Due ragazze inglesi hanno attraversato l’Oceano Pacifico con una barca a remi in 165 giorni: un’impresa storica, tutta al femminile, dal Perù all’Australia
Sembrava un’impresa impossibile: due donne inglesi, Jess Rowe di 28 anni e Miriam Payne di 25, hanno attraversato il Pacifico in 165 giorni, coprendo una distanza complessiva di 6 mila 907 miglia nautiche, vale a dire: 12 mila 792 chilometri. La loro storia ha dell’incredibile: s’incontrano in vacanza alle Canarie tre anni prima della partenza e, avendo la stessa passione e idea, decidono di comprare una barca a remi, usata, di 9 metri: la 'Velocity'. L’hanno sistemata per affrontare l’Oceano Pacifico e hanno stabilito il cibo da portare a bordo: scatolette e barrette al cioccolato. Avevano calcolato 3 mila e 500 calorie al giorno. Anche i turni sono stati stabiliti scientificamente: ogni 2 ore di remata, 2 ore di riposo. La
loro 'giornata-tipo' era la seguente: sveglia alle ore 5.00 del mattino; fino alle 7.00, remata congiunta. Il mare era calmo, dunque si poteva consumare una prima colazione a base di caffè liofilizzato e qualche barretta proteica. Dalle 7.00 fino alle 13.00, una delle due ragazze remava, mentre l’altra riposava in cuccetta, stretta ma calda. Pranzo a base di scatolette di liofilizzati o di tonno. Nel frattempo registravano le coordinate 'meteo' sul Gps, controllando sempre le condizioni climatiche. Dopo pranzo e fino alle 18.00 ci si occupava della manutenzione della barca, controllando i pannelli solari e le batterie. Dalle 18.00 alle 22.00: altra 'remata' insieme, tra chiacchere, risate e cena con riso liofilizzato o zuppe varie. Dalle 22.00 alle 05.00 del mattino, di nuovo in turno alternato di 2 ore da sole, navigando solo con la bussola e il Gps quando era possibile, oppure seguendo la Luna piena quando c’era. Sono partite il 5 maggio 2025 da Callao, in Perù e sono arrivate in Australia, a Cairns, il 19 ottobre 2025: 165 giorni di traversata 'no -stop'.
Nell’oceano hanno incontrato tante sfide. Ma loro si sono dimostrate forti e determinate: sono riuscite ad affrontare il mare e il vento forte, la carenza di sonno,
la fame e, quando le batterie si scaricavano, senza la loro dotazione elettronica, affidandosi alla stabilità di galleggiamento della loro imbarcazione. Come ai tempi di Ulisse. Con la differenza che l’eroe omerico affrontò, nelle sue peripezie, il nostro Mar Mediterraneo, che tutto sommato è una 'pozzanghera' rispetto all’immenso Oceano Pacifico. Questa grande sfida è stata affrontata sia per realizzare un sogno e mettersi alla prova, sia per raccogliere fondi in favore dell’Outward Bound Trust: un ente britannico di beneficenza educativa, che utilizza l'avventura e le sfide all'aperto per aiutare i giovani a sviluppare fiducia in se stessi, resilienza e competenze per la vita attraverso l’avventura. Completata l’impresa, Miriam Payne ha dichiarato: “Abbiamo imparato che il mare insegna umiltà, ti toglie il controllo e ti obbliga a fidarti del ritmo che impone lui”. L’altra ragazza, Jess Rowe, ha invece sottolineato: “Ogni giorno sembrava identico al precendente, ma ogni giorno era una piccola vittoria. Due ore alla volta e ce l’abbiamo fatta”.
Si tratta, in effetti, di un’impresa storica, perchè le ue ragazze britanniche sono il primo equipaggio tutto al femminile che è riuscito ad attraversare il Pacifico dal Perù all’Australia.
