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2 Luglio 2022

Antonio Corona: "Riporteremo la poesia tra la gente"

di Giuseppe Lorin
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Antonio Corona: "Riporteremo la poesia tra la gente"

La scrittura in versi come antidoto al dolore e alla solitudine: le parole come testimonianza di un momento globale decisamente complesso, che ci riporta alla nostra umanità

Durante la pandemia, la poesia è diventata un salvagente sia per gli autori, sia per i lettori. L’isolamento forzato e l’impossibilità di avere contatti con il mondo esterno, se da una parte hanno tolto molto alle semplici abitudini quotidiane, dall’altra hanno dato il modo a coloro che scrivono per vivere di dedicarsi a nuovi progetti editoriali. Il poeta Antonio Corona, di origini sarde ma residente a Torino, proprio durante il lockdown ha composto quaranta liriche, che ha poi raccolto e, in seguito, pubblicate con Albatros. Il libro ‘Ritorneremo ad essere’ è nato esattamente nel periodo di emergenza, non ancora terminato, da Covid 19 e contiene emozioni vissute e percepite: fatti veri, che hanno lasciato un segno importante nel percorso creativo dell’autore. E’ un vero e proprio viaggio, in cui il poeta Corona si mette a nudo, osserva e riflette sul tempo che sta attraversando. E’ un dialogo con la propria interiorità, il momento di incontrare la coscienza, di trovare conforto e commuoversi. La poesia si trasforma e diventa ‘virale’, emana bellezza, amore, meraviglia. E’ ciò che serve per trovare forza e sperare che la vita torni a essere, se non migliore, almeno diversa da come è stata. Abbiamo perciò incontrato Antonio Corona, per parlare del libro e della sua attività letteraria.

Antonio Corona, lei è un medico veterinario, ma anche un poeta: come si è avvicinato alla scrittura?
“Da sempre, preferisco la scrittura alle parole e considero il foglio bianco un rifugio sicuro, rispetto alle persone che ti guardano in attesa di risposte. Iniziai a ‘scribacchiare’ i primi componimenti ai tempi della scuola, per poi abbondonare l’indole poetica per periodi più o meno lunghi e, infine, riscoprirla, senza poterne più fare a meno, in questa fase della mia vita. Leggere sempre e tanto mi ha aiutato nel percorso creativo e continuo, piacevolmente convinto, in questa direzione”.

La sua nuova raccolta, ‘Ritorneremo ad essere’ edito da Albatros, è un invito al recupero della propria emotività: come è nato il progetto editoriale?
“Il progetto ‘Ritorneremo ad essere’ è un vero e proprio figlio della pandemia da Covid 19. Durante questi mesi ho sempre avuto la fortuna di esercitare la mia professione e, pertanto, di recarmi ogni giorno sul posto di lavoro. Ma durante il tragitto, il ritorno o mentre ero in attesa alle code dei supermercati, mi accorsi che era come se passeggiassi con un cesto in mano a raccogliere sensazioni, emozioni, suoni e i rumori pacati, inusuali per la mia città. Una volta a casa, attingevo da quel cesto e componevo, cercando di ricostruire in versi le sensazioni raccolte. Volevo raccontare, ma anche sognare, fantasticare e ipotizzare l’oggi e il domani. È così sono nate le quaranta liriche contenute nella silloge. L’editore ha rispettato integralmente il mio testo”.

Il libro è suddiviso in quattro parti: perché questa scelta?
“Perché schematizzare aiuta a comprendere. E, in questo momento, ce n’è particolarmente bisogno. Nella prima parte, ‘Viremìa’, ho voluto descrivere la storia di quel periodo. Le liriche si basano su fatti accaduti, sulle emozioni suscitate. Costituiscono lo zoccolo portante del libro. Si passa poi agli ‘Affetti’, dove sono raccolti gli aspetti emotivi legati alla prima Pasqua in confinamento, oppure al 25 aprile, così come alle amicizie care e a quelle tradite. La terza parte sfocia ne ‘l’Amore’, assolutamente dedicata a questo sentimento contrastato, puro e struggente. Il viaggio continua, quindi, in una maggiore forma introspettiva arrivando ‘all’Essere’. Qui, lo sguardo non è più rivolto al mondo esterno, ma alla persona immersa nel mondo stesso. Ci si analizza, ci si spoglia di ogni protezione e ci si libera, per ritrovare la vera essenza di se stessi”.

