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19 Ottobre 2019

Amsterdam: i quartieri dell’eros pronti a cambiare ‘pelle’

di Gaetano Massimo Macrì
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Amsterdam: i quartieri dell’eros pronti a cambiare ‘pelle’

Il Paese dei mulini a vento rivede il modello di legalizzazione della prostituzione. Si punta alla soluzione ‘scandinava’ del problema. Soldi, affari e criminalità rischiano di minare le fondamenta dello spirito di tolleranza che da sempre caratterizza la ‘Venezia del Nord’, ma la città ‘non’ abbandona le prostitute.

La prostituzione in Olanda è legale e regolamentata: le lavoratrici del sesso pagano regolarmente le tasse e 'il comparto' costituisce un'attività di grande impatto economico con un fatturato ragguardevole che contribuisce attivamente all'economia del Paese. Tutto ciò in barba a qualsiasi giudizio morale, poiché anche nell’opinione pubblica più conservatrice, ha prevalso l’idea che è meglio regolamentare quel ‘male necessario’. Così, ecco spalancarsi alle prostitute le porte della previdenza sociale, dell’associazionismo privato e di quello sindacale. Marchiamo subito un punto: per chi non lo sapesse, il codice penale olandese regolamenta il mestiere più antico del mondo allo scopo evitare lo sfruttamento sessuale e il traffico della criminalità organizzata. ‘Costringendolo’ in alcune zone e a determinate condizioni, ne ha vietato categoricamente le sue forme coatte. Chi vuole prostituirsi, deve sentirsi ‘libero’ di farlo e in piena sicurezza, per sé e per il cliente.Se il mercato del sesso è, senza ipocrisie, una parte inevitabile della società, è preferibile ‘accettarlo’, ma circoscrivendolo, onde evitare pericoli maggiori. Grazie a questo modello ‘tollerante’ ma severo allo stesso tempo (lo sfruttamento della prostituzione è punito con 12 anni di reclusione) l’Olanda, indubbiamente, ha incrementato un turismo ‘sessuale’ che altrimenti non avrebbe avuto. Diciamocelo: quanti stranieri si recano nel paese dei tulipani per la suggestività dei paesaggi, le bucoliche fattorie e i mulini a vento? O quanti per la bellezza dei palazzi reali e i quadri di Van Gogh? Per non parlare poi dello spinello ‘libero’, ma questa è un’altra storia.In questo stato di democrazia liberista, tuttavia, qualcosa sta cambiando. Soprattutto la valutazione dei rischi a cui si espone Amsterdam rispetto ad altre capitali europee. A parte i turisti-clienti che attira (gli olandesi non sono infatti frequentatori assidui dei quartieri a luci rosse) la città è, infatti, una meta che attrae inevitabilmente un giro di prostituzione proveniente prevalentemente dall’Africa e dall’Est Europa, ‘gestite’ da vere e proprie organizzazioni che fanno capo alla malavita internazionale coinvolte nel riciclaggio di denaro. Nonostante il livello di guardia sia alto, in Olanda questo sta diventando un problema difficile da arginare. Di fronte a questi rischi, si è rimesso in moto lo spirito pragmatico con cui si era legalizzata l’attività delle prostitute. Il sindaco di Amsterdam, Job Cohen, a deciso di ‘bonificare’ il ‘Redlight district Zeedijk’, l’antico quartiere ‘a luci rosse’ della città.Ma al di là della questione ‘sicurezza’, c’è chi fa notare che gli interessi in gioco sono altri. La società immobiliare impegnata nell’operazione di ‘ristrutturazione’ della zona, la NV Stadsgoed, dovrà edificare alberghi, residenze di lusso e show room. Già molte ‘vetrine’ sono state modificate, sostituendo i manichini ‘umani’ con quelli finti, per vendere abbigliamento. Si tratta di una trasformazione in senso economico con cui si spera di poter ottenere alti e ‘altri’ introiti per le casse comunali. Siamo di fronte a una vera e propria operazione di marketing, come testimonia anche il cambio di nome del ‘Wallen’, il più famoso quartiere a luci rosse della città che ora viene definito “Red Light Fashion”. Il progetto del sindaco piace e sta facendo breccia tra i cittadini che, orgogliosi, vanno in giro con le magliette recanti il nome del progetto “I Amsterdam” stampato sul petto.Un progetto lucroso, secondo le stime del comune.  Gli introiti derivanti dalla ‘riconversione’ ammonterebbero a 15 milioni di euro (25 secondo fonti ufficiose). In fondo buona parte dei soldi del mercato della prostituzione legale rimaneva alle giovani ‘imprenditrici’. In quest’altro modo, invece, si punta a un diverso tipo di turismo, meno mordi e fuggi, più di sostanza. Una soluzione che ridurrebbe la ‘patata bollente’ per anni ‘sopportata’ e per di più adesso mal gestita a causa di un traffico di esseri umani sempre più incontrollabile (quello che, oltretutto, non paga le tasse). Solo per cercare di controllare e arginare il businnes del crimine, l’amministrazione ha stanziato 15 milioni di euro. Fatti i conti, il sindaco Cohen non poteva non offrire ai suoi concittadini che la ‘depurazione’ dei quartieri dell’eros. Cosa ne sarà delle professioniste dell’eros? L’operazione ‘I Amsterdam’ ha pensato anche a quello. Il comune ha acquistato direttamente dal magnate dell’industria del sesso Charles Geert una serie di edifici in cui riposizionarle. Quindi, non è vero, come raccontano i giornali, che si è deciso di eliminarle del tutto. Certo è, comunque, che il modello scandinavo rivisto, per lo meno in certi suoi aspetti. Perché oggi 8 ragazze su 10, in vetrina, non sono olandesi e sono in mano alla criminalità organizzata. Un tempo erano solo olandesi, sicure ed emancipate. Oggi, invece, sono schiave che parlano poco o per nulla inglese (figuriamoci la lingua locale) e il turn-over umano è impressionante. Di fronte a questo quadro critico l’Olanda sta cambiando. Tanto che c’è chi cominia a pensare, nel Paese, che il modello svedese,‘duro’, che prevede una forte repressione del cliente, forse sarebbe meglio. Non si puniscono le ragazze, ma solo chi le adesca. In Europa è in assoluto il modello più forte, per l’impatto che ha sul fenomeno. Staremo a vedere come si evolverà la situazione. La questione della prostituzione non si presta a soluzioni facili e mette i governi dell’Unione a dura prova. Sarebbe bene che la Ue si dotasse di una legislazione comunitaria in materia, ma come in altre questioni, modelli culturali così diversi tra loro determinano differenti logiche. 


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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