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22 Ottobre 2017

Il Mediterraneo al centro della Summer University

di Michela Zanarella - mzanarella@periodicoitalianomagazine.it
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Il Mediterraneo al centro della Summer University

A Bologna, tre giorni di dibattiti, conferenze, presentazioni di opere e lavori per un confronto continuo sulle migrazioni nel merito del complesso tema delle identità culturali

L’Emui - EuroMed University (www.emui.eu) è una realtà interuniversitaria dell’Unione europea molto particolare: ha la sede principale in Italia, presso il monastero degli Olivetani in Salento e un’altra in Spagna, a Madrid. La sua struttura innovativa, considerando che si tratta di una ‘piattaforma’ che include diverse istituzioni nell’area del Mediterraneo (l’Università del Salento; l’Università di Foggia; l’Università Complutense di Madrid; l’Università di Gerusalemme; l’Università di Rabat; l’Università del Cairo), mette al centro della formazione prima di tutto lo studente, il quale deve sentirsi completamente libero e motivato nelle sue scelte orientative. La programmazione generale, condivisa dai diversi atenei, è il punto di forza di questa rete, che mira a formare l’individuo nel rispetto delle identità, garantendo un dialogo come modello di equilibrio. Perché, quindi, il progetto ‘Summer University’ a Bologna? La ‘Dotta’, come viene soprannominata la città emiliana, ospita la più antica università del mondo occidentale, che risale al 1088. Ogni anno, essa richiama studenti da tutta Europa ed è una vera e propria ‘fucina’ della conoscenza. La scelta di Bologna ha dunque un significato che va oltre i luoghi: indica un 'ponte culturale' e sociale, spazio ideale di confronto e di crescita. Dal 25 al 29 settembre scorsi, alla Cineteca di Bologna, Emui ha realizzato una serie di incontri, patrocinati dal comune, con docenti e intellettuali, focalizzando l’attenzione proprio sul Mediterraneo: uno spazio ‘globalizzato’, che unisce Europa, Africa e Medio Oriente. “Uno scenario di scontro e incontro tra cristianesimo e islam, confine tra Nord e Sud del mondo, laboratorio per l’efficacia di ogni politica per la cooperazione”, come lo ha definito Attilio Pisanò, dell’Università del Salento, nel suo intervento: ‘Identità, flussi migratori, modelli di benessere’. Parlare di Mediterraneo significa, ovviamente, affrontare una tematica ampia e complessa, che vede nei flussi migratori una realtà sempre attuale, da monitorare costantemente. E’ proprio partendo da dati e statistiche che Antonio Ciniero, dell’Università del Salento, ha illustrato un cambiamento delle politiche migratorie, in seguito alla crescita notevole dei ‘movimenti’, in particolare di rifugiati e richiedenti asilo. L’incremento dei flussi migratori via mare ha portato i governi ad agire con forza sui controlli d’identità, intensificando la cooperazione in materia di sicurezza secondo le normative europee. La proiezione di un estratto del documentario ‘Il viaggio di Drissa’ ha permesso di ascoltare la testimonianza di un ragazzo che si è affidato al mare con la speranza di un mondo migliore. La sua esperienza toccante è comune a tanti giovani, che fuggono da guerra e disperazione. Mercoledì 27 settembre, l’incontro ‘La luce del Mediterraneo: pisano_e_ciniero.jpgPasolini e Caravaggio’ ha visto invece l’intervento di Roberto Chiesi, noto critico cinematografico e responsabile del Centro Studi-Archivio ‘Pier Paolo Pasolini’ della Cineteca di Bologna. Lo studioso ha messo a confronto due personalità diverse, ma allo stesso tempo affini: il pittore lombardo e lo scrittore friulano. Entrambi hanno avuto esistenze segnate dallo scandalo; entrambi si sono ispirati, nelle loro opere, agli ultimi, agli emarginati, agli umili; entrambi, infine, sono morti disperatamente, nel pieno della loro attività. Caravaggio frequentava il sottobosco delle osterie; Pasolini si aggirava, invece, nelle borgate romane. Due protagonisti che vivevano il mondo così come lo hanno descritto artisticamente. Sul pittore bergamasco, Pasolini scrisse, nel 1974, il saggio ‘La luce di Caravaggio’, dove l’intellettuale rivelò che tutto ciò che sapeva su Caravaggio lo doveva al professor Roberto Longhi, durante le sue lezioni di Storia dell’arte negli anni universitari a Bologna. Tra Pasolini e Caravaggio è insomma emersa una continua ricerca di salvezza all’interno della Storia, attraverso la natura e il mondo. La costante oscillazione tra luce e tenebra, dolore e miseria, fa parte di una particolare sensibilità, che sfocia in passione autentica per l’umanità. A chiudere la 'tre giorni' di lavori, l’incontro: ‘La voce delle donne nella letteratura’, in cui la docente dell’Università di Bologna, Sana Darghmouni, ha parlato di una delle autrici più conosciute nella letteratura araba contemporanea, in generale e in quella femminile: Sahar Khalifa. Attenta alle problematiche sociali e alla condizione delle donne, la scrittrice palestinese racconta non solo le tensioni del suo popolo, ma anche il complesso rapporto tra uomo e donna. ‘La svergognata: diario di una donna palestinese’ è il romanzo simbolo di una lotta per il rispetto della propria libertà di donna contro ogni forma di persecuzione. Altra intellettuale impegnata nel sociale è la scrittrice, poeta e giornalista libanese, Joumana Haddad, tradotta in diverse lingue, che scrive con le ‘unghie’, scavando e sfidando le censure e i tabù di ogni genere. La sua scrittura ha un forte richiamo al corpo, alla sensualità. E, per tali motivi, quest'intellettuale si è spesso ritrovata al centro di polemiche per la sua volontà di denunciare, attraverso la poesìa, i diritti umani violati in tutto il mondo. Significativo anche l’intervento dello scrittore e poeta bolognese, Bartolomeo Bellanova, che ha presentato l’antologia: ‘Muovi menti segnali da un mondo viandante’, edita da Terre d’Ulivi. Un progetto letterario ambizioso, che ha raccolto la voce di 46 autori provenienti da diverse parti del mondo, alcuni poeti, altri rifugiati e studenti. Il ricavato della vendita del libro viene devoluto all’associazione non profit ‘Amal for Education’, al fine di creare un ‘ponte ideale’ con i bambini siriani colpiti da cinque anni di guerra civile. “La storia umana è fatta di spostamenti”, ci ha detto a margine dell’evento Bartolomeo Bellanova, “ed è necessario non dimenticarlo”.

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NELLA FOTO: L'AUTRICE SAHAR KHALIFA

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