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23 Ottobre 2019

Ivan Scalfarotto: “Sbagliato isolare l’oriente asiatico”

di Carla De Leo – cdeleo@periodicoitalianomagazine.it
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Alle prese con una serie di riforme significative, il Pakistan sta vivendo un’interessante fase di crescita, ma la sua posizione geografica e l’abbondanza di risorse naturali lo rendono un ‘ponte’ ideale verso i mercati orientali

Ivan_Scalfarotto.jpgIl Pakistan, negli ultimi anni, ha dimostrato di essere un partner molto risoluto contro la minaccia terrosristica interna. Ma c’è spazio anche per parlare di commercio e del tentativo di intensificare i già buoni rapporti dell’Italia con un Paese che può considerarsi la vera ‘porta d’ingresso’ del continente asiatico. Il nostro Paese, infatti, è il terzo partner commerciale del Pakistan, dopo Germania e Inghilterra. Ma ci sono le condizioni per fare meglio. È quanto emerso nei giorni scorsi a Roma, in occasione della giornata ‘Pakistan Trade and Investment Forum’, interamente dedicata all’analisi di un Paese in cui iniziano a germogliare interessanti e positivi segnali di apertura, rifiutando la passiva accettazione dell’oscurantismo sociale, etico e culturale dilagante. I primi, seppur ancora timidi, passi di reazione sono visibili nella serie di riforme in atto, che affrontano temi importanti: dalla lotta contro il terrorismo al contrasto alla corruzione, fino alla garanzia di tutela dei diritti umani e della sicurezza. Tra gli obiettivi del Governo pakistano, anche la sfida energetica ed economica: la crescita del +4% dello scorso anno, congiuntamente alla incredibile densità di popolazione (circa 200 milioni di abitanti) e al considerevole aumento della sua classe media (quinto Paese al mondo con 60 mila persone) – cioè di una larga fetta di popolazione propensa al consumo e all’acquisto di nuovi prodotti – creano condizioni di opportunità che vanno sapute gestire e realizzare. La cronica ‘fame’ energetica, la mancanza di infrastrutture, macchinari, tecnologie e competenze per la lavorazione delle abbondanti materie prime di cui il Pakistan dispone (marmo, ceramica e cotone in primis) evidenziano come questo percorso di crescita debba essere accompagnato. Ne abbiamo parlato con il Viceministro dello Sviluppo economico, Ivan Scalfarotto.    

Viceministro Scalfarotto, l’Italia è tra i principali Paesi impegnati nella lotta contro il terrorismo: una partnership economica con un Paese come il Pakistan non interferisce con gli altri obiettivi?
“Ricordo che in Pakistan sono in atto una serie di riforme e di sforzi significativi e importanti sulla sicurezza interna. Per quanto riguarda la richiesta di collaborazione con l’Italia, che simbolicamente rappresenta il mondo occidentale, ho una mia personale visione legata all’idea che l’apertura di quei Paesi che devono ancora percorrere una strada per il raggiungimento della propria maturità sotto il profilo dei diritti umani, sia sempre e comunque un ottimo ‘segnale’. Perché l’apertura è sempre meglio della chiusura: quando il nostro mondo, portatore dei valori di democrazia e di piena uguaglianza tra le persone, entra in contatto con mondi dove questo percorso non è ancora completo, ciò offre sempre uno spiraglio positivo. Anche perché, l’alternativa sarebbe invece quella di abbandonarli verso una chiusura che certamente non favorisce la loro crescita. Mi sorprendo, infatti, quando qualcuno si ‘scandalizza’ nel momento in cui i Governi occidentali costruiscono operazioni di commercio o di ‘business’ con Paesi come il Pakistan. Non c’è nulla di ‘malato’: ogni qual volta si costruisce uno scambio, questo diventa occasione di apertura e quindi di dialogo, di possibilità di ‘contaminare’ e sostenere quei cammini acerbi di democrazia e di piena conquista dei diritti civili. Il contributo che possiamo dare, da un punto di vista realistico, è quello di esserci. Che è sempre meglio del ‘non esserci’. Quando i Paesi si chiudono e rifiutano il contatto, la situazione diventa più difficile. Perciò, chi governa deve avere la possibilità di comprendere che anche realtà ‘imperfette’ o meno ‘mature’ della nostra vengono facilitate se si mantengono in contatto, piuttosto che lasciate in una condizione di isolamento. L’isolamento non aiuta, soprattutto chi, all’interno di quel contesto, cerca di migliorare la propria condizione”.


Ma perché le nostre imprese dovrebbero investire in Pakistan?
“Il Pakistan è un partner strategico. Un Paese amico con cui l’Italia ha avuto sempre relazioni diplomatiche molto intense, sin da quando è stato riconosciuto come Stato. Con loro abbiamo una partnership economica importante, che può diventare ancora più forte. Soprattutto, grazie ad alcune complementarietà: il Pakistan è un Paese ricco di materie prime, che dunque produce molto, ma che ha problemi legati alla trasformazione di ciò che produce, in molti settori. Inoltre, è un Paese in grande crescita, dove si sta creando molto velocemente una grossa classe media. Ciò significa che bisogni, tecnologie e consumi si stanno manifestando. E l’Italia può trovare in Pakistan il luogo ideale con cui interagire e aggiungere valore: è il Pakistan stesso che sta manifestando un grande interesse nei nostri confronti”.

In che modo il nostro Governo intende portare avanti questo desiderio di collaborazione con l’Italia manifestato dal Governo di Islamabad?
“Durante i recenti lavori della giornata ‘Pakistan Trade and Investment Forum’ sono state esposte potenzialità e settori in cui poter intervenire con le nostre eccellenze e competenze. Sono state evidenziate le peculiarità del Paese e come le nostre aziende possono essere interessate in questa partnership economica. Rimane ovvio, adesso, che il Governo dovrà valutare sul campo le effettive possibilità d’investimento. Ecco il motivo principale della recente visita del nostro ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni. E io stesso, tra settembre e ottobre, porterò in visita una missione di imprenditori”.

Investire in Pakistan permetterebbe all’Italia di gettare le basi per la creazione di un ‘corridoio’ di penetrazione verso i mercati orientali?
“La posizione geografica del Pakistan è interessantissima: uno ‘snodo’ tra il sud-est asiatico, il continente indiano e l’Europa, ponendosi in maniera ideale su questa direttrice. Ma l’aspetto che resta più importante è certamente quello demografico: il Pakistan è un Paese enorme, costituito prevalentemente da una popolazione molto giovane. Quindi, si tratta di un Paese in crescita, con nuovi e crescenti  bisogni”.

Quali sono le imprese che potrebbero essere particolarmente interessate da questo più stretto rapporto tra Roma e Islamabad?
“I bisogni spaziano dalla richiesta di automobili alla tecnologia, senza dimenticare che il settore energetico occupa un posto di rilievo: oggi il Pakistan ha un problema di fornitura elettrica e il suo fabbisogno non è colmato fino in fondo. Occorre, perciò, la creazione di infrastrutture idonee, che permettano loro di diventare autonomi anche da questo punto di vista. La cosa non è affatto banale: se non hai una fornitura di elettricità continuativa, non puoi pensare di diventare un Paese che sviluppa la propria economia e la propria industria”.


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