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8 Dicembre 2021

Topolino: la storia del numero 1 pubblicato in Spagna

di Francesca Buffo
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Topolino: la storia del numero 1 pubblicato in Spagna

Questa settimana, in Italia, esce il numero tremila di Topolino. Naturalmente, tra fan e collezionisti le copie sono andate letteralmente a ruba. Sono in molti a ripercorrere, con aneddoti diversi, la storia di questa testata storica (64 anni di pubblicazioni), che continua ad appassionare grandi e piccini. 
Ce n'è una, però, che conoscono in pochissimi: quella di come fu pubblicato il numero 1 dell'edizione spagnola. È un racconto che racchiude in sè molti insegnamenti. In primis, l'idea di una certa imprenditoria italiana (ormai del secolo scorso) che nasceva non solo dalla disponibilità economica, ma soprattutto dall'entusiasmo e dalla capacità di inventare soluzioni per 'salvare' la propria azienda di fronte a difficoltà e imprevisti. 
Il protagonista della storia è un editore, allora molto giovane, e l'accaduto risale alla fine degli anni '70. Fu un'avventura editoriale di pochi anni, ma colui che in seguito è stato il mio editore per quindici anni, me la raccontava come fosse accaduta ieri. In quegli anni, aveva acquistato i diritti per la pubblicazione di Topolino e dell'Intrepido in Spagna. Si era trasferito e aveva iniziato a lavorare al primo numero. Tutto era stato organizzato alla perfezione: la pubblicità e il gadget da allegare al fumetto. La carta per stampare stava arrivando dal Belgio, ma lungo il percorso il camion che la trasportava incontrò un temporale coi 'fiocchi'. La carta risultò inservibile. Si dovette così acquistarla, a un prezzo meno conveniente, direttamente in Spagna. Intanto però, tutta la programmazione della stampa e dell'inserimento dei gadget era completamente saltata. L'azienda che doveva occuparsene non avrebbe mai potuto fare in tempo con il personale di cui disponeva. Sì, ma dove si potevano trovare così tante persone? Non si trattava di personale specializzato, ma date le poche ore a disposizione, occorrevano almeno cento individui. La risposta è tutta un programma: una caserma. Fu infatti contattato un battaglione militare spagnolo e si chiese loro l'intervento straordinario di tutti gli uomini possibili, delle loro famiglie e dei loro amici. Le cento persone furono presto trovate. Naturalmente, il lavoro doveva esser fatto in meno di una giornata (i camion per la distribuzione dovevano partire la sera stessa). A questo punto del racconto, il mio editore inseriva una regola fondamentale dell'imprenditoria: "Quando sei in emergenza devi mettere sul tavolo i soldi”. Infatti, rendendosi conto che il problema era il tempo e che le persone (alle quali era stato già promesso un compenso) andavano incentivate, l'editore divise le persone in gruppi, fece tracciare a una certa altezza una linea lungo le pareti dello stabilimento dove si stavano 'cellophanando' i fumetti con il gadget e dichiarò che, per ogni gruppo che riempiva una parete con i fumetti incolonnati gli uni su gli altri, ci sarebbe stato un premio supplementare in danaro. Così, quella fabbrica di braccia e gambe lavorò tutto il giorno e. alla sera. i camion riuscirono a partire. L'indomani mattina, stremati dalla fatica e dallo stress, il mio editore e il suo socio erano in ufficio: la distribuzione era iniziata. E loro erano lì a domandarsi se tutta quella fatica avrebbe dato i risultati sperati, se l'investimento economico avrebbe dato i suoi frutti… Fu allora che suonarono alla porta. Andarono ad aprire e trovarono all'ingresso un bambino di circa 7 anni, tutto impolverato, con la sua biciclettina sgangherata, che chiedeva una copia di Topolino. 
Ancora dopo tanti anni, nel raccontarlo, a Paolo Bellavista si inumidivano gli occhi di lacrime: "Era fatta! Ci siamo abbracciati e abbiamo pianto di gioia”.
E non ditemi che non è una storia bellissima!


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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