Il recente attacco contro Giorgia Meloni da parte del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dimostrato plasticamente che affidarsi all'uomo forte ci espone a rischi imprevedibili e a 'politicanti' avvolti nel proprio ego

L’idea che si potesse fare dell’Italia il 'Paese-ponte' nei rapporti diplomatici tra Stati Uniti e Unione europea era una pia illusione. Un’a suggestione andata presto in frantumi. E quando un’intera strategia va in frantumi, ciò che resta non è la delusione, ma una sensazione di vuoto. L'uomo su cui molti avevano riversato la loro fiducia, ovvero il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, non è un visionario, né un salvatore: è solo un 'politicante' avvolto nel proprio ego, alimentato da una continua ricerca di visibilità mediatica, sostenuto da un'autoreferenzialità incessante. Tutte caratteristiche provenienti dal marketing. Ogni vanto, ogni promessa, ogni esibizione di spavalderia è crollata nell'istante esatto in cui la realtà è entrata nella stanza: ciò che ispirava fiducia è diventata arroganza; quel che sembrava forza era, in realtà, insicurezza; quella che sembrava una leadership si è trasformata in finzione, accuratamente commercializzata tramite, appunto, le tipiche modalità di comunicazione del mercato, che vuole sempre obbligarti ad acquistare qualcosa.
Quella di Donald Trump è un’idea antica di capitalismo, basata su un’asta immaginaria condotta da un banditore che tende a 'gonfiare' il prezzo dell’acquisto. Non c’è un minimo di analisi umanista o sociologica nel modello 'trumpiano', ma solo una 'mano invisibile' che dovrebbe riequilibrare l’incontro tra domanda e offerta. Un’idea ottocentesca, rigettata da tempo persino dai capitalisti. Come Henry Ford, per esempio, il quale sapeva benissimo che non poteva fabbricare automobili che i suoi operai non erano in grado di acquistare. Una visione limitata alla microeconomia spicciola, interamente basata sul ricatto, in cui tutto ha un prezzo, anche il talento, l’intelligenza o le singole capacità artistiche di una persona. Gratta gratta, sotto la superficie non vi è alcuna brillantezza nascosta, nessuna strategia, nessun genio incompreso, ma solamente una figura impulsiva e narcisista che cammina 'a tentoni' nel buio inciampando tra un fallimento e l'altro, nel disperato tentativo di annegare la propria incompetenza in un torrente di 'spacconate'.
Alla fine, l'immagine dell’uomo forte tracolla esattamente in ciò che essa è sempre stata: la maschera di un 'teatrino' da quattro soldi; una performance 'pacchiana'; una caricatura 'petroliniana' come quella del 'Nerone'. Un venditore che smercia un'immagine che non è mai riuscito a incarnare. E la parte più dura di tutto questo non è assistere al declino di un uomo alla deriva, ma rendersi conto di quanto a lungo lo si sia applaudito e difeso, scambiando ogni banalità per sostanza politica o diplomatica.