La pandemia ci ha costretti a un isolamento forzato e, per alcuni aspetti, la solitudine si è accentuata, per altri, abbiamo avuto la possibilità di capire meglio noi stessi: in lei cosa è cambiato?
“La solitudine, ma anche l’osservare i comportamenti altrui, insegna sempre qualcosa. Il mio cambiamento credo risieda proprio in una maggiore consapevolezza poetica e creativa. Auspico che le letture e l’esercizio di scrittura apportino una crescita alla mia passione poetica”.

Qual è il suo rapporto con i social media? Secondo lei sono strumenti utili alla poesia?
“Faccio parte di una generazione ‘ibrida’: nata senza social, testimone della nascita digitale e ora dipendente da essa per motivazioni lavorative, ma allo stesso tempo capace di farne a meno per quanto concerne i rapporti interpersonali. I social sono, oggi, che ci piaccia o no, uno strumento fondamentale e indispensabile: connettono persone, condividono passioni e scambiano cultura. Se tutto questo può essere utile alla poesia o meno è una domanda veramente difficile, perché la poesia è un fragile ‘nido emotivo’: genio e sregolatezza, storia che evolve. Tocca a chi la ama custodirla e proteggerla da chi vuole snaturarla, minimizzarla o ridicolizzarla. E questi sono pericoli possibili. I poeti sono i ‘custodi’, coloro che devono evitare che questi pericoli diventino dei veri e propri rischi. Fintanto che i social promuoveranno la poesia come tale, sarà comunque una conquista. Soprattutto, in un Paese come il nostro, dove editorialmente solo la narrativa trova adeguati spazi negli espositori e negli scaffali delle librerie”.

Lei è tra i componenti del gruppo ‘Poeti emozionali’: oltre a lei, chi ne fa parte e qual è la vostra 'mission'?
“Sì. Questo gruppo nasce nella notte tra l’8 e il 9 giugno 2020 da un’idea di Domenico Garofalo, che ho appoggiato e seguito fin dal primo giorno. Gli altri attuali componenti sono: Johanna Finocchiaro, Francesco Nugnes, Immacolata Rosso e Michela Zanarella. Creare, coordinare e portare avanti un gruppo poetico non è cosa facile: la forte passione che ci accomuna e grazie alla quale è stata possibile la nascita di questa ‘creatura’, ha trovato, nel gennaio di quest’anno, una nuova dimensione. Il gruppo è entrato a far parte dell’Associazione culturale ‘Vivere d’arte’ di Torino, di cui sono anche consigliere. Attualmente, siamo fieri di poterci definire un gruppo di esploratori letterari, il cui spirito propulsivo è quello di declamare sentimenti, utilizzando la forza insita nella poesia. Creiamo eventi, realizziamo declamazioni poetiche su Facebook e interviste agli autori con dirette Instagram. Appena sarà possibile riporteremo la poesia in giro per le strade, tra la gente, tra tutti coloro che hanno ancora voglia di emozionarsi”.

Se dovesse dare una definizione di emozione come si esprimerebbe?
“L’emozione è il nostro clima interiore. Quando muta ci scuote, ci fa fremere di vita e non importa se riusciremo a esteriorizzarlo o meno: contano solo le sensazioni provate. Ecco perché amo la poesia: è una delle poche ‘chiavi’ capace di agire su quel clima in modo del tutto personale”.

Da scrittore lei si considera anche un buon lettore? Qual è il libro da cui non si separerebbe mai?
“Assolutamente sì: mi piace leggere non solo poesia, ma anche romanzi di differente genere. Tuttavia, proprio per questo motivo, la domanda mi mette in grande difficoltà. In ogni caso, starei male a pensare la mia libreria senza ‘La trilogia della città di K’ di Agota Kristof; ‘Frankenstein’ di Mary Shelley; ‘Le fiabe italiane’ di Italo Calvino; la raccolta poetica di Giovanni Pascoli".

Prossimi progetti?
“Ho in cantiere due successive sillogi poetiche: una molto coraggiosa e per la quale cerco un editore altrettanto coraggioso, che affronta la tematica dell’eguaglianza e delle discriminazioni in base ai generi sessuali, il tutto in chiave poetica. La seconda, un vero e proprio ritorno alla poesia d’amore, la mia preferita, quella pura e incontaminata. Mentre per quanto concerne il gruppo dei ‘Poeti Emozionali’ si lavora in maniera assidua e continuativa per cercare di portare l’essenza della poesia tra le persone e far sì che essa viva e si sganci da pregiudizi, diventando, come all’estero, un genere letterario apprezzato, ma soprattutto letto”.Antonio_Corona.jpg

QUI SOPRA: ANTONIO CORONA DURANTE UN 'READING';

IN APERTURA: IL POETA TORINESE IN UNA 'FOTO-RITRATTO'


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