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17 Aprile 2021

Ayad Alhindi: "Papa Francesco in Iraq per la fratellanza tra i popoli"

di Stefania Catallo
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Ayad Alhindi: "Papa Francesco in Iraq per la fratellanza tra i popoli"

Il pontefice è partito da Roma alla volta del Paese mediorientale per creare un ponte interreligioso che possa garantire la pace, l’accordo tra le varie anime religiose e favorire il ritorno dei cristiani allontanati dal Daesh

“Il Santo Padre ha portato in Iraq l'arma più potente al mondo: la pace”. E’ quanto ha dichiarato Ayad Alhindi, presidente dell'associazione ‘Amicizia Iraq-Italia’, che da anni si occupa di diffondere la cultura della Porta d'Oriente nel nostro Paese. La visita di Papa Francesco – prima volta di un pontefice in Iraq – è fortemente simbolica del processo di pacificazione e attenzione da parte del mondo cattolico. Domani, il Papa incontrerà il grande Ayatollah Al-Sistani a Najaf, la città sacra dei musulmani sciiti. L'Iraq ha infatti la maggioranza della popolazione di religione islamica sciita, a differenza degli altri Paesi mediorientali.
 
Ayad Alhindi, quali saranno a suo parere le tappe più importanti di questo viaggio?
“Anzitutto, la visita alla città di Ur, che diede i natali ad Abramo, venerato da entrambe le religioni, cristiana e musulmana e ricordato nella 14esima ‘sura’ del Corano. Qui avverrà un momento di preghiera collettiva con i rappresentanti delle varie religioni attive in Iraq: cristiani, musulmani sciiti e sunniti, yazidi e sabei. Il Santo Padre intende creare, infatti, un ponte interreligioso tra culture diverse. Inoltre, la visita all'Ayatollah Ali Sistani, capo spirituale degli sciiti in Iraq, è sicuramente il momento fondamentale di questo viaggio”.

Ayad_Alhindi.jpgQuali aspettative nutrite riguardo a questo incontro?
“L'Ayatollah Ali Sistani è persona estremamente riservata ed è rarissimo che accetti di ricevere qualcuno. Nel caso di Papa Francesco ha deciso di partecipare a un incontro, nel quale si spera che voglia anche lui firmare il ‘Documento per la fratellanza’, elaborato dal pontefice e già siglato dal capo spirituale dei Sunniti, Sheikh Ahmed al-Tayeb, due anni fa. Si tratterebbe di un momento storico nella costruzione di una fratellanza interreligiosa”.

Cosa rappresenta questo viaggio per la popolazione irachena?
“Vi rispondo con le parole del leader sciita Sayyed Jawad Al-Khoei: ‘La visita di Papa Francesco in Iraq non è solo per i cristiani, ma per tutti coloro che ovunque lavorano per la pace’. Ricevere una visita del Santo Padre significa moltissimo per la popolazione, prima martoriata dalle guerre e poi dalle incursioni del Daesh. Significa non sentirsi soli e poter confidare nella vicinanza del capo della Chiesa cattolica”.

Il pontefice resterà in Iraq sino all’8 marzo, a poche settimane dall'ultimo attentato perpetrato attraverso un'autobomba fatta esplodere nel centro di Baghdad, provocando oltre 30 morti. Il Paese mesopotamico sta inoltre attraversando una lunga crisi economica, iniziata già durante la permanenza delle truppe statunitensi e acuitasi con la presenza dell'Is, che ne aveva invaso alcune zone, fino alla pandemia da Covid 19.
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