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23 Ottobre 2019

Abu Mazen incontra il Papa e apre l'Ambasciata della Palestina presso la Santa Sede

di Fabrizio Federici
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Abu Mazen incontra il Papa e apre l'Ambasciata della Palestina presso la Santa Sede

La città del Vaticano coraggiosamente riconosce, 'de jure' e 'de facto’, lo Stato arabo palestinese: e Roma? Cos’ha intenzione di fare? Intende uscire dalle ambiguità, al fine di affrontare direttamente la spinosa questione israelo-palestinese, oppure continuerà a far finta di niente?

In udienza privata, Papa Francesco ha oggi incontrato, in Vaticano, il presidente palestinese, Mahmoud Abbas, detto Abu Mazen. Il pontefice e Abbas si erano già incontrati altre 3 volte, in territorio vaticano: la prima, nell’ottobre 2013; in seguito, durante l’incontro di preghiera per la pace insieme all’allora presidente israeliano, Shimon Peres e al Patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo (giugno 2014); in seguito, nel maggio del 2015. Abu Mazen e Papa Francesco si erano di nuovo visti in Cisgiordania, durante la visita del Santo Padre ai luoghi santi del 2014. Ma quello di oggi, 14 gennaio 2017, è stato un appuntamento particolare, importante, di grande significato. Infatti, subito dopo l’incontro col pontefice, lo stesso Abu Mazen ha inaugurato ufficialmente l’Ambasciata palestinese presso la Santa Sede, in via di Porta Angelica a Roma, dopo che, esattamente un anno fa, è entrato in vigore l’accordo diplomatico bilaterale tra la Santa Sede e la Palestina, stipulato nell’estate 2015.
In una via di Porta Angelica blindata dalle forze dell’ordine, con una discreta folla accalcata intorno alle transenne davanti alla sede dell’ambasciata, in una giornata appena temperata dal sole di gennaio, il presidente Abu Mazen è finalmente arrivato, ricevuto innanzi all’entrata anche da addetti del corpo diplomatico italiano. Dopo il riconoscimento ufficiale da parte del Vaticano, che ora prenderà il via anche sul piano pratico e operativo dopo gli essenziali riconoscimenti già fatti dall’Onu e da più di 100 Stati in tutto il mondo, Europa compresa, il presidente della Palestina ha dichiarato: “Spero che anche gli altri Stati prenderanno esempio dalla Città del Vaticano, riconoscendo diplomaticamente lo Stato della Palestina. Abbiamo saputo”, ha inoltre aggiunto Abu Mazen, “della decisione di Trump (ormai prossimo a insediarsi nella sua carica di presidente degli Stati Uniti d’America, ndr) di trasferire l’ambasciata degli Usa a Gerusalemme. Aspettiamo di vedere se questo avverrà realmente, ma certamente, si tratta di una scelta che non aiuterà la pace”.
Dopo un rapidissimo incontro con la stampa, Abu Mazen è salito a inaugurare l’ambasciata, affacciandosi al balcone dov’era stata ‘spiegata’ la bandiera bianca, rossa, verde e nera dell’Autorità nazionale palestinese. Il presidente è poi ripartito di corsa, in vista dell’apertura, domani a Parigi, della Conferenza internazionale sul Medio Oriente, fortemente voluta dalla Francia di Hollande. ”Per essere precisi”, hanno spiegato i diplomatici palestinesi, “tra i Paesi europei, l’unica nazione ad aver pienamente riconosciuto, ‘de jure e de facto’, anche sul piano operativo, lo Stato della Palestina (con l’autorizzazione all’apertura di ambasciate, consolati e altri uffici istituzionali, ndr) è stata la Svezia. In tutti gli altri, Francia, Gran Bretagna e Italia comprese, ci sono state, sino a ora, solo votazioni dei parlamenti nazionali che invitano i propri Governi a procedere al riconoscimento diplomatico”. In effetti, la duplice votazione del nostro parlamento, avvenuta nel febbraio 2015, come molti ricorderanno ha rappresentato il classico esempio di ‘pasticciata’ ambiguità diplomatica ‘all’italiana’: prima si è riconosciuto in pieno lo Stato di Palestina e, un quarto d’ora dopo, si è deciso di subordinare tale riconoscimento alla ripresa dei negoziati di pace israelo-palestinesi, incagliati da anni. Il nuovo Governo chiarirà quest’ambiguità a dir poco imbarazzante o, in tipico stile ‘nostrano’, preferirà fare finta di niente, rimandando ogni decisione all’esecutivo che nascerà dopo le prossime elezioni?

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