pertanto profondamente addolorati per la perdita di un caro amico. Ma quel che risulta ancor più grave, se possibile, è il fatto che ogni anno ci ritroviamo regolarmente a dover ricordare come l’azione di prevenzione e di spegnimento riesca a limitare solo parzialmente i danni di questi incendi, i quali sono diventati un funesto rituale delle nostre estati. E i danni non sono Incendio_Napoli.jpgaffatto di scarso rilievo. Il Corpo forestale dello Stato li suddivide in diretti e indiretti: i primi sono rappresentati dal valore della massa legnosa; i secondi, più difficilmente stimabili, sono quelli legati alla difesa idrogeologica, alla produzione di ossigeno, alla conservazione naturalistica, al richiamo turistico, alle possibilità occupazionali di numerose categorie di lavoratori. Indubbiamente, il clima svolge un ruolo fondamentale nel creare condizioni favorevoli allo sviluppo e alla propagazione degli incendi. Ma le vere cause che favoriscono tali combustioni, a nostro parere, sono ben altre. Nello specifico, indichiamo una serie di motivazioni ripartite in: a) cause dolose, o volontarie; b) cause colpose, o involontarie. Al primo gruppo sono da ascrivere gli incendi da cui gli autori sperano di trarre un profitto (distruzione di massa forestale per la creazione di terreni coltivabili e di pascolo a spese del bosco; bruciatura di residui agricoli quali stoppie e cespugli per la pulizia del terreno in vista della semina; incendio del bosco per trasformare un terreno rurale in area edificabile; incendio del bosco per determinare la creazione di posti di lavoro); gli incendi legati alle attività di ricostituzione e di spegnimento (impiego del fuoco per operazioni colturali nel bosco per risparmiare mano d’opera; incendio nel bosco per perseguire approvvigionamento di legna); incendi da cui gli autori non traggono un profitto concreto (risentimenti contro azioni di esproprio o altre iniziative dei pubblici poteri; rancori tra privati; proteste contro restrizioni all’attività venatoria; proteste contro la creazione di aree protette e l’imposizioni di vincoli ambientali; atti vandalici). Le cause colpose o involontarie sono, invece, legate all’imprudenza, alla negligenza, alla disattenzione o all’ignoranza degli uomini che, involontariamente, provocano incendi o, molto più raramente, all’azione della natura. Diviene dunque buona cosa far sapere che gli incendi estivi rappresentano un reato punibile con 10 anni di reclusione, che possono diventare addirittura 15 nel caso in cui riguardino una riserva naturale o un’area protetta. 1515 è il numero di pronto intervento del Corpo forestale dello Stato, al quale si può segnalare con tempestività la presenza di incendi boschivi e qualsiasi altri tipo di emergenza ambientale, nonché inoltrare una richiesta di soccorso. Si tratta di un servizio completamente gratuito, attivo 24 ore su 24 su tutto il nostro territorio nazionale.

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