Il mensile di informazione e approfondimento che
intende riunire culturalmente il nostro Paese nel pieno rispetto di tutte le sue tradizioni, vocazioni e ispirazioni ideologiche e politiche.
diretto da Vittorio Lussana
Area Riservata
7 Aprile 2020

L’irriducibilismo ‘plebeo’ del Popolo delle Libertà

di Vittorio Lussana
Condividi
L’irriducibilismo ‘plebeo’ del Popolo delle Libertà

Il Pdl rifiuta ogni tipo di self analysis e di consultazione interna che possa rinnovare immagine e idee, forma e sostanza del Partito, al fine di renderlo più modernamente compatibile con le altre concezioni europee del conservatorismo politico

I conservatori di casa nostra sono veramente bislacchi: difendono il libero mercato a ‘briglie sciolte’, ma sulle questioni etiche dei diritti civili rimangono assolutamente ingessati. A mio parere, è corretto rilevare come il centrodestra italiano sia molto condizionato da un incoerente confessionalismo religioso, rendendolo sostanzialmente reazionario. Quest’ultimo termine, purtroppo, risulta piuttosto abusato da vetuste ideologie ‘pseudosocialiste’, proprio oggi che tornerebbe assai utile come strumento di confronto. L’immobilismo sociale dei conservatori italiani, in una chiave puramente tecnica si può dunque definire ‘utilitarismo opportunistico’, ovvero un individualismo ‘statico’, portato all’eccesso, una grettezza egoistica da materialismo ‘alla rovescia’. È una deriva particolarmente grave, sintomo di un forte impoverimento culturale, soprattutto se paragonato al conservatorismo del premier inglese David Cameron, favorevole ai matrimoni gay. In tema di diritti civili, i conservatori europei generalmente si pongono con un atteggiamento di apertura, distinguendosi dai democristiani, eticamente conservatori. E questa è la ragione sostanziale per la quale questi ultimi sono diffusi nei Paesi a  maggioranza cattolica e assai meno in quelli protestanti, in cui i conservatori, assieme ai Partiti di ispirazione liberale, da tempo si dichiarano favorevoli a una società ‘aperta’. In ogni caso, quel che veramente appare sconcertante è la cattivissima abitudine del Pdl a manipolare la realtà per via della tendenza a una scarsa accettazione di essa: i suoi militanti ce l’hanno a morte con Casini e Fini, oggi spostatisi su frontiere centriste, per il solo fatto di non aver voluto accettare il rigido aziendalismo classista che ha portato Silvio Berlusconi a ‘rompere’, praticamente, con tutti o quasi i suoi alleati e interlocutori. Persino la Lega Nord ha accarezzato a lungo, nel corso dell’ultimo anno, l’idea di correre da sola alle consultazioni politiche previste per il prossimo 24 e 25 febbraio. Siamo palesemente di fronte a una falange di ‘abbarbicati’ a una leadership personalistica, che rifiuta ogni tipo di self analysis, nessun ricambio autenticamente democratico di comando, nessuna rielaborazione di contenuto, nessun tipo di consultazione interna tesa a rinnovare immagine e idee, forma e sostanza del Partito. Vi è poi la grande contraddizione del cosiddetto ‘europeismo nazionalista’: una vera e propria crisi d’identità interna, che nell’attuale Pdl mescola umori eirrequietezze semifascistoidi di svariato genere e tipo. Quest’ultimo dato risulta quello più evidente: una disabitudine alla società globalizzata e nei confronti di ogni forma di strutturazione sovranazionale, le sole in grado di reggere veramente l’impatto delle pesanti crisi economiche del capitalismo finanziario moderno. La questione verte attorno a una concezione ‘sacrale’ della società, a una sorta di fastidio ‘inegualitario’: solo chi ha i mezzi può esercitare i propri diritti. In sostanza, una deriva da vecchia destra storica, quasi una concezione della società basata sul ‘censo’, un dato palesemente ‘antistorico’. Ma tutto si supera, tutto si contiene, tutto risulta giustificato nel Pdl: un marasma uguale e contrario al ‘manicomio no global’, piuttosto che a un normalissimo Partito liberal all’inglese. Si tratta, forse, degli ultimi strascichi di irriducibilismo plebeo? Lo speriamo vivamente: il Paese ha estremo bisogno di voltare pagina su molti fronti. Dunque, non si vede perché non cominciare a farlo, una volta tanto, sconfiggendo questa destra al fine di rinnovarla in uomini e contenuti, per rendere il Popolo delle Libertà più modernamente compatibile con le altre accezioni e concezioni europee del conservatorismo politico.


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
Registrata presso il Registro Stampa del Tribunale di Milano, n. 345, il 9.06.2010.
EDITORE: Compact edizioni divisione di Phoenix associazione culturale